Dal Ticino alla Svizzera, fino all'Italia: il caso Zali, «uno scandalo senza precedenti»

Il caso Claudio Zali ha ormai superato i confini cantonali. La diffusione delle registrazioni audio attribuite al presidente del Consiglio di Stato, le reazioni della politica e le inchieste che lo coinvolgono hanno trovato ampio spazio anche sui principali quotidiani della Svizzera tedesca e romanda, arrivando fino in Italia.
Pur partendo dagli stessi fatti, le diverse testate scelgono di raccontare la vicenda con accenti differenti: c'è chi privilegia la cronaca politica, chi si concentra sugli aspetti istituzionali e chi allarga lo sguardo alle altre vicende che negli ultimi giorni hanno investito il consigliere di Stato.
Il Corriere della Sera: «Uno scandalo senza precedenti»
Partiamo dalla stampa di oltre confine, dove il Corriere della Sera ha a sua volta cavalcato il caso che sta mettendo al centro mediatico il Ticino. «È uno scandalo politico senza precedenti quello esploso nella regione della Svizzera italiana e al quale il diretto interessato ha risposto in maniera minale: ha restituito le sue deleghe di governo (era responsabile del dipartimento di polizia e giustizia) e ha annunciato querele contro i suoi rivali politici». Non usa, dunque, troppi giri di parole il noto quotidiano italiano, che ha ripercorso lo scandalo che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali. Nell'articolo viene data particolare attenzione a quello che ora è divenuto l'episodio centrale dei vari scandali che vedono protagonista il consigliere di Stato, «che rischia di costargli la carriera politica». Per il Corriere «resta la gravità delle affermazioni, pronunciate per di più da un rappresentante delle istituzioni e responsabile della sicurezza e dell'amministrazione giudiziaria del Ticino».
Nell'articolo viene poi citato l'invito di Zali alla sua interlocutrice (quella delle telefonate registrate) a malmenare «senza tanti complimenti» la stalker. «Non bastasse, in un altro passaggio il politico lascia intendere di aver già alzato le mani su quella misteriosa donna», sottolinea il testo.
La conversazione è poi finita su un'anonima pagina Instagram «e da lì all'esplosione dello scandalo è un amen. Il governo del Canton Ticino emette subito una nota in cui "stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare a ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere". Il minimo sindacale».
Ma la «scioccante conversazione telefonica non è l'unica tegola piovuta sul capo del presidente ticinese. Zali risulta infatti indagato dalla procura cantonale per abuso di autorità: il fascicolo si riferisce all'incontro organizzato per attenuare le condizioni carcerarie di un quattordicenne, figlio di conoscenti, detenuto nell'istituto minorile della Farera di Lugano. Zali avrebbe convocato nel suo ufficio alcuni funzionari e la giudice minorile».
Un terzo caso, infine, ha investito sempre lo stesso esponente politico nel volgere di pochi giorni: Zali avrebbe telefonato ad alcuni dirigenti della sanità pubblica ticinese per caldeggiare l'assunzione di una sua conoscente.
«Insomma, una tempesta politico-giudiziaria perfetta. Il Consiglio di Stato del Ticino si è riunito in seduta straordinaria: ha auspicato e poi preso atto della decisione del presidente di fare un passo indietro. Non le dimissioni tout court ma la rinuncia temporanea ad esercitare le sue deleghe di governo. Zali insomma resta al suo posto e annuncia di voler trascinare in tribunale i suoi accusatori».
La ricostruzione dell'Aargauer Zeitung
Tornando all'interno dei confini nazionali, l'analisi più ampia è quella proposta dall'Aargauer Zeitung (ripresa integralmente anche da Bote.ch), che ricostruisce l'intera vicenda inserendola nel contesto della lunga carriera istituzionale di Claudio Zali. Il quotidiano ricorda che il consigliere di Stato, oggi sessantaquattrenne, siede in Governo dal 2013 dopo essere stato presidente del Tribunale penale cantonale e descrive l'attuale momento come uno dei più difficili del suo percorso politico.
L'articolo ripercorre nel dettaglio il contenuto delle registrazioni diffuse attraverso un profilo Instagram anonimo. Nella prima, Zali avrebbe consigliato a una donna di «picchiare» una presunta stalker, aggiungendo di aver fatto lo stesso quando questa si era presentata a casa sua. In una seconda conversazione farebbe invece riferimento alla possibilità di contattare «un amico di Milano» che, attraverso altre persone, avrebbe potuto risolvere un diverso problema. Il giornale osserva che i media ticinesi considerano autentici gli audio e ricorda che il primo a rivelarne l'esistenza è stato il Corriere del Ticino.
