«Il Cantone crea continui problemi: il moltiplicatore nel 2027 non aumenterà»

Dalle finanze sempre fragili, anche in virtù delle prospettive poco rosee, al moltiplicatore che nel 2027 non aumenterà. E poi, ancora, i rapporti con il Cantone e la probabile candidatura al Consiglio di Stato alle elezioni del prossimo aprile. Il vicesindaco di Bellinzona Fabio Käppeli, a capo delle Finanze, ha concesso al Corriere del Ticino una lunga intervista. In cui parla anche della Fortezza dopo il chiaro no alle urne: «Siamo pronti al dialogo».
Signor vicesindaco, assieme ai colleghi di Municipio da settimane è oramai chino sul preventivo 2027. I cittadini cosa si devono aspettare? Le cifre, siamo facili profeti, saranno ancora rosse?
«Il cittadino attento ricorda il contesto, e la risposta è che, purtroppo, questo non è cambiato. A preoccupare sono però soprattutto le prospettive, a maggior ragione se consideriamo che - cifre alla mano - la nostra spesa è vincolata o fortemente limitata in misura ben superiore all’80%. Ciò che resta è la parte su cui possiamo operare».
Facciamo un passo indietro. Ci dica: quanto è stata dura riuscire a migliorare di quasi 11 milioni di franchi i conti 2025? Il disavanzo, ricordiamo, è stato di 2,7 milioni.
«Non è stato facile, ma è stato necessario. Un miglioramento simile non è frutto del caso ma di un lavoro che è partito quando i risultati erano ancora positivi. Tutte le voci di spesa su cui possiamo intervenire sono state oggetto di approfondimento, ma il margine rimane ridotto. Al contempo abbiamo beneficiato di entrate superiori alle attese, in particolare sul gettito fiscale in relazione alla crescita demografica e delle attività economiche. Lo sviluppo di Bellinzona è concreto e costante, ma pone al contempo nuove sfide in vari ambiti. Detto ciò, non mi sento di parlare di “missione compiuta”: restiamo in deficit, e il compito di un Municipio responsabile è proprio quello di non farsi illusioni quando un risultato migliora ma rimane comunque negativo».
Dall’aggregazione è soltanto la terza volta che, a consuntivo, i conti chiudono nelle cifre rosse. Era stato il caso nel 2020 (disavanzo di 6,95 milioni) e nel 2024 (deficit di 1,9 milioni). Delle due l’una: fatta eccezione per il 2020, con il risultato segnato dalla pandemia da coronavirus, significa che avete fatto bene i compiti oppure che siete stati troppo prudenti a preventivo?
«Il tema della differenza tra preventivo e consuntivo si ripropone più o meno in tutta la Svizzera. Anche in seno al comitato della Conferenza dei direttori delle finanze delle Città siamo confrontati con la difficoltà di riuscire a spiegarlo a un pubblico più ampio. Se anche in termini assoluti appare importante, in realtà lo scostamento si situa solo tra l’1,5-2%. In definitiva, comunque, il preventivo rappresenta un limite di spesa allestito secondo i principi di prudenza prescritti dalla legge: non è un alibi, anzi essere più virtuosi dovrebbe essere la norma, e ciò vale a maggior ragione quando a preventivo si prospetta un disavanzo. Il problema, semmai, è che con il passare degli anni molti margini sono già stati erosi, attuando ottimizzazioni e creando sinergie in ogni ambito possibile, mentre nei prossimi anni non si potrà più prescindere da misure più incisive».
L’equilibrio dei conti è un vero e proprio mantra per coloro che sono chiamati a governare. All’orizzonte, nel cielo sopra la Turrita, si stagliano nubi minacciose. Il riferimento è all’implementazione delle due iniziative sui premi di cassa malati approvate dai ticinesi il 28 settembre 2025. Quale impatto avranno nella capitale?
«L’impatto sarà molto rilevante: a Bellinzona mancheranno attorno ai 4-5 milioni all’anno dal 2028, che sono però frutto di uno sgravio a favore delle famiglie in virtù dell’incidenza, sempre più alta e insostenibile, dei costi della sanità sui budget familiari. Un’incognita immensa è data poi anche dall’iniziativa che di principio toccherebbe solamente le finanze cantonali, già precarie e per cui in questi anni siamo stati abituati a continui travasi di oneri, ma senza la minima concertazione né programmazione».
Il moltiplicatore d’imposta, stabile al 93% dal 2018, aumenterà già dal 2027?
«Nel 2027 non sarà il caso, ma la conseguenza sui moltiplicatori di imposta e sulla capacità d’investimento non tarderà ad arrivare. D’altra parte i Comuni e anche il nostro Municipio sono stati trasparenti: mantenere il moltiplicatore al 93% con queste prospettive ora consolidate a livello superiore non è realisticamente possibile. Capisco la volontà di far pagare le aziende, che non votano, ma è un po’ troppo facile pensare che si possano sistemare così le finanze. Il gettito proveniente dalle persone giuridiche è limitato ad un decimo di quelle fisiche, e avrebbe il grande effetto di incidere negativamente sull’attrattiva di Bellinzona, a scapito dell’aumento dei posti di lavoro».
Veniamo, ora, alla nota più dolente. Ed è quella relativa ai rapporti fra Cantone e Comuni. «Continua l’assalto alla diligenza», aveva affermato il sindaco Mario Branda presentando il Preventivo 2026. Solo per il biennio 2024-2025 le politiche cantonali, per Bellinzona, comportano maggiori oneri o minori entrate per complessivi 7,2 milioni di franchi. Come fermare il Governo in versione Geronimo del film western «Ombre rosse»?
