Cure a domicilio, il Gran Consiglio boccia l'urgenza

Non capita spesso di assistere a una semplice richiesta di formula d’urgenza come quella inscenata in Gran Consiglio. Di solito, queste proposte vengono risolte in qualche minuto dall’aula prima di procedere con l’ordine del giorno stabilito. Oggi è stato diverso. Molto diverso. Il Parlamento si è trasformato in una sorta di piccolo stadio, con due squadre a confrontarsi a viso aperto con tanto di tifoseria schierata da una parte sola. In mezzo c’è finita l’iniziativa parlamentare del Partito socialista, che chiede lo stralcio della partecipazione ai costi delle cure a domicilio. Il risultato? Lo diciamo subito: il plenum non ha accettato di votare sul merito della proposta, che a questo punto tornerà in commissione.
Troppe zone d’ombra
Ma al di là del punteggio finale, lo scontro è stato totale. I socialisti, aiutati dal resto del fronte progressista e dalla Lega, hanno provato a scardinare quanto approvato dallo stesso Parlamento lo scorso dicembre in sede di preventivo e poi applicato tramite regolamento dal Consiglio di Stato (vedi box a lato). Per Ivo Durisch, autore dell’iniziativa, il discorso è semplice: la misura, introdotta a partire dal 1. aprile, «è ingiusta, inefficace, mal comunicata e piena di zone d’ombra». Il capogruppo socialista ha quindi ricordato che la partecipazione ai costi non è un tema nuovo. «Una misura già bocciata tre volte è stata reintrodotta dalla porta di servizio». Non solo: per Durisch, il Governo si è giustificato parlando di un settore che sta esplodendo, di deleghe illecite, abusi e minutaggi gonfiati. «Ma allora perché non li denuncia? Se esistono casi concreti vanno perseguiti. Gli abusi si combattono con il diritto, con i controlli e le sanzioni, non scaricando i costi su utenti anziani e fragili». Il capogruppo socialista ha quindi parlato di una «forma di accanimento contro quelle famiglie che fanno sforzi per tenere in casa gli anziani». La misura, secondo Durisch, produce inoltre l’effetto contrario: più ospedalizzazioni, una spinta verso le case per anziani e quindi costi maggiori per il sistema sanitario. A portare il carico da novanta ci ha poi pensato Fabrizio Sirica: «Quante volte per un dibattito su un tema politico avete visto le tribune piene? Zero. Quante volte sono state raccolte 20 mila firme in 4 giorni? Zero», ha detto il co-presidente socialista riferendosi alla cinquantina di persone accorse sulle tribune del Parlamento e al successo della petizione online. Tutto ciò «testimonia che la misura è ampiamente impopolare». Per Sirica, chi vota contro l’urgenza intende mettere la proposta in un cassetto. «Questa cosa qui è pavida. Abbiate il coraggio delle vostre idee. Non accetto che mettiate la palla in tribuna di fronte a queste persone».
Questione di metodo
Il dibattito è stato quindi immediatamente lanciato in orbita. A reagire per primo è stato il capogruppo UDC Alain Bühler, che non ne ha fatto una questione di merito, bensì di metodo. «L’accesso alle cure a domicilio è fondamentale, nessuno ha da ridire su questo», ha replicato. «Ma qui stiamo discutendo se trattare l’iniziativa senza un esame approfondito così come lo strumento richiede». Secondo Bühler, che ha ricordato che la misura viene già applicata in 22 cantoni, il rischio è correggere alla cieca «senza sapere dove intervenire», perché mancano dati consolidati e oggettivi. Così «si manda un segnale pericoloso», ovvero che «bastano poche settimane di pressione per smontare una cosa di cui non conosciamo l’effetto». Il capogruppoha quindi sottolineato che l’UDC non chiude la porta al merito ed è pronto a discutere, ma senza procedere con forzature.