Ampio spazio viene riservato anche alle reazioni politiche. Il quotidiano argoviese sottolinea come i presidenti cantonali di PLR, Centro e PS abbiano chiesto pubblicamente chiarimenti, ritenendo che la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini siano in gioco. Di fronte alle richieste di spiegazioni, Zali ha scelto invece di denunciare una grave violazione della propria sfera privata, annunciando l'intenzione di procedere penalmente contro i tre presidenti di partito e contro chiunque abbia contribuito alla diffusione delle registrazioni.
Il quotidiano evidenzia, inoltre, la prudenza della Lega, che non offre un sostegno incondizionato al proprio rappresentante e si limita a spiegare di voler prima ricostruire con precisione i fatti. Secondo il giornale, questa cautela assume particolare rilievo in vista delle elezioni cantonali del prossimo aprile, già rese più complesse dalla decisione dell'UDC di presentarsi con una lista autonoma e dai rapporti deteriorati tra Zali e il partito. L'articolo ricorda, a questo proposito, anche le tensioni sorte in passato dopo che il consigliere di Stato aveva definito la deputazione democentrista in Gran Consiglio «degli zero».
L'analisi si allarga poi agli altri procedimenti che riguardano il presidente del Governo. Vengono richiamate l'inchiesta penale aperta per sospetto abuso d'autorità e tentata coazione in relazione al caso del quattordicenne detenuto alla Farera, l'indagine della Commissione della gestione e, infine, la decisione di Zali di rinunciare temporaneamente alle competenze politiche sulla Giustizia e sulla Polizia cantonale. L'articolo cita anche il commento del responsabile dell'informazione della RSI, Reto Ceschi, secondo cui il Ticino starebbe attraversando una vera e propria crisi istituzionale.
Il focus del Tages-Anzeiger
Più sintetico ma molto focalizzato è il contributo del Tages-Anzeiger, che concentra quasi interamente l'attenzione sulla registrazione audio diffusa dalla RSI. Per il quotidiano zurighese è proprio quella pubblicazione ad aver aperto la crisi politica che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato. L'articolo ricostruisce il contenuto della conversazione, ricorda che la registrazione sarebbe stata effettuata anni fa durante un colloquio privato e sottolinea come la RSI abbia deciso di renderla pubblica soltanto dopo averne verificato l'autenticità e aver ritenuto prevalente l'interesse pubblico.
Il giornale pone inoltre l'accento sulla reazione della politica ticinese, evidenziando la richiesta di una presa di posizione pubblica da parte di Claudio Zali e descrivendo la pressione crescente esercitata dai partiti sul presidente del Governo.
Le Matin amplia il quadro
È invece Le Matin ad offrire la prospettiva più ampia. Il quotidiano romando considera gli audio soltanto uno dei tasselli di una vicenda più complessa che, nel giro di pochi giorni, ha investito sia la sfera privata sia quella istituzionale del consigliere di Stato.
Dopo aver ricostruito il contenuto delle registrazioni e la posizione di Zali, che continua a denunciare una violazione della propria vita privata e annuncia un esposto, Le Matin dedica infatti ampio spazio all'inchiesta aperta dal Ministero pubblico per sospetto abuso d'autorità e tentata coazione, relativa al caso del 14.enne detenuto alla Farera, la cui madre sarebbe una conoscente dello stesso Zali.
Ma è soprattutto un altro episodio ad attirare l'attenzione del quotidiano. Il quotidiano romando riprende infatti una rivelazione della RSI relativa a una mail del luglio 2020 nella quale Claudio Zali avrebbe utilizzato il proprio indirizzo istituzionale per sollecitare l'Ente ospedaliero cantonale a trovare un impiego a una donna a lui vicina. Il quotidiano riporta poi il fatto che il consigliere di Stato avrebbe suggerito che, qualora non vi fossero posti disponibili, si potesse valutare il licenziamento di un lavoratore frontaliero per fare spazio alla candidata. Pochi giorni dopo, la donna sarebbe stata ricontattata ricevendo due offerte di lavoro, salvo poi scegliere un impiego presso una struttura privata.
L'articolo riporta anche le reazioni dell'allora direttore del Dipartimento della sanità e socialità (DSS) Raffaele De Rosa, che precisa di non aver avuto alcun ruolo nella vicenda pur essendo stato destinatario della mail per conoscenza, e dell'allora presidente del Consiglio d'amministrazione dell'EOC Paolo Sanvido. Quest'ultimo afferma che, rileggendo oggi quel messaggio, prova un «profondo disagio» e ribadisce come le assunzioni debbano essere effettuate esclusivamente sulla base di criteri professionali, ricordando inoltre il contributo fondamentale dei lavoratori frontalieri durante la pandemia.
