Il punto

Le forme del male e gli interrogativi ancora aperti

Quanto successo tra Faido (femminicidio) e Leontica (esplosione e suicidio dell'autore), nello spazio di 24 ore, ha profondamente sconvolto il Ticino provocando inquietudine e sgomento - Ora bisogna chiarire vari punti, in primis la provenienza della pistola e degli esplosivi
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
11.07.2026 22:02

Le forme del male sono infinite. Nascono spesso dall’intreccio e dalla concatenazione di vari elementi. Le radici della violenza possono portare alla disumanizzazione. Quanto successo nello spazio di 24 ore, fra giovedì e ieri sera, a Faido e Leontica, è un fatto che ha provocato inquietudine, sgomento e paura. Perché ci si è resi conto che il male umano può manifestarsi in modi raccapriccianti anche alle nostre latitudini. Va tremendamente al di là della privazione di bene come ci hanno spiegato Platone, Agostino ed altri filosofi. È sotto i nostri occhi.

Il 59.enne imprenditore di Acquarossa ha dapprima ucciso l’ex moglie di 56 anni, nel parco dell’ospedale medioleventinese, con un colpo di pistola alla testa. E poi si è tolto la vita, dopo essere scappato per ore, dando fuoco alla casa del fratello nel nucleo della frazione di Leontica. I resti umani trovati fra le macerie sono i suoi, hanno stabilito oggi gli inquirenti coordinati dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. Forse aveva programmato tutto. A degli amici avrebbe confidato che non ce la faceva più. La coppia era separata da anni. Negli ultimi tempi era diventato viepiù scontroso. «Sembrava che ce l’avesse con il mondo intero», si è sentito dire nelle ultime ore, sottovoce, in paese.

Cordoglio infinito

Ora, nella Valle del Sole, è il momento del cordoglio. «Vola alto. Ti porto nel cuore. Sii serena». E, ancora: «Non ci sono parole. Riposa in pace», «che strazio», «ti hanno spezzato la vita all’improvviso». Questi sono solo alcuni dei numerosissimi messaggi lasciati sui social da chi conosceva la 56.enne, di professione infermiera, sempre sorridente, un passato da sportiva in una società della regione. Ma, nonostante la morte dell’autore del terzo femminicidio nel Bellinzonese dall’inizio dell’anno, l’inchiesta prosegue a spron battuto. Perché vi sono dei punti che vanno assolutamente chiariti. Ed è quello che farà la Procura sulla base dei rilievi della polizia Giudiziaria e Scientifica e dei reperti dell’Istituto forense di Zurigo, il principale centro in Svizzera.

Domande in attesa di risposta

Innanzitutto dovrà essere stabilito il movente (legato, con ogni probabilità, al rancore che il 59.enne serbava nei confronti della vittima) e la provenienza della pistola utilizzata per il delitto e, verosimilmente, per sparare verso una casa vicina ieri dopo le 19. Secondariamente occorre capire come l’uxoricida sia riuscito ad entrare in contatto giovedì attorno alle 19.30 con l’ex moglie, durante l’orario di visita, al nosocomio di Faido dove la donna era degente. In terzo luogo andrà determinato dove l’uomo si sia procurato gli esplosivi rinvenuti fra le macerie dell’edificio andato a fuoco. A quanto pare si tratta di candelotti di dinamite.

Inchiesta a spron battuto

Interrogativi ai quali gli inquirenti forniranno delle risposte (o, meglio, dei «complementi di informazione», come sono stati definiti) nei prossimi giorni. O attraverso un ulteriore comunicato stampa oppure convocando i giornalisti. Insomma, l’avete intuito, gli aspetti sotto la lente della procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis sono ancora diversi. Bisogna fare chiarezza nel rispetto dei familiari. E va fatto, possibilmente, in tempi brevi.

Quella sparatoria a Giubiasco

Quanto successo tra Faido e Leontica, lo si è detto più volte, ha profondamente sconvolto le due comunità vallerane. Una fattispecie simile era capitata il 17 maggio 2020 a Giubiasco. Era il primo giorno di ritorno alla «normalità» dopo il lockdown dovuto alla pandemia da coronavirus. L’allegria e la spensieratezza di quella domenica soleggiata sono state spezzate dalla sparatoria avvenuta all’interno di un esercizio pubblico in piazza Grande. Un 64.enne, ex agente di polizia in pensione, uccise con la pistola d’ordinanza l’ex moglie di 47 anni (che in quel locale ci lavorava, come cameriera) ed il suo nuovo compagno, prima di togliersi la vita. Non accettava che la loro storia fosse finita.

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