Attenzione, attenzione: l'allarme i pompieri l'hanno in casa

Rimane alta, altissima, l’attenzione sulla futura caserma dei pompieri di Bellinzona. Il tema è destinato a tenere banco nelle prossime settimane. Tanto più che - come abbiamo riferito sull’edizione del 23 maggio - non è affatto escluso che venga lanciato il referendum non appena il Consiglio comunale si sarà espresso (con ogni probabilità dopo le ferie estive) sul credito di quasi 15 milioni di franchi per l’acquisizione del sedime dell’ex LATI di Sant’Antonino, l’ubicazione scelta dal Municipio per realizzare un’infrastruttura di cui si parla oramai da decenni.
Una soluzione che divide tuttavia sia gli stessi vigili del fuoco (tant’è che numerosi volontari non hanno nascosto il loro scetticismo) sia la stessa politica. In ogni partito vi sono esponenti che non vedono di buon occhio l’opzione fuori dai confini cittadini, auspicando per contro l’alternativa all’ex Birreria di Carasso. Dapprima presa in considerazione dall’Esecutivo turrito ed infine scartata per motivi principalmente finanziari.
Gli accessi ed il traffico
Da più parti si chiede una valutazione strutturata delle varianti, eventualmente non escludendone altre, come ad esempio la zona industriale di Castione o - ma questa è decisamente più difficile da concretizzare, considerando che i contenuti sono pressoché definiti, e sono di tutt’altro tenore - il quartiere che sorgerà al posto delle Officine FFS. In primo luogo si auspica che da parte di Palazzo Civico venga fatta un’analisi dettagliata sui preventivi di costo delle varie opzioni. Ricordiamo che la Città non intende spendere più di una quarantina di milioni per la moderna caserma che andrebbe a sostituire quella in esercizio dal 1976 in via Mirasole, a due passi dal Bagno pubblico cittadino. Secondariamente alcuni consiglieri comunali si aspettano degli esempi (in merito alla volumetria del progetto) di impianti simili realizzati in Ticino e nel resto della Svizzera negli ultimi anni.
C’è poi l’aspetto legato alla mobilità e agli accessi stradali che - nel caso della LATI - hanno fatto storcere il naso a molti pompieri e a diversi politici. Infine, ed è un elemento fuorché trascurabile, c’è la questione inerente la possibilità o meno di affiancare altri servizi alla caserma. Nella fattispecie è impossibile non pensare alla «cittadella» degli enti di pronto intervento prospettata prima dell’aggregazione; in quel caso avrebbero dovuto trovare spazio sotto lo stesso tetto i vigili del fuoco, la Croce Verde, la Protezione civile e magari pure la Polizia comunale ed alcuni preposti servizi cittadini.
«Una modifica radicale»
Ulteriori argomenti di discussione vengono ora portati da Maura Mossi Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce), la quale ha inoltrato una dettagliata interpellanza al Municipio. Quella dell’ex LATI è una «scelta che solleva numerosi interrogativi dal profilo operativo, logistico, territoriale e politico». Secondo la consigliera comunale l’ex Birreria di Carasso si trova in una posizione centrale e vicina al semisvincolo autostradale, mentre Sant’Antonino «risulta invece periferico rispetto al cuore della Città e situato in una zona frequentemente congestionata dal traffico (...). Non appare chiaro sulla base di quali studi comparativi il Municipio abbia deciso di modificare radicalmente l’impostazione precedentemente sostenuta (ossia quella dell’ex Birreria; n.d.r.)».
I dubbi di Mossi Nembrini
L’aspetto finanziario, come detto poc’anzi, ha avuto un certo peso: dal progetto di massima di una quarantina di milioni si è presto arrivati a 60-80 milioni. Un investimento ritenuto troppo oneroso da Palazzo Civico. Che ha dunque optato per l’ex LATI: 15 milioni circa per rilevare il terreno ed una ventina per il restyling. Mossi Nembrini domanda appunto un messaggio con tutte le varianti analizzate, i relativi costi e «le motivazioni della scelta finale».





