Quando il fiume lo si attraversava in traghetto

Ci sono, a mo’ d’esempio, i «Crassitt», i «Zepinitt», i «Piliconi» e i «Mericani», dal soprannome dato al capostipite emigrato per far fortuna negli Stati Uniti all’inizio del Novecento e in seguito proprietari del Grotto Americano con annesso negozio, e i «Sciarlòtt», in quanto una donna di nome Carlotta (da lì il corrispondente francese Charlotte) era invece partita alla volta di Parigi. I soprannomi di famiglia forniscono sempre una chiave di lettura per inquadrare le storie e i personaggi che popolano un paese. Il volume numero 41 del «Repertorio toponomastico ticinese» è dedicato a Gorduno, dal 2017 quartiere di Bellinzona. I nomi di luogo di un villaggio racchiudono la sua stessa anima. Consentono di poter disporre di uno spaccato della vita di un tempo, della cultura e delle tradizioni che vanno tramandate alle future generazioni.
Una ricerca partita dal basso
Non è un caso, dunque, che la ricerca sia partita dal basso, nel 2010, grazie all’iniziativa, in particolare, di un gruppo di persone coordinato da Marzio Rigoni. «Per raccogliere queste conoscenze si è fatto capo a donne e uomini che hanno vissuto a stretto contatto con il territorio, frequentandolo fin dalla più giovane età», si legge nelle prime pagine del volume che ne conta oltre 200. Una pubblicazione resa poi possibile, negli ultimi tre anni, dall’aiuto fondamentale del Centro di dialettologia e di etnografia nelle persone di Valeria Badasci, Nicolò Bonomi, Pasquale Genasci e Monica Gianettoni Grassi.
Patrimonio inestimabile
Un patrimonio orale immenso. Da 300 si è giunti in fretta a 602 toponimi: «Confrontando la situazione attuale con le immagini del passato ci si è resi conto dei profondi cambiamenti avvenuti». Di Gorduno, ex Comune situato sulla sponda destra del fiume Ticino, si è sentito parlare la prima volta nel 1182, anche se la località era abitata sin da epoche preistoriche, tanto che sono state ritrovate delle tombe dell’Età del ferro. Alla fine del Cinquecento gli abitanti - soprannominati «magnan», ossia calderai - erano 400, più che raddoppiati nel 2016 (813) in virtù dello sviluppo residenziale che ha portato alla costruzione di numerose abitazioni e dei relativi servizi ed infrastrutture.

Fonti orali ed esperienze
Il corpus toponomastico comprende termini dialettali come la «Gisi» (la chiesa intitolata ai santi Rocco e Sebastiano), la «Vigni dal Preved» (la vigna di proprietà della Parrocchia), la «caraa di Stracch» (la strada che unisce le vie del nucleo) ed il «Tasin» che merita una considerazione a parte. È il fiume che segna il confine con Arbedo-Castione e «prima della costruzione dei ponti e delle passerelle che uniscono le due sponde, avvenuta a partire dal 1893, era possibile attraversare il Ticino con dei traghetti: dalla frazione della ‘Nèv’ una barca garantiva il trasporto di merci e persone verso la riva opposta oppure in corrispondenza di un guado». La parte essenziale dei nomi di luogo si deve «alle fonti orali ed è costituita dalle notizie raccolte presso gli informatori autoctoni, riconosciuti come diretti eredi del patrimonio culturale locale per le loro esperienze di vita e di lavoro. Sono questi i migliori conoscitori dei toponimi in uso nella comunità o in parte di essa, della loro diffusione e del loro significato» per la popolazione.
Il contenzioso con Gnosca
Nel volume si ripercorre inoltre il lungo contenzioso fra Gorduno e Gnosca per la questione dei confini, con liti durate per secoli a partire dal 1200. I problemi sembravano essere terminati il 21 maggio 1886 con la firma sull’accordo di compromesso che stabiliva il reciproco diritto di pascolo. Invece l’arbitrato venne annullato. La soluzione venne trovata soltanto nel 1995. Allegate al libro ci sono due riproduzioni in scala ridotta (di tipo geodetico e planimetrico) dei terreni nella Valle di Gnosca al centro della diatriba fra i due paesi, oggi entrambi quartieri di Bellinzona. Gli originali sono datati, rispettivamente, 1864 e 1884, ad opera di due diversi geometri. E poi c'è la poesia «Un paese, una strada» scritta da Ernesto Del Don nel 1973 a pochi anni dalla costruzione della strada che dall’abitato conduce ai monti: «Caro paese gordunese siamo da te oggi molto lieti e cortesi… Non si potrà mai dimenticare che il nostro Gorduno ci ha portato in alto a farci da raduno».

Quella roccia eruttiva
Quel gioiello a 1.500 metri di altitudine, nei monti sopra Gorduno, ai piedi del Gaggio, custodisce un patrimonio geologico che va oltre i confini ticinesi. La zona attigua all’Alpe Arami - che accoglie la baita ristrutturata dall’omonima fondazione - si contraddistingue «per la presenza di una roccia eruttiva molto rara, la peridotite granatifera, anche conosciuta con il nome ‘gordunite’», si specifica nel libro sui toponimi del paese. La roccia, caratterizzata da cristalli di granati rossastri, consente di ottenere «preziose informazioni sulla composizione e sull’evoluzione geologica del nostro pianeta».



