Ex Lati, caserma «accantonata»? C'è chi potrebbe ricorrere

«Non posso fare altro che confermare che, secondo l’UDC, il terreno ed il complesso dell’ex LATI a Sant’Antonino avrebbero rappresentato un acquisto interessante per gli spazi offerti. Ma non per realizzarvi la caserma dei pompieri. Alla luce della decisione del Municipio di Bellinzona di non procedere né all’acquisto del sedime né alla realizzazione dell’infrastruttura, per noi il discorso è definitivamente chiuso». Il consigliere comunale democentrista Ivano Beltraminelli non ne fa un dramma, nonostante assieme ai suoi due colleghi di partito (Brenno Grisetti e Rodolfo Quatraccioni) e ad alcuni esponenti della Lega, lunedì sera, abbia votato il credito di 14 milioni per rilevare lo stabile lasciato libero a metà 2024 dall’azienda. Un edificio che, a suo dire, sarebbe stato ideale per riunire, ad esempio, alcuni uffici dell’Azienda multiservizi sparsi sul territorio o per altri contenuti. L’Esecutivo, tuttavia, ha preferito metterci una pietra sopra, accantonando definitivamente l’ipotesi di edificare la caserma fuori dai confini della Turrita.
Pollice verso alla progettazione
E ciò nonostante l’acquisto della superficie sia stato approvato con 34 voti favorevoli e 22 contrari. Le risoluzioni dell’infinita seduta di Legislativo sono state pubblicate nelle scorse ore all’albo comunale. Vi è facoltà di ricorrere al Consiglio di Stato entro 30 giorni. Qualcuno investirà della questione il Governo? Non è affatto da escludere, come abbiamo appurato. Vi sono infatti dei cittadini che non hanno ben compreso la decisione del Municipio di abbandonare la soluzione dell’ex LATI esclusivamente perché il Consiglio comunale non ha dato via libera (è mancata la maggioranza assoluta) al credito di 700 mila franchi per la progettazione definitiva della ristrutturazione dello stabilimento di Sant’Antonino. Un restyling che, secondo una stima, sarebbe costato almeno 20 milioni. Ma ora l’attenzione è riposta tutta sull’ex Birreria di Carasso.
«Siamo stati coerenti»
«Noi additati di aver fatto naufragare il progetto? Tutt’altro. Come UDC siamo stati compatti, portando avanti con coerenza la nostra idea. Semmai sono gli altri partiti che devono farsi un esame di coscienza o, perlomeno, quelli che si sono divisi al momento della votazione...», taglia corto Ivano Beltraminelli. Non ha fatto nomi, ma il riferimento è al PLR (che si è «spaccato», sorprendentemente, a metà: non era mai successo dall’aggregazione) ed al Centro, dove in prima fila fra i contrari all’ipotesi della LATI c’è stato il già municipale Giorgio Soldini.
Scelta politica, più che tecnica
Nel corso della seduta di Consiglio comunale andata in scena lunedì sera, durante il voto per il trasferimento della caserma dei pompieri turriti all’ex LATI di Sant’Antonino, il plenum ha approvato, di principio, il trasloco dei militi nello stabile, e l’acquisto del sedime stesso (rispettivamente i punti 1 e 2 del dispositivo di voto). Ma ha bocciato, contemporaneamente, il credito di progettazione (punto 3) da 700 mila franchi. Il Municipio si è dunque trovato di fronte a un dilemma: seguire la via indicata dall’approvazione dei primi due punti o, invece, dare seguito al sentimento contrario, espresso dalla bocciatura del terzo (e, verosimilmente, dall’aria di referendum che già tirava sul progetto)? Alla fine si è preferito optare per la seconda lettura. Una scelta politica, più che tecnica, considerato che - come sottolineato dallo stesso Esecutivo nel comunicato di mercoledì, nel quale spiegava i motivi della rinuncia al progetto - gli accertamenti lampo richiesti alla Sezione degli enti locali (SEL) non avevano fatto emergere irregolarità nel dispositivo di voto. Tradotto: benché le risoluzioni abbiano portato a due risultati opposti, la formulazione non era contraria a legge, regolamenti e indicazioni, sebbene - come ci è stato confermato dalla stessa SEL - sia stato fatto notare che una formulazione ottimale avrebbe previsto l'accorpamento dei tre punti, così da evitare ogni ambiguità.
I dubbi delle due consigliere
Solitamente il messaggio con la richiesta di credito per la progettazione viene presentato in un secondo momento, separato dal primo. Nel caso di cui stiamo discutendo, per contro, come detto, al terzo punto del dispositivo figurava esplicitamente la richiesta di credito di 700 mila franchi per la progettazione della ristrutturazione dello stabilimento. Intanto le consigliere comunali Maura Mossi Nembrini e Lorenza Giorla Röhrenbach chiedono all’Ufficio presidenziale del Legislativo di valutare la correttezza della rinuncia al progetto da parte del Municipio.






