«Ma quale Fortezza, chiamiamoli castelli: e niente ticket a pagamento»

«È protetta e salvaguardata la denominazione di ‘Castelli’ per i tre monumenti storici di Bellinzona riconosciuti, come tali, da sempre». E, ancora: «È garantito il libero accesso gratuito alle corti interne dei tre Castelli: Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro, così come ai relativi percorsi murari e sottomurari. Ciò, in quanto, da sempre, spazi pubblici fruibili indiscriminatamente e senza impedimenti da tutta la popolazione». Si arricchisce di un ulteriore elemento la discussione prevista lunedì prossimo, 9 marzo, in Consiglio comunale a Bellinzona sul messaggio per la valorizzazione da oltre 19 milioni di franchi della Fortezza. Ossia del sistema difensivo bene UNESCO dal 2000. A mettere sul tavolo, attraverso una proposta di emendamento, la questione della denominazione e dell’eventualità di far pagare un biglietto per poter ammirare la corte interna del Castelgrande e la galleria della Murata sono Orlando Del Don e Brenno Martignoni Polti (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce).
Storia, identità e appartenenza
Che il movimento dell’ex sindaco (il quale ha firmato con riserva il rapporto della Commissione della gestione, di cui vi abbiamo riferito giovedì scorso) non fosse favorevole sia al nome sia al ticket (in questo caso vi era stato «un acceso dibattito» interno) lo si era già capito dalla nota trasmessa ai media a fine gennaio: «Il valore aggiunto di avere a Bellinzona tre castelli, tramandati nei secoli e giunti fino a noi praticamente intatti, non deve perdersi in una definizione artefatta - a mero scopo di marketing - che toglie sostanza e significato al nostro prezioso patrimonio». Va bene un marchio, sì, ma occhio a non stravolgere né la storia né l’identità. Questo, in sintesi, il monito del Noce. Che ora vede i suoi due esponenti in seno al Legislativo spingersi oltre, accendendo i riflettori su un argomento che non ritengono affatto di poco conto. Innanzitutto sottolineano che la definizione di «Fortezza» è stata scelta «senza confronto democratico. Anzi, decisa da un gremio ristretto, sottratto al vaglio popolare (sia in forma diretta sia per rappresentanza), mai sottoposto ai luoghi istituzionali (...). La Turrita e chi ci abita hanno sempre nutrito verso i tre Castelli un forte senso di appartenenza».
Fra visitatori paganti (e no)
Il discorso si sposta poi sull’intenzione di introdurre dal 2029-2030 un ticket per la corte interna del Castelgrande e la galleria della Murata. Il rilancio e la storia del sito permetteranno di «richiamare un pubblico diversificato. Come esempio di importanza internazionale, la Fortezza ha il potenziale per attirare un importante pubblico dall’estero. Tuttavia, per cogliere interamente il valore aggiunto, vanno definite in modo chiaro (e strategico) le aree soggette a pagamento del biglietto», precisa l’Esecutivo nel messaggio che passerà al vaglio del plenum fra meno di una settimana. Si mira a raggiungere tra i 100 mila e i 200 mila visitatori paganti, rispetto ai 40 mila di oggi. L’evoluzione prevista degli incassi è la seguente (solo biglietti d’ingresso): 792 mila franchi (primo anno dopo la valorizzazione); 978 mila (2. anno); 1,2 milioni (3. anno); e 1,4 milioni (4. anno). Secondo Del Don e Martignoni Polti, però, il ticket «non può essere assecondato. Così stando le cose, alla luce dei sopra evocati argomenti e di quelli che verranno sviluppati in sede di discussione (durante la seduta di Consiglio comunale; n.d.r.)», i due rappresentanti auspicano un adeguamento delle formulazioni «sia di merito sia di espressione».
I dubbi pure della Gestione
L’emendamento ha possibilità di essere accolto? Le chances, obiettivamente, sembrano poche. Vero è, comunque, che i punti sollevati dall’ex sindaco e dal collega sono emersi anche in seno alla Gestione. Con i commissari che - pur preavvisando favorevolmente i contenuti della «rinascita» dei manieri - auspicano che continui ad essere garantito il libero accesso ai domiciliati della capitale (delle agevolazioni sono già state preannunciate dall’Esecutivo) e alle scuole: «In questo modo si eviterebbe di trasformare il sito in uno spazio percepito come distante o esclusivo, perpetuando il legame tra la popolazione e il proprio patrimonio identitario».







