Il caso

La futura caserma divide pompieri e politica (e tira già aria di referendum)

Bellinzona: la scelta del Municipio di puntare sullo stabile dismesso dell'ex LATI di Sant’Antonino non fa l’unanimità in seno ai partiti, tant’è che la discussione sul messaggio potrebbe slittare dopo l’estate - Ecco i nodi al pettine
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
23.05.2026 06:00

Si fa decisamente in salita la strada che dovrebbe portare (il condizionale è più che mai d’obbligo, come capirete subito) alla realizzazione della nuova caserma dei pompieri di Bellinzona nel complesso dell’ex LATI a Sant’Antonino. Ai dubbi sollevati a fine aprile da un nutrito gruppo di vigili del fuoco volontari contrario alla soluzione auspicata dal Municipio, si sono ora aggiunti quelli di alcuni consiglieri comunali di vari schieramenti. Tant’è che la discussione del messaggio con la richiesta di credito di quasi 15 milioni per l’acquisizione del sedime - trasmesso al plenum prima di Natale - è forse destinata a slittare ulteriormente. Dalla seduta prevista il 15 giugno, a quella in agenda in settembre dopo le ferie estive. La Commissione della gestione, ci risulta, giovedì sera ha ascoltato le argomentazioni del consesso di pompieri che nelle scorse settimane aveva trasmesso una lunga lettera aperta al Legislativo e ai media, nella quale si mostrava il pollice verso ad un’operazione «dettata dalla fretta» in un edificio che «richiede pesanti interventi di ristrutturazione, forse anche di bonifica».

La spesa? Massimo 40 milioni

Chi non ha nascosto lo scetticismo per l’alternativa all’ex LATI propende per la soluzione ventilata dalla Città addirittura prima dell’aggregazione. Ovvero l’edificazione di una «cittadella dei servizi» di pronto intervento (sotto lo stesso tetto dovrebbero trovato spazio pompieri, Croce Verde, Protezione civile e magari pure la Polizia comunale) all’ex Birreria di Carasso. Il progetto di massima, di una quarantina di milioni di franchi, era pronto. Costi poi saliti a 60-80 milioni. Troppi. Ecco dunque spuntare l’ipotesi dello stabile lasciato libero due anni fa dalla storica azienda casearia. Investimento complessivo di 34 milioni, di cui come detto una quindicina fra acquisto del terreno e progettazione definitiva. La futura caserma dovrebbe venire inaugurata nel 2028 o 2029. Anno, quest’ultimo, in cui si soffierà sulle 200 candeline del Corpo pompieri di Bellinzona, che dal 1976 occupa l’impianto in via Mirasole nella Turrita (vicino all’IRB). Una sede ritenuta da alcuni oramai vetusta, da altri per contro ancora in grado di rispondere a bisogni ed esigenze dell’ente.

Ci si trova nel limbo

Sta di fatto che ora ci si trova un po’ nel limbo. L’Esecutivo non pare intenzionato a ritirare il messaggio, convinto della bontà dell’alternativa individuata all’ex LATI e perché non farebbe un gran figurone nel caso di un’eventuale retromarcia. La Gestione si trova tra due fuochi. Ci si sta pertanto «contando» per capire se in Consiglio comunale ci siano o meno i voti necessari per poter approvare la proposta partorita da Palazzo Civico. E anche qualora dal Legislativo arrivasse il fatidico sì auspicato dal sindaco Mario Branda e dai colleghi, non andrebbe escluso il lancio del referendum da parte di un comitato interpartitico e/o dei pompieri volontari contrari alla scelta di Sant’Antonino. Sarebbe la seconda raccolta firme dell’anno dopo quella sulla Fortezza. Sì, si prospetta un autunno «infuocato» nella capitale.

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