Il caso

La Saleggina si può costruire: «Risolti i problemi pianificatori»

Bellinzona: per consentire la realizzazione del moderno ospedale, entro 10-15 anni, occorrerà modificare il Piano direttore cantonale - Il presidente dell’EOC Andrea Bersani: «Guardiamo al futuro» - In attesa dell’istituto sono stati tolti i veli a due ambulatori al San Giovanni
© EOC
Alan Del Don
08.10.2026 23:02

Si guarda al presente, ma si pensa - eccome - al futuro. Sia ammodernando gli spazi attuali dell’ospedale San Giovanni di Bellinzona, sia soprattutto progettando il nosocomio che verrà. E che vedrà la luce entro 10-15 anni alla Saleggina, al confine con Giubiasco. È e rimane l’unica soluzione sul tavolo, tanto più ora che i «problemi pianificatori sono stati risolti. Ora ci aspettiamo il sostegno della politica, in primis del Gran Consiglio, considerando che andrà modificato il Piano direttore cantonale e, in seguito, si partirà con le necessarie procedure». Il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) Andrea Bersani, già vicesindaco della capitale, ha fatto l’annuncio che tutti aspettavano e che vi avevamo peraltro prospettato sull’edizione del 24 marzo scorso.

La struttura regionale da 240 posti letto e otto sale operatorie verrà costruita secondo l’idea (denominata «Il profumo dei tigli») concepita dal compianto architetto Michele Arnaboldi e dal collega Michele Gaggini. L’investimento ammonterà ad almeno 380 milioni di franchi. Occorre adesso capire se si procederà in un’unica tappa (ipotesi emersa negli scorsi mesi in occasione del «CdT Forum» promosso dal nostro gruppo editoriale) o in più fasi, come ventilato fin dall’inizio.

Radicato nel territorio

L’edificabilità della Saleggina era stata messa in dubbio da un parere giuridico del Dipartimento del territorio oltre due anni fa. EOC e Cantone hanno trascorso i mesi seguenti ad effettuare degli approfondimenti tecnici e ad aggiornare la documentazione per capire se - effettivamente - avrebbero potuto essere prese in considerazione delle alternative al luogo scelto nel 2014. Non ve ne sono, è stato stabilito con il supporto dei gruppi di lavoro creati ad hoc. Il rapporto citato in precedenza fa dipendere la realizzazione del complesso dal rispetto di due precise condizioni. La prima è che andranno compensati i terreni (pari a 100 mila metri quadrati) che verranno sacrificati; la seconda è che la pianificazione venga portata avanti dal Cantone.

Il nosocomio di domani era sulla bocca di tutti durante l’inaugurazione del nuovo ambulatorio di dermatologia e del «Poliambulatorio Turrita» grazie ad una spesa di poco inferiore ai 3,5 milioni di franchi. Il sindaco Mario Branda, a questo proposito, ha affermato che si tratta di un’ulteriore tappa volta a rinnovare il San Giovanni (lo si sta facendo da 8 anni): «Non sarà l’ultima, lo sappiamo, anche se il futuro istituto rimane l’obiettivo centrale per una sanità d’eccellenza. Bellinzona non è immaginabile senza il suo ospedale, profondamente radicato nel territorio». Gli ha fatto eco, come detto, Andrea Bersani, il quale ha aggiunto che «allo stato attuale possiamo fare, e facciamo, degli sforzi per rendere più moderno un nosocomio che ha oramai 86 anni. Ma dobbiamo avere il coraggio di guardare al futuro, alla Saleggina».

Focus sull’ambulatoriale

Sulla base di quello che è sempre stato spiegato dall’EOC, la prima tappa (orizzonte 2035-2040) prevede uno sviluppo su una superficie netta di 57.000 metri quadrati, mentre entro il 2046-2050 un ulteriore sviluppo per altri 44.000 metri quadri. Rimarrebbe a disposizione una riserva lorda di 33.000 metri quadrati. La tempistica è stata sostanzialmente ribadita dal direttore generale Alessandro Bressan, osservando che l’ospedale 2.0 sarà pronto entro 10-15 anni. Nell’attesa è indispensabile proseguire con il restyling. «I nuovi spazi sono stati progettati con un duplice obiettivo: offrire ai professionisti condizioni di lavoro all’avanguardia, funzionali e adeguate alle esigenze dell’attività clinica quotidiana e, parimenti, migliorare l’esperienza ambulatoriale dei pazienti». Quest’ultimo punto, d’altronde, rientra nell’evoluzione del sistema sanitario, contraddistinto dal costante passaggio dallo stazionario all’ambulatoriale con conseguente diminuzione dei costi.

