«È un giardino per riflettere, dobbiamo prendercene cura»

Quattro alberi di ulivo e una targa per ricordare che il bene si può costruire anche dal basso. Al Parco della Pace di Locarno è stato inaugurato nel trado pomeriggio il Giardino dei Giusti, luogo simbolico dedicato alla memoria di quattro persone rappresentative di quei molti altri uomini e donne di buona volontà distintesi per l’impegno civile a favore di chi, nel periodo delle due Guerre Mondiali, è oppresso, perseguitato e costretto a lasciare la propria Patria. Si tratta di Polia Rusca, Lilly Volkart, Luigi «Lüisin» Rusca e Wladimir Rosenbaum.
«Il loro vissuto ci ricorda che, anche nei momenti in cui la storia sembra essere determinata da grandi potenze e grandi eventi, le scelte individuali contano», ha evidenziato il consigliere federale Ignazio Cassis. «Ricordare - ha aggiunto il capo del Dipartimento federale degli affari esteri - ci aiuta a capire quanto rapidamente ciò che consideriamo stabile possa essere rimesso in discussione. Ci aiuta a riconoscere per tempo i segnali dell’intolleranza e della discriminazione. E ci ricorda che la libertà comporta anche una responsabilità. Un giardino è, in questo senso, un simbolo semplice che cresce nel tempo e richiede cura. Anche i valori sui quali si fonda la nostra convivenza hanno bisogno di continuità e di cura costante che tocca a noi assicurare».
Un parallelismo col presente
Per la presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti, guardare alla storia e agli errori commessi, ma soprattutto ai gesti altruisti e generosi dei Giusti, «ci impone di riflettere pure sul presente e riconoscere che le nostre inazioni e i nostri silenzi o i nostri gesti e le nostre parole contano di fronte alle inaudite violenze. Abbiamo in qualche modo la responsabilità morale di evitare che fra venti, 30 o cinquant’anni qualcuno debba scusarsi a nome delle generazioni odierne per quello che facciamo o quello che non facciamo». I quattro Giusti a cui è dedicato il Giardino di Locarno, ha rammentato Moreno Bernasconi, presidente della Fondazione Spitzer, aprirono le porte delle loro case a chi ne aveva più bisogno. «Diedero rifugio ai perseguitati, accolto bambini di ogni religione o passaporto. Si sono prodigati per guarire malati e promuovere l’emancipazione delle donne nella società». Con questo loro comportamento, ha ribadito Bernasconi, hanno tenuto viva la speranza di un cambiamento. Il sindaco Nicola Pini ha evidenziato come il Giardino dei Giusti rappresenti il luogo ideale per ricordare che ognuno può fare la sua parte nel promuovere la tolleranza, l’accoglienza e la solidarietà. «Una parte che una piccola Città come Locarno svolse 101 anni fa, contribuendo alla pace in Europa e nel mondo e che ancora oggi può dare segnali di speranza e di democrazia».





