L’incendio, le violenze domestiche e un’inchiesta che si allarga

A quasi otto mesi dalla tragedia di Crans-Montana, nella quale hanno perso la vita 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite, facciamo il punto sull’inchiesta, tra interrogatori, nomi aggiunti alla lista degli indagati, tesi legali e rivelazioni. Sotto i riflettori anche il recente arresto di Jacques Moretti con l’accusa di violenza domestica nei confronti della moglie e le possibili implicazioni di questo fatto con l’inchiesta principale.
Quanti sono gli indagati? E di chi si tratta?
Sono 16 le persone che al momento sono indagate dalla procura vallesana. L’ultimo nome in ordine di tempo è quello del municipale responsabile della sicurezza del Comune tra il 2017 e il 2020. Il Ministero pubblico, che ha confermato a Keystone-ATS un’informazione diffusa dalla RTS, ha deciso di interrogare un settimo esponente politico dell’ex Comune di Chermignon o di quello di Crans-Montana. Sono inoltre imputati sette dipendenti o ex dipendenti comunali. A questa lista si aggiungono i gerenti del locale, Jacques e Jessica Moretti.
Quali sono i reati contestati alle persone attenzionate dalla procura vallesana?
Tutte le persone indagate devono rispondere delle medesime accuse, ossia: omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Dalla sua ultima audizione, all’inizio di giugno, Jessica Moretti deve inoltre rispondere anche dell’accusa di falsità in documenti. Per tutti, lo ricordiamo, vale la presunzione di innocenza.
In particolare, che cosa rischiano i coniugi Moretti?
Per i coniugi Moretti, tuttavia, ci sarebbe qualcosa in più che potrebbe pesare in aula. Alcuni avvocati delle vittime hanno infatti chiesto l’omicidio per dolo eventuale nei loro confronti. E questo sulla base di alcuni messaggi «schiaccianti», in possesso della procura, scambiati tra i titolari del «Constellation» e i loro dipendenti. Secondo i legali, i coniugi sarebbero stati coscienti del rischio che divampasse un incendio nel bar, in particolare considerando l’uso delle candele scintillanti. Se le procuratrici incaricate del caso dovessero ritenere questo capo d’accusa, la coppia rischierebbe fino a 20 anni di carcere. «Il dolo eventuale prevede l’accettazione del rischio e gli elementi svelati dalla procura lasciano intendere come i Moretti abbiano accettato che potesse verificarsi un evento traumatico anche di queste proporzioni. Sono elementi a fondamento della tesi del dolo eventuale», spiega l’avvocato Alfredo Zampogna, legale dei genitori di una giovane italiana morta nel rogo. Ma dimostrare il dolo eventuale non è semplice, «anzi, è complicatissimo e servirebbero ulteriori elementi che possano corroborare questa tesi».
Perché l’Italia non ha potuto costituirsi parte civile?
A inizio agosto la procura di Sion ha respinto la richiesta dell’Italia di costituirsi accusatore privato nel procedimento penale. Lo Stato italiano aveva giustificato l’avvio di questa procedura con il fatto di aver subito un «danno diretto». Nell’incendio di Capodanno erano infatti morti sei giovani italiani e altri quattordici loro connazionali erano rimasti feriti. Di diverso parere la Procura vallesana: «Né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica italiana per prestare assistenza ai propri cittadini vittime dei fatti perseguiti sono idonei a conferire la qualità di parte lesa». Secondo la Procura, come riportato in prima battuta dall’Ansa, «affinché la qualità di danneggiato sia riconosciuta allo Stato, non basta che quest’ultimo sia colpito dal reato negli interessi pubblici che ha il compito di difendere o promuovere; esso deve essere colpito direttamente nei suoi diritti personali, al pari di un privato». I magistrati inquirenti hanno ricordato anche che «viste le disposizioni penali applicabili, i beni giuridici protetti sono la vita, l’incolumità fisica, la salute, la proprietà, nonché la loro messa in pericolo e la sicurezza collettiva», di cui la Repubblica Italiana «non è essa stessa titolare».
Perché Jacques Moretti è stato arrestato di recente?
Il proprietario del «Constellation» è finito in carcerazione preventiva con l’accusa di aver picchiato la moglie Jessica. La notizia è stata diffusa domenica scorsa da Léman Bleu. Le presunte violenze sarebbero avvenute nella notte tra l’11 e il 12 agosto nell’abitazione della coppia, in Vallese. Violenze che avrebbero anche reso necessario il ricovero della donna in ospedale. Secondo le indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera, sarebbero stati i vicini, preoccupati dalle urla che provenivano dalla casa, a chiamare la polizia che, giunta sul posto, ha arrestato l’uomo. Jessica Moretti, sempre secondo queste indiscrezioni, avrebbe riportato anche ferite di una certa entità. Al netto di tutte le supposizioni, ad oggi non è ancora stato chiarito cosa sia avvenuto quella notte.
Questi fatti potrebbero avere un effetto sull’inchiesta principale?
Va premesso che il recente arresto di Jacques Moretti e la conseguente detenzione preventiva non hanno nulla a che vedere con il procedimento avviato per la tragedia di Crans-Montana. Di certezze, al momento attuale, non ce ne sono: si rimane nel campo delle ipotesi. Ma secondo alcune voci circolate, alla luce di questi ultimi fatti, i due coniugi potrebbero iniziare ad accusarsi tra di loro, schierandosi l’uno contro l’altro e rompendo così l’unione della coppia che, finora, si è sempre sostenuta a vicenda. Un’ipotesi che, secondo l’avvocato Zampogna, sarebbe però poco probabile: «Non penso che Jessica Moretti voglia modificare la propria versione, perché entrambi hanno mantenuto una posizione granitica, si sono sempre difesi vicendevolmente. Quindi non credo che potrebbe esserci una rottura di questo legame».
Tornando al tema tanto discusso delle fatture sanitarie, qual è la situazione attuale?
In primavera, sotto i riflettori è finito a più riprese il tema delle spese sanitarie, che ha sollevato una bufera diplomatica tra Svizzera e Italia. Al centro del polverone la copia delle fatture trasmesse a quattro famiglie di ragazzi italiani rimasti feriti nel tragico incendio e ricoverati all’ospedale di Sion (prima di essere trasferiti in Italia). Una mossa che aveva irritato le autorità italiane, tra cui anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A tal proposito le autorità vallesane avevano spiegato: «Spetta all’istituzione comune LAMal stabilire, insieme alle assicurazioni, quale assicurazione si fa carico di quale prestazione. Se dovesse rimanere un saldo, se ne occuperanno i consultori del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV cantonale, n.d.r.). In ogni caso, le famiglie non devono pagare alcuna fattura medica». Sulla questione, di recente, era stato sollecitato anche il Consiglio federale che la scorsa settimana ha risposto a un'interpellanza del consigliere nazionale Lorenzo Quadri. La questione «non è ancora stata chiarita», ha precisato l’Esecutivo. Spiegando che al momento sono in corso colloqui tecnici tra i due Paesi in relazione a questa situazione straordinaria. «Va però rilevato che, in generale, il sistema di assistenza reciproca funziona bene».