Offerta orientata ai bisogni

Negli ultimi anni l’EOC ha ridotto il numero di letti, nelle strutture cantonali, da 1.200 a meno di un migliaio. «Stiamo facendo il meglio con quello che abbiamo. Le risorse scarseggiano. Ecco perché dobbiamo essere pragmatici e rendere ancora più efficiente il campus del San Giovanni, con degli investimenti mirati», ha puntualizzato. Con il Poliambulatorio (3 milioni per un ciclo di vita di 2-3 lustri: i consulti specialistici annuali sono pari a 38 mila per 16 diverse discipline) e l’ambulatorio di dermatologia (370 mila franchi, in questo caso i consulti sono 13 mila, mentre i collaboratori oltre trenta), l’Ente ospedaliero prosegue così «nel percorso di sviluppo di un’offerta sanitaria sempre più orientata ai bisogni della popolazione, alla qualità dell’esperienza del paziente e alla valorizzazione delle condizioni nelle quali operano i propri professionisti», ha detto Bressan. Il direttore sanitario Andrea Saporito, dal canto suo, non ha nascosto il fatto che il San Giovanni sia diventato «un labirinto. Ciò può diventare un problema per l’efficacia delle cure. Con gli interventi precedenti, quelli che vi abbiamo svelato e con quelli che verranno concretizzati nei prossimi mesi si rinnova la struttura, continuando ad avere a cuore il paziente e i dipendenti».

Quel «grazie» ai collaboratori

Un ringraziamento a questi ultimi e un pensiero a chi sta soffrendo e ai loro familiari sono stati rivolti dal direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il quale è inoltre membro del CdA dell’EOC. Per il consigliere di Stato «stiamo vivendo una trasformazione importante. Sono anni ricchi di sfide a seguito dell’invecchiamento della popolazione, della complessità delle cure, della crescita dei bisogni e delle esigenze delle persone, della necessità di contenere i costi della spesa sanitaria e alla luce del rapido sviluppo dei medicinali». Il ministro, in particolare, ha elencato tre grandi «cantieri» che stanno impegnando lo Stato. Il primo, l’abbiamo accennato in precedenza, è quello riguardante il passaggio dallo stazionario all’ambulatoriale. Secondariamente occorre tener conto della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. E, infine, terzo e ultimo aspetto, c’è l’esigenza di rafforzare le reti di cura integrate. Pure Raffaele De Rosa, in ogni modo, ha tenuto a ribadire che più che spendere meno è impellente «investire meglio le risorse limitate che abbiamo a disposizione».

Interventi mirati

I panni del Cicerone, sia nella visita agli spazi sia nell’illustrare alla stampa i vari progetti, li ha indossati Dila Zanetti. Il vicedirettore dell’ospedale regionale di Bellinzona e valli (il San Giovanni, insomma, che ne è il nucleo principale) è d’altronde il capoprogetto che sta seguendo lo sviluppo del masterplan degli interventi di ammodernamento del nosocomio inaugurato il 14 aprile 1940. «Un complesso che ha una storia importante di cui noi tutti andiamo orgogliosi. Nell’ultimo decennio scarso sono stati ripensati degli spazi e rinnovate delle strutture per custodire al meglio l’esperienza dell’istituto e permettergli di fare un passo avanti», ha rilevato. Aggiungendo che in prospettiva si procederà con l’ampliamento della medicina (negli spazi lasciati liberi dall’ex ambulatorio di dermatologia), il trasferimento della «Week Surgery» e l’edificazione del reparto cure palliative nell’aprile 2027.

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