Bellinzona

Il consuntivo va in gol, ma ora serve fantasia

Via libera ai conti 2025 che si sono chiusi con un disavanzo di 2,7 milioni – Il sindaco Mario Branda: «Il Cantone fa orecchie da mercante scaricando i problemi sui Comuni»
© Keystone
Alan Del Don
15.06.2026 21:20

Certo che per inserire in agenda la seduta di Consiglio comunale più importante dell’anno (dopo quella sul preventivo) nel bel mezzo del debutto della Spagna e del Belgio al Mundial ci vuole un gran coraggio. Da una parte la fantasia, la classe e il talento delle Furie e dei Diavoli rossi - come sono soprannominate le due nazionali -, dall’altra le cifre (della stessa tonalità) del consuntivo 2025 di Bellinzona (chiusosi con un disavanzo di 2,7 milioni di franchi, con un miglioramento di quasi 11 milioni rispetto a quanto stimato) ed un dibattito che da oramai qualche anno è sempre lo stesso.

Fraseggi e attacco spuntato

Difesa blindata perché non bisogna spendere troppo, in quanto le finanze non lo consentono. Fraseggi infruttuosi a centrocampo sul coraggio di investire e possesso palla legato ai progetti strategici, con la calma che sta venendo meno. Ed attacco spuntato che chiede a gran voce di far leva sul promovimento economico con la speranza di attirare nuove aziende. Ecco, la Turrita è come la Svizzera contro il Qatar: «Voglio, ma non ce la faccio». Alla fine, stasera, si è portato a casa quello che serve, ossia il via libera ai conti con 47 sì, 5 voti contrari e 3 astensioni. Per il guizzo alla Shaqiri, per osare davvero, occorre tuttavia aspettare.

Il dialogo con il Cantone

«Sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori», sosteneva lo scrittore e poeta Gesualdo Bufalino. Forse anche noi giornalisti dovremmo andare ai plenum per vedere come si comportano i consiglieri comunali (o i deputati, sia chiaro, non vorremmo che questi ultimi si offendessero), più che per fare un resoconto della seduta. Tanto sacrificio, ma i soliti concetti arzigogolati. Brusio in sottofondo. Sorrisi. Qualche battuta in dialetto. Il calcio d’inizio è stato affidato a lui, Michele Egloff (Unità di sinistra, relatore del rapporto di maggioranza della Gestione), il quale ha presentato il contesto ed inquadrato la situazione. Filosofo come Socrates, il calciatore brasiliano che studiava Gramsci.

«I consuntivi ci consegnano un messaggio duplice. Un risultato migliore delle previsioni, ma pure delle criticità di cui dobbiamo tener conto. Al netto di poche voci di competenza comunale è evidente che l’impatto maggiore fra il Preventivo e il bilancio finale esula dalla sfera del Municipio. Le decisioni imposte da Governo e Gran Consiglio generano incertezza ed instabilità - ha affermato -. Non si può continuare così. È una situazione perversa, vanno riequilibrati i rapporti finanziari fra Cantone e Comuni. La sfida del futuro è duplice: vanno convinte le persone giuridiche ad insediarsi in città e serve, come detto, un dialogo fermo con il Consiglio di Stato».

Il moltiplicatore? Va abbassato

La palla è poi passata al capogruppo PLR Andrea Cereda. Che ha fatto il Mourinho: «Non lasciamoci andare a facili entusiasmi. Il peggioramento del 2025 è molto più contenuto, vero, ma la tendenza di fondo resta quella degli ultimi anni. In prospettiva, inoltre, vi saranno le conseguenze dell’implementazione delle due iniziative sulle casse malati approvate dai ticinesi il 28 settembre scorso. Il moltiplicatore? Quando le casse lo consentiranno chiederemo di abbassarlo. Serve inoltre una visione di lungo periodo sugli investimenti, fino al 2050, altrimenti risulta difficile governare».

A fari spenti

L’omologa del Centro Camilla Pedrioli, dal canto suo, ha sottolineato che «il disavanzo reale si avvicina ai 6 milioni. Su quali basi poggia la solidità finanziaria della Città? È questa la vera domanda che dobbiamo porci. Sì, ci sono di mezzo i ribaltamenti di oneri del Cantone. Lo si sa, però, allora va adattata la gestione, non si aspetta. Occorre una visione finanziaria prospettica perché altrimenti si procede a fari spenti».

Lisa Boscolo (Unità di sinistra) ha spiegato che «anche se la situazione finanziaria è questa, non bisogna tagliare né sul personale né sulla socialità. Perché le politiche familiari del Municipio sono insufficienti. E poi, sì, nonostante il no quale ‘Capitale culturale svizzera’ per il 2030 non dobbiamo fermarci».

C'è chi dice no

Chi ha detto no, e non è certo una novità, alle politiche e alla strategia in senso lato dell’Esecutivo sono stati i partiti all’opposizione. Sempre all’attacco come l’Ungheria del 1954. Secondo Martino Colombo (MPS) «si sta mettendo in atto una strategia politica chiara, una gestione aziendalista della Città, per ridurre i servizi. Si preferisce la prudenza contabile. Si sceglie di non fare, quando invece si potrebbe fare molto di più».

Maura Mossi-Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) ha biasimato l'assenza del «Piano delle opere. Tutto viene cucinato fra le quattro mura di Palazzo Civico con l’invito a mangiare in fretta in quanto non c’è più tempo».

Parla il timoniere

L’ultima parola è spettata - noblesse oblige - al sindaco Mario Branda. Capitano e leader indiscusso di Palazzo Civico. Il Cruijff della Turrita, proseguendo nella metafora pallonara. «I riversamenti di oneri ai quali siamo confrontati sono il risultato di una reiterata volontà politica. Il Cantone spesso fa orecchie da mercante e tira dritto per la sua strada, scaricando i problemi sui Comuni. Tranquillizzo inoltre subito tutti sul fatto che non provvederemo a tagli del personale», ha precisato.

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