«È una metafora che rende bene il sentimento che molti Municipi, non solo quello di Bellinzona, provano davanti a una serie di decisioni cantonali che, sommate, producono un effetto molto pesante sui conti. I Comuni soffrono perché il Cantone invece di risolvere i problemi ne crea di nuovi: ogni ulteriore competenza, ogni partecipazione alla spesa cantonale, ogni ritocco ai meccanismi sembra dare per scontato che gli enti locali possano assorbire tutto senza conseguenze politiche e fiscali. Ma non è così e questo non è più sostenibile. Abbiamo a disposizione solo gli strumenti del sistema democratico e del dialogo: i Comuni fanno fronte... comune. Si parla tanto del “come”, dalla piattaforma attuale a un sistema diverso e più macchinoso come ci è stato proposto lo scorso anno, ma fino a quando non ci sarà la volontà di trattare i Comuni come veri e propri partner ogni cambiamento sarà inutile, a tutto svantaggio del sistema Stato che continuerà a costare di più e ad avere processi intorpiditi ed eccessivamente burocratici».
Non se lo chiede mai «chi me l’ha fatto fare di prendere in mano le Finanze» nel 2021, quando è stato eletto in Municipio?
«Certo, criticare dall’esterno è sempre più facile, ma a prevalere è il senso di responsabilità verso la popolazione. La volontà di mettersi in gioco c’era allora e non è mai venuta meno, e finché potrò dare il mio contributo ne varrà la pena».
Negli ultimi anni alcuni negozi ed esercizi pubblici del centro storico hanno abbassato le saracinesche. Altri, va detto, hanno per contro aperto. Quella delle chiusure è purtroppo una tendenza che accomuna altri poli in Ticino e in Svizzera. Cosa risponde a coloro che sostengono che non si fa abbastanza per i piccoli commerci?
«Mi fa piacere sentire che ci sono commerci che aprono, perché è la realtà. Un negozio storico che chiude lascia un vuoto e anche comprensibilmente fa notizia, al contrario la novità deve affermarsi senza poter contare sui medesimi articoli di giornale. Eppure ve ne sono diversi che in pochi mesi hanno occupato le vetrine rimaste vuote, o che hanno addirittura preso il posto di esercizi pubblici. Quelle che rimangono ancora vuote, tutto sommato poche, sono invece casi “cronici” legati piuttosto alla condizione dello stabile».
E degli affitti cosa mi dice?
«Quanto alle pigioni, dai contatti con i proprietari abbiamo potuto constatare vari casi in cui sono già diminuite, in alcuni casi anche parecchio. Ci sono varie tendenze in atto che non riguardano solo la Turrita e non si può negare una difficoltà del commercio al dettaglio, soprattutto nell’abbigliamento. Non manca però chi rinnova l’offerta e investe, ottenendo poi buoni risultati. I commerci che si rivolgono ai turisti sono quelli che ci dicono essere più floridi, ciò che conferma che dobbiamo lavorare per una Bellinzona più turistica e aperta a questo target. Sicuramente c’è una trasformazione in corso in questa e in altre direzioni. In alcuni casi i negozi lasciano spazio ai servizi alla persona, ad esempio, in altri abbiamo effettivamente delle zone da riqualificare, penso in particolare alla parte alta del viale Stazione, ma in questo caso il Municipio vorrebbe riprendere il progetto. Sarebbe già intervenuto diversi anni fa, anzi. È proprio in questo ambito che stiamo concretizzando diverse iniziative: l’arredo e l’arte urbana vogliono proprio incrementare l’attrattiva del centro, affinché si possa vivere con piacere lo spazio pubblico non solo quando ci sono degli eventi, per cui pure ci adoperiamo».
Il 27 settembre scorso il 54% quasi dei bellinzonesi ha respinto il progetto da 19 milioni per la valorizzazione della Fortezza. Da una parte, collegandoci alla domanda precedente, la bocciatura non aiuta certamente i commerci ed il settore alberghiero. Dall’altra, tuttavia, è stato mandato un segnale chiaro al Municipio: le priorità, in questo momento, sono altre. Come intendete procedere per riprendere in mano il dossier?
«Non sono sicuro che indotto e posti di lavoro non siano una priorità, ma dobbiamo ammettere che non siamo riusciti a spiegare i tanti contenuti e le opportunità come un progetto di questa portata avrebbe meritato. La nostra speranza è quella di non dover mettere mano all’intero progetto, perché significherebbe davvero rinviare tutto di 10 anni e perdere il lavoro fatto sin qui. Abbiamo già preso contatto con il Consiglio di Stato che intendiamo incontrare a breve per condividere l’approccio, e a seguire ci troveremo con il comitato promotore del referendum per capire se si può ripartire con alcuni correttivi puntuali, come indicato inizialmente anche da parte loro. L’apertura non manca di certo».
Nel 2027 si candiderà alle elezioni cantonali e poi, l’anno seguente, alle Comunali?
«La politica cantonale è stata la mia prima passione, mentre il lavoro in un Esecutivo è molto più concreto. Tuttavia oggi gran parte dei problemi e dei limiti alla nostra azione politica arrivano proprio dal Cantone. Può sembrare strano, ma è proprio la voglia di dare il mio contributo che mi porta a considerare questo tipo di impegno. A breve potrò sciogliere le riserve, ultimate le riflessioni personali ed insieme ai vertici del PLR».




