Il caso

Non solo bar che chiudono, ma anche hotel all'asta

L’albergo Nazionale di Biasca nel recente passato ha accolto turisti, sì, ma pure richiedenti l’asilo e minorenni non accompagnati - L’esperto: «L’acquirente perfetto sarebbe un imprenditore attivo nel settore o una famiglia che vuole gestirlo in proprio» - Valore di stima peritale pari a 2 milioni
© CdT/Gabriele Putzu
Alan Del Don
29.10.2026 06:00

Non solo bar che chiudono, come l’osteria Bruno di Bellinzona di cui abbiamo riferito ieri. A Biasca c’è addirittura un albergo - il Nazionale, vis-à-vis la stazione FFS e ad un tiro di schioppo dagli svincoli autostradali - che il 10 dicembre prossimo andrà all’asta. Il valore di stima ufficiale del fondo è di circa 1,6 milioni di franchi, quello peritale è pari a 2 milioni. Proprietario-gerente è un cittadino svizzero che, ora, figura come debitore. Ecco perché l’Ufficio di esecuzione procederà all’incanto. Costruito nella seconda metà dell’Ottocento, conta 25 camere (di cui 12 nell’ala «nuova»), un ristorante e una sala riunioni ed è stato ristrutturato a tappe negli ultimi anni. Di più. Cliccando sul sito Web la prima comunicazione che balza all’occhio è quella che rende edotti i potenziali clienti del fatto che è in corso, appunto, il restyling. Lo stato della costruzione (su tre piani) è «discreto», stando alla valutazione elaborata dallo studio Sciaroni-Tenconi Architettura del Borgo due anni fa.

Comparto da valorizzare

Un comparto, quello che abbraccia il nodo ferroviario, che Comune, Cantone e Ferrovie sperano possa essere rivalorizzato in tempi brevi. Le FFS una mano l’hanno già data, eccome. Il riferimento è al nodo di interscambio inaugurato recentemente che ha consentito, altresì, di riqualificare urbanisticamente l’area: più spazi per i pedoni e i ciclisti ed elementi di arredo così da rendere la zona maggiormente attrattiva. La speranza dei partner istituzionali citati poc’anzi, ça va sans dire, è che il futuro proprietario del Nazionale sia in grado di presentare un progetto moderno per l’hotel. Che in passato aveva anche accolto richiedenti l’asilo e minorenni non accompagnati in convenzione con le autorità cantonali e federali, alternando periodi di ospitalità a fasi di chiusura o riapertura al turismo. Ne avevamo riferito su «La Domenica» del 4 maggio 2025 intervistando il proprietario. «Ho sostenuto una serie di spese per abilitare il mio albergo all’accoglienza dei migranti e lo vedevo come un investimento a lungo termine», ci diceva il quasi settantenne, appellandosi ai competenti uffici cantonali.

Ampliamento difficile

Ora dopo i licenziamenti di alcuni collaboratori, l’albergo finirà all’asta. «Ristrutturazione dell’edificio non omogenea, esterno da sistemare, poco spazio per l’ampliamento», avevano osservato, nell’autunno 2024, gli specialisti nel rapporto tecnico. Un complesso, si specificava, che può attrarre «chi opera nel settore. Il tipico acquirente può essere un imprenditore nel settore alberghiero o una famiglia che vuole gestirlo in proprio». Il mercato per questo oggetto e per la sua tipologia si può definire «discreto-buono», alla luce della posizione considerata strategica e, come detto in precedenza, del collegamento diretto con i mezzi pubblici e della presenza di edifici simili nei pressi di via Bellinzona o nelle immediate vicinanze. «Lo scenario più plausibile è quello di gestire l’albergo come un unicum. Meno realistico, ma possibile, l’affitto del ristorante, della sala riunioni e dell’appartamento (un duplex di quattro locali, del proprietario, posto al secondo ed al terzo piano; n.d.r.) in modo separato», si puntualizza nella relazione. Fra un mese e mezzo, insomma, scopriremo chi si aggiudicherà all’asta l’hotel e cosa vorrà farne.

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