È il giorno tanto atteso: fuoco e fiamme nella capitale

Ci siamo. Il giorno tanto atteso (o temuto?) dal Corpo pompieri di Bellinzona è arrivato. Oggi dalle 19 il Consiglio comunale turrito si riunirà per discutere del credito di 14 milioni di franchi per l’acquisto del terreno lasciato libero dalla LATI a Sant’Antonino sul quale realizzare la nuova caserma. La sensazione è che ci si dovrà contare, come è peraltro emerso dai contenuti dei rapporti (di maggioranza e di minoranza) della Commissione della gestione. Senza dimenticare che, in seno ai partiti e/o schieramenti che si sono detti a favore, ci potrebbero comunque essere dei consiglieri che si esprimono liberamente.
Verso la raccolta firme
E poi, certo, c’è da considerare che qualora il messaggio venisse approvato è già stato preannunciato il referendum. A lanciarlo sarà il gruppo di pompieri volontari denominato «NoCasa» unitamente ad alcuni politici (come il consigliere comunale Rodolfo Quatraccioni ed il granconsigliere Tuto Rossi, entrambi dell'UDC, nonché l'ex sindaco Brenno Martignoni Polti). Senza dimenticare eventuali ricorsi al Consiglio di Stato contro la licenza edilizia preliminare.
«Sede non più procrastinabile»
Il dibattito nato attorno all'ipotesi di Sant'Antonino ha portato ad una chiara spaccatura in seno al Corpo pompieri della capitale. Da una parte ci sono i vertici capeggiati dal comandante dimissionario Samuele Barenco che sostengono la variante all'ex LATI; dall'altra il comitato di vigili del fuoco volontari denominato «NoCasa» decisamente contrario. Riassumiamo le loro posizioni.
I primi, in una lettera trasmessa negli scorsi giorni all'Esecutivo cittadino, osservano che una sede «moderna, funzionale ed adeguata alle esigenze operative attuali e future» non sia più procrastinabile. Il Comando si dice consapevole che la LATI «possa non rappresentare la scelta ideale sotto ogni singolo aspetto. Tuttavia, valutando in modo pragmatico e responsabile le varianti concretamente realizzabili, riteniamo che essa costituisca la soluzione più equilibrata e vantaggiosa, in particolare per le caratteristiche del comparto, la disponibilità di spazi ed il potenziale di sviluppo futuro».
«È troppo distante»
Dal canto loro i pompieri che mostrano il pollice verso all'opzione di Sant'Antonino lo fanno perché la ritengono, in primis, non ideale dal punto vista logistico: «Una delocalizzazione ancora più assurda perché se si dovesse andare al voto popolare, tra i Comuni maggiormente implicati vi sono Sant'Antonino, Arbedo-Castione e Gambarogno che non potranno nemmeno esprimersi in quanto non fanno parte di Bellinzona». I vigili del fuoco contrari, finora, hanno mantenuto l'anonimato non «per codardia nel mostrarsi a viso aperto, ma si vuole evitare di subire inevitabili ripercussioni da parte dei nostri superiori».