No alle pressioni
Dopo l’intervento del democentrista è piovuta una ridda di voci contrarie alla misura. Per Maura Mossi Nembrini (Più donne), a fronte di un Ticino sempre più vecchio, «si trasforma una sfida collettiva in un costo individuale». Per Beppe Savary (FA), invece, le cure a domicilio possono evitare parecchie ospedalizzazioni e accessi in casa per anziani. «Voler risparmiare su questo settore può rivelarsi un boomerang». «Stiamo discutendo non una questione di metodo, ma di sostanza», ha precisato da parte sua Giuseppe Sergi (MpS) rispondendo a Bühler. «È la sostanza della misura che va nettamente contestata». A combattere la misura ci ha pensato anche Marco Noi: da un lato «si invitano le persone a farsi curare a domicilio perché costa meno, dall’altro di fronte a conti cantonali malmessi si fa pagare loro un aggravio», ha osservato il co-coordinatore dei Verdi. Massimiliano Ay (PC) ha invece ricordato «di averci visto giusto» nel presentare in dicembre l’emendamento (con il PS) per stralciare dal preventivo la misura, una «tassa iniqua». Favorevole all’urgenza anche la Lega: per Andrea Sanvido gli Spitex rappresentano una voce di costi minoritaria rispetto al resto, e con questa misura «sembra che ci si voglia concentrare sempre sui soliti bersagli piccoli». Sulla stessa linea anche Giovanni Albertini (Avanti con T&L) e Sara Beretta Piccoli (PVL). Centro e PLR, invece, hanno fatto blocco contrario. Il capogruppo Maurizio Agustoni ha parlato di un modo «poco ordinato» di procedere. «Il fatto che il dibattito in Parlamento durante il preventivo sia durato un minuto e mezzo è perché nessuno ha voluto intervenire. Detto ciò, credo che il Governo, che si limita a richiamare la legge federale, ha registrato le preoccupazioni emerse». E se nei prossimi mesi emergeranno problemi, l’Esecutivo in primis interverrà. «Nessuno è contro gli anziani o i disabili, stiamo discutendo una misura puntuale: non rinfacciamoci il fatto che c’è chi è dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata».
«Il nostro gruppo è contrario all’urgenza non perché non si voglia discutere, ma perché mi pare di percepire che le sensibilità non sono univoche», ha sottolineato da parte sua il capogruppo PLR Matteo Quadranti. «Come da prassi è corretto che un’iniziativa di questo tipo torni in commissione» per esaminarla a fondo. «Oggi faremmo un voto sull’onda dell’emotività, forzata forse anche dal periodo pre-elettorale. Il tema è sentito, ne eravamo già consapevoli», e «merita un approfondimento». Ma per i liberali radicali occorre procedere per gradi, senza farsi trascinare dalle pressioni.
Al voto (servivano i 2/3 dei favorevoli al netto degli astenuti), l’urgenza non è quindi stata concessa. Fra i «buuuh» e i «vergogna!» del pubblico. La partita, accesissima, è stata solo sospesa: l’iniziativa seguirà il normale iter in commissione.
De Rosa: «La misura non nasce da un capriccio»
Al termine del lungo dibattito sull’urgenza dell’iniziativa, Raffaele De Rosa hadeciso di mettere i puntini sulle i, difendendo la scelta della partecipazione ai costi da parte degli utenti. «Il nostro compito è far sì che le cure a domicilio funzionino anche domani», ha spiegato in entrata. Anche quando in futuro la popolazione anziana in Ticino sarà molto più numerosa di oggi. La misura, quindi, «non nasce da un capriccio e non è stata una decisione presa alla leggera», ha ribadito con forza. È stata frutto di un lavoro condiviso, quindi «gridare ora allo scandalo è troppo comodo». Per De Rosa, evidentemente, «chi si cura non ha colpa, ma un sistema collettivo regge solo se la responsabilità è condivisa». Il direttore del DSS ha aggiunto che la partecipazione ai costi «non è bella e nessuno vorrebbe applicarla». Ma va contestualizzata perché parte di una lunga serie di iniziative pensate per contenere il volume dei costi della sanità.
Rispedita al mittente anche la critica di chi dice che, con questo provvedimento, si tradisce la Pianificazione integrata 2021-2030 che intende mantenere l’anziano il più possibile a domicilio. E ha avvertito: «L’evoluzione incontrollata dei costi sta già oggi compromettendo la stabilità del sistema e il suo finanziamento». Insomma, cercare di contenere la spesa sanitaria è un passo obbligato. In chiusura, De Rosa ha altresì snocciolato delle cifre sull’impatto del settore Spitex in Ticino. «Dal 2020 gli operatori privati hanno superato il numero di ore LAMal fatturate dai servizi di interesse pubblico, che hanno perso la metà del loro mercato. I servizi di interesse pubblico, poi, forniscono circa 50 minuti per paziente, pari alla metà dei privati».







