Trump infuriato con gli alleati, e ora la NATO traballa: «È una tigre di carta, pure Putin lo sa»

Nessuno vuole giocare alla guerra con Trump. E il presidente USA torna ad attaccare gli alleati. Questa volta con minacce aperte: non si ci saremo ad aiutarvi quando avrete bisogno. E ancora, vi serve il petrolio? Procuratevelo da soli.
Donald Trump, ormai da settimane, si aspetta un intervento dei partner mondiali per sbloccare la situazione nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di evitare una crisi energetica globale senza precedenti. Gli Stati Uniti, però, si sono cacciati da soli in questo guaio, inseguendo il sogno israeliano di decapitare il Regime sanguinario degli ayatollah. Trump ha ordinato i bombardamenti sull’Iran senza consultare nessuno: lui e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno attaccato, non lasciando nemmeno il tempo ai Paesi alleati di avvisare i propri cittadini in Medio Oriente. Caso emblematico, quello dell’Italia: mentre piovevano missili su Teheran e l’Iran rispondeva attaccando i Paesi del Golfo Persico, il ministro della Difesa Guido Crosetto si trovava bloccato a Dubai. Nessuno oggi vuole combattere la guerra del tycoon, nonostante i suoi toni si facciano sempre più duri. Oggi la NATO sembra traballare sul serio o, almeno, più di quanto avvenuto nell’ambito della guerra in Ucraina.
In un'intervista al quotidiano britannico Telegraph, Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno valutando l'ipotesi di abbandonare l’Alleanza atlantica a causa di quello che ha definito lo «scarso supporto militare offerto» nella guerra contro l'Iran.
Interrogato sulla possibilità di riconsiderare l'adesione degli Stati Uniti alla NATO dopo la guerra, Trump ha risposto: «Oh sì, direi che siamo oltre a una riconsiderazione. Non sono mai stato influenzato dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e pure Putin lo sa, tra l’altro». Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti sono sempre stati presenti per i Paesi che necessitavano del loro sostegno, inclusa l'Ucraina, anche se «non era un nostro problema». Rivolgendosi al Regno Unito, ha quindi affermato: «Non avete nemmeno una marina militare. Siete troppo vecchi e avete avuto portaerei che non hanno funzionato».
L'uscita dalla NATO è prevista dall'Articolo 13 del Trattato Nord Atlantico siglato il 4 aprile 1949 a Washington, il queale recita: «Trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia». Nessun Paese si è mai ritirato dall'Alleanza.
Le stoccate a Regno Unito e Francia
Ieri il capo della Casa Bianca si è mostrato più infuriato del solito sui social, prendendosela soprattutto con Regno Unito e Francia: «A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell'Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo», ha tuonato, lanciando poi la stoccata finale: «Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi».
Parigi, secondo il tycoon, è stata «molto poco collaborativa», in quanto «non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il territorio francese». Una misura, questa, già adottata dalla Spagna, con il premier Pedro Sánchez costantemente avverso alle politiche statunitensi. Ma pure Italia ha fatto innervosire Washington negando l’uso della base siciliana di Sigonella ad alcuni aerei americani.
La Associated Press, ad esempio, evidenzia come gli alleati europei siano ormai abituati agli insulti «spesso sconclusionati» di Trump, ma l'attacco frontale da parte di alti funzionari come il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario del Tesoro Scott Bessent e il segretario della Difesa Pete Hegseth, oggi «suggeriscono che la posizione anti-NATO dell'amministrazione sta prendendo piede», anche se il capo della Casa Bianca sta dando segnali di un «possibile avvicinamento a una via d'uscita dalla guerra prima del previsto».
Trump, in un colloquio con i giornalisti nello Studio Ovale, ha affermato che la protezione dello Stretto di Hormuz spetterà ad altri Paesi e ha stimato che gli USA termineranno gli attacchi contro l'Iran entro due o tre settimane. «Non è una cosa che ci riguarda. Sarà un problema della Francia. Sarà una cosa che riguarda chiunque utilizzi lo Stretto», ha poi commentato.
