L'onda lunga della Fortezza si propaga anche sulle elezioni

L’onda lunga della votazione del 27 settembre sul progetto di valorizzazione della Fortezza di Bellinzona - indipendentemente da quale sarà l’esito - potrebbe arrivare fino alle elezioni comunali del 23 aprile 2028. Con dei riverberi sia a sinistra sia a destra. Se poi, nel mezzo, ci mettiamo pure le alleanze strette per le Cantonali in agenda fra sette mesi che corrispondono solo in minima parte a quelle oramai consolidate nella capitale, ecco che gli scenari che si prospettano all’orizzonte sono decisamente interessanti. I partiti storici, l’abbiamo scritto ieri, sostengono il rilancio dei manieri. Mentre sul fronte opposto ci sono Il Noce, Avanti con Ticino & Lavoro, il Partito comunista, HelvEthica, l’MPS e l’UDC.
Scossoni alla «casa comune»?
La Lega dei ticinesi fa parte della «cordata» dei favorevoli ad un cambio di passo nell’offerta culturale e museale dei manieri. Ma non l’UDC, che sostiene i referendisti ritenendo che - a fronte di finanze ballerine - le priorità per la Turrita sono altre e non l’investimento di 19 milioni di franchi per i fortilizi. Il movimento di via Monte Boglia e i democentristi, in città, corrono a braccetto dalle prime storiche elezioni del 2017. Quando, ricordiamo, sulla stessa lista figurava pure Il Noce dell’ex sindaco Brenno Martignoni Polti. Cosa succederà nel 2028? È ovviamente prematuro dirlo. Dalle voci che abbiamo raccolto passa il messaggio che non è la prima volta che i due schieramenti - su alcuni temi - si trovano su posizioni divergenti. Accade a livello cantonale (soprattutto, oseremmo dire). Ma, alla fine, per un discorso d’area (la «casa comune» del centrodestra, rilanciata negli scorsi giorni dal neopresidente ad interim dei democentristi Marco Chiesa), si presentano uniti alle elezioni. Anche stavolta? Se così fosse chi «vincerà» il prossimo 27 settembre avrà però più voce in capitolo sulla composizione della lista con i sette nomi per l’Esecutivo? Ricordiamo che l’alleanza Lega-UDC può vantare una percentuale di schede che oscilla tra il 10 ed il 12%.
Malcelato imbarazzo
Spostiamoci ora sulla sinistra dello scacchiere politico. Il Partito socialista è chiaramente a favore della valorizzazione della Fortezza. Ma non i comunisti, che hanno appoggiato il referendum pur facendo parte del gruppo dell’Unità di sinistra (quindi con il PS) in Consiglio comunale, dove sono rappresentati da Massimiliano Ay ed Alessandro Lucchini. Fra i «compagni» c’è un po’ di malcelato imbarazzo. Ma anche in questo caso si sottolinea che, su determinate questioni, i due partiti hanno portato avanti posizioni diverse. Vale lo stesso discorso fatto in precedenza per la destra: cosa accadrà fra un anno e mezzo? Le strade si separeranno?
C’è, infine, l’aspetto concernente la ricandidatura o meno degli attuali sette municipali. Come abbiamo riferito il 13 gennaio scorso, tutti sono pronti a ripresentarsi. Chi ci sta ancora pensando è il sindaco Mario Branda. Il quale, par di capire, scioglierà le riserve solo nell’estate 2027. L’esito che scaturirà dalle urne fra meno di un mese potrebbe avere un peso determinante.




