Il caso

Fortezza, raccolta firme da oggi all'11 maggio

Bellinzona: il Noce ha tempo 60 giorni per raggranellare le 3.000 sottoscrizioni del referendum - Qualora ci riuscisse, la votazione popolare dovrebbe tenersi tra settembre e novembre - Ma ce la farà? È fattibile, ma serve un'impresa, anche se il tema è di quelli di «pancia»
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
Giacomo Butti
12.03.2026 12:07

«La dicitura ‘Fortezza Bellinzona’ è meglio in grado di coadiuvare il valore universale eccezionale del sito, raccontandolo correttamente come un ensemble». Il gruppo di esperti e storici non ha avuto dubbi consigliando la nuova denominazione per i castelli della Turrita, entrata ufficialmente in vigore nella primavera 2023. Quindi tre anni fa. Adesso quella scelta è messa in dubbio dal referendum lanciato dal Noce contro il credito di oltre 19 milioni di franchi approvato lunedì sera dal Legislativo per la valorizzazione - entro il 2030 - del patrimonio UNESCO. Vanno raccolte 3.000 firme entro l’11 maggio a partire da oggi, giorno in cui sono state pubblicate all’albo comunale le risoluzioni adottate dal plenum. Dopodiché il Municipio, entro un mese, dovrà esaminare se la domanda è regolare e ricevibile. Fuor di burocratese: verificare se le sottoscrizioni sono valide. Se così fosse, la votazione popolare si terrebbe al più tardi entro cinque mesi. Pertanto, tolto l’estate periodo di vacanze, la chiamata alle urne - se tale dovesse concretizzarsi - potrebbe andare in scena tra settembre e novembre. Ma questa è semmai musica del futuro.

Le voci critiche non mancano

Il Noce riuscirà a raccogliere le firme? Domanda da un milione. Serve un’impresa, non nascondiamoci dietro un dito. Il movimento alle elezioni comunali del 2024 ha ottenuto 311 schede. La sua «base», insomma, è limitata. Ma ha nel suo fondatore, l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti, un uomo politico di provata esperienza ed arguto comunicatore. E poi, sì, anche negli altri schieramenti c’è chi sosterrà sicuramente il referendum. Firmandolo e facendolo firmare. Durante la discussione nel Legislativo si sono alzate voci critiche dai banchi del Centro, dell’Unità di sinistra, dei Verdi-FA e di Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce. Sul nome e sull’idea di far pagare un biglietto per accedere alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata, ma anche e soprattutto sulla futura governance affidata ad una fondazione. E i cittadini? Sembrano effettivamente essere affezionati all’etichetta di «castelli» e non entusiasti del possibile ticket. Ma è altresì vero che - come spesso accade - nei bar e sui social solitamente si fanno «sentire» coloro che sono contrari. Chi è favorevole si tiene i suoi pensieri per sé.

La chiamata alle urne del 2018

Risale al 2018 (per la precisione il 21 gennaio) il voto sull’ultimo referendum lanciato nella capitale. Su un tema - per certi versi - altrettanto «di pancia». Allora i cittadini della nuova Bellinzona (nata con le elezioni del 2 aprile 2017) erano stati chiamati alle urne per approvare il nuovo Regolamento comunale. I referendisti ne contestavano l’articolo riguardante onorari e rimborsi spese dei municipali, ritenuti troppo elevati. Promosso da Lega, UDC e MPS, il referendum ebbe successo e raccolse 3.918 firme. Il testo del Regolamento fu bocciato dalla popolazione: 58,3% di no (6.636 voti) a fronte del 41,7% di sì (4.739), con una partecipazione del 43,1%.

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