L'ex Sanatorio non interessa a nessuno: verrà quindi demolito?

Nello spazio di una settimana al Consiglio di Stato e ai preposti uffici cantonali sono fischiate le orecchie due volte a proposito del destino dell’ex Sanatorio di Piotta. Ed in entrambe le occasioni a seguito delle interviste concesse al Corriere del Ticino dal sindaco di Quinto Davide Gendotti (l’11 settembre) e, ieri, dal presidente onorario dell’Hockey club Ambrì-Piotta Filippo Lombardi. Che ne sarà della fatiscente struttura, in disuso dal 1962 (venne inaugurata il 17 settembre 1905), non è al momento dato a sapere. Di sicuro - abbiamo appurato - al Governo non interessa, come messo nero su bianco nella lettera trasmessa negli scorsi mesi al Municipio dell’ente locale altoleventinese. Il problema è che l’attuale proprietario - la Ice Sport International Academy SA dell’imprenditore kazako Timur Azimov, che ha acquistato il complesso nel novembre 2016 proprio dal Cantone per 750 mila franchi - è fallita. E pertanto, a meno di clamorosissimi colpi di scena, è naufragato con essa pure il progetto di un campus sportivo da 120-150 milioni.
L’accademia in stile Canada
L’obiettivo era quello di ristrutturare lo stabile ed insediarvi un’accademia per talenti sulla falsariga di quelle in voga in Canada. Avrebbe dovuto accogliere 500 ragazze/i, di età compresa fra i 15 e i 20 anni, consentendo loro di cimentarsi principalmente nell’hockey su ghiaccio e nel pattinaggio artistico. Si ipotizzava la creazione di un centinaio di posti di lavoro e la collaborazione con la Gottardo Arena. Un sogno che però, abbiamo detto, rimarrà nel cassetto. Il Comune di Quinto, ci ha confermato il sindaco Davide Gendotti una decina di giorni fa, non è interessato a rilevare l’ex Sanatorio: «Riteniamo che, proprio in questa fase, il Cantone non possa sottrarsi alle responsabilità precedenti sull’immobile e debba intervenire affinché si possa gestire un’eventuale vendita (anche a costo simbolico), ma vincolata ad un progetto sostenibile e che venga realizzato». Filippo Lombardi è stato addirittura più tranchant, affermando che il complesso non potrà accogliere altri contenuti e che «il Cantone sarà costretto a demolirlo». Prima, tuttavia, qualcuno dovrà rilevarlo.
Valore di stima di 2,4 milioni
E con ogni probabilità - ne abbiamo riferito il 24 novembre 2025 - si dovrà passare o da un’asta o da una trattativa privata. Il valore di stima ufficiale è di 2,4 milioni, di cui 1,6 milioni per l’edificio. Negli ultimi tempi un interessato si è, a dire il vero, palesato: l’associazione-movimento SvegliaTi.ch intenzionata a realizzarvi un Polo dell’eccellenza alpina per il benessere e la cura olistica, con tanto di piscina pubblica riscaldata e stanze sensoriali. Ma allo stato attuale non sono stati mossi dei passi concreti in quella direzione, al di là della «battaglia dei ricorsi».
Evitarne «l’agonia»
Nella missiva che citavamo in precedenza il Governo aveva espresso preoccupazione per il fallimento della SA. Osservando, in ogni modo, che non intravede possibilità di impiego dell’ex Sanatorio per delle necessità del Cantone. Comprensibile, dato che lo stabile ha bisogno di una ristrutturazione importante prima di eventualmente pensare di insediarvi altri contenuti. Che dovranno essere pubblici, come vincolato dalla pianificazione. «Qualora non si palesi in tempi brevi un progetto valido sarà opportuno valutare il destino della costruzione in rovina per evitare di prorogarne ulteriormente “l’agonia”», ci ha confidato il sindaco l’11 settembre. Che ne sarà, insomma, della struttura? Comune e Cantone si siederanno allo stesso tavolo per trovare un accordo e poi deciderne il destino? O, come suggerisce Lombardi, il complesso dovrà essere demolito? A distanza di quasi 65 anni dalla chiusura, forse, si arriverà presto ad una svolta.
Storia travagliata
Fu il medico italiano Fabrizio Maffi a volere a tutti i costi il Sanatorio di Piotta. Riteneva che l’aria fina dell’Alta Leventina fosse ideale per i malati di tubercolosi. Il 17 settembre 1905 vennero tolti i veli, ma già un anno dopo fu sciolta la società anonima che lo gestiva. Così il dottore rientrò nella vicina Penisola e la struttura venne messa all’asta: la rilevò la Banca cantonale ticinese. Le attività ripresero nel 1909. E cessarono di nuovo nel 1917. Quattro anni più tardi fu acquistato dal Cantone. Nel 1962 la chiusura definitiva.