Ad oggi, Londra e Parigi si sono rifiutate di partecipare a operazioni militari offensive, evidenziando come il leader americano non le abbia consultate prima di lanciare l'operazione congiunta con Israele in Medio Oriente. Il Regno Unito ha comunque consentito ai bombardieri USA di utilizzare basi sul suo territorio, chiedendo però che i caccia militari vengano impiegati esclusivamente per missioni difensive, come colpire siti militari iraniani coinvolti in attacchi contro gli interessi di Londra in Medio Oriente.
Il ministro della Difesa britannico John Healey ha quindi sottolineato che gli Stati Uniti sono un «alleato fondamentale», aggiungendo che il Regno Unito sta facendo la sua parte per aiutare i Paesi del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani. Durante una visita in Qatar, Healey ha annunciato l’invio di ulteriori sistemi missilistici e di difesa aerea in Bahrein , Kuwait e Arabia Saudita, oltre ad estendere l'impiego dei caccia Typhoon in Qatar.
Regno Unito e Francia stanno inoltre coordinando un'iniziativa per formare una coalizione di massimo 35 Paesi per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Una missione che inizierebbe soltanto una volta terminato il conflitto o durante un periodo di tregua. Tale iniziativa, scrive il New York Times, potrebbe includere il dispiegamento di fregate per scortare le petroliere attraverso l’importante rotta commerciale marittima. Alcune di queste navi, potrebbero essere comunque equipaggiate con missili anti-aerei per abbattere i droni iraniani.
Tornando alle accuse di Trump alla NATO, il premier britannico Keir Starmer ha risposto quest'oggi affermando che si tratta dell'alleanza militare «più efficace al mondo».
Cosa può fare l'Europa?
Le critiche del tycoon, tuttavia, stanno destando non poche preoccupazioni in Europa, già sul chi vive a causa del minor sostegno americano all'Ucraina. Gli Stati Uniti stanno infatti dirottando parte degli aiuti militari destinati a Kiev verso il Medio Oriente.
I membri dell’Unione europea, dalle prime ore del conflitto, hanno subito chiarito che questa non è la loro guerra, però è innegabile che la crisi energetica sta colpendo duramente pure il Vecchio continente. Non solo per la situazione nello Stretto di Hormuz, ma pure per l’entrata in guerra dei ribelli Houthi, il gruppo militante filo-iraniano in Yemen che minaccia di bloccare la navigazione sul mar Rosso.
Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha mostrato apertura verso un’azione congiunta al fianco degli Stati Uniti, ma le voci dei contrari sono decisamente più numerose. Voci a cui Trump ha risposto, definendo gli alleati dei «codardi» e dichiarando di non aver bisogno dell'aiuto della NATO. Questo nonostante la guerra scatenata dagli USA in Iran sia giunta davvero molto vicina al territorio dell’Alleanza atlantica, con quattro missili intercettati nello spazio aereo turco.
Vincenzo Camporini, ex capo di stato maggiore dell'aeronautica e della difesa, ora consulente scientifico dell'Istituto per gli Affari Internazionali, ha dichiarato al Washington Post che Trump non dovrebbe sorprendersi del fatto che gli alleati esitino a cooperare: «Credo che ciò dipenda dal fatto che quest'operazione è stata avviata senza alcuna consultazione, senza alcuna considerazione della necessità di informare almeno i Paesi alleati. Non si può fare una cosa del genere e poi chiedere in modo così spregevole il sostegno delle Nazioni», ha fatto notare Camporini.
In una recente analisi sul conflitto, Jeremy Shapiro, direttore dei programmi statunitensi dell'European Council on Foreign Relations, ha evidenziato che l’Europa, nel suo tentativo di persuadere Trump, «farebbe bene a mantenere l'attenzione sulle conseguenze economiche della guerra, a insistere sulla diplomazia e su una missione di stabilizzazione marittima legata a un cessate il fuoco», nonché a costruire «una via d'uscita che lusinghi la vanità di Trump». E ha aggiunto: «Trump rivendicherà la vittoria a prescindere da come finirà questa guerra. Gli europei dovrebbero desiderare che ciò accada il prima possibile».
