Officine FFS, a voi il riordino del comparto (con qualche mal di pancia)

Ve l'avevamo detto venerdì. Sarà una passeggiata. E così è stato. Il Gran Consiglio ha approvato oggi - con 53 voti favorevoli, 11 contrari e 10 astenuti - il credito di 18,3 milioni di franchi circa quale contributo cantonale al finanziamento dei collegamenti viari e delle infrastrutture esterne nell'ambito della realizzazione delle nuove Officine FFS di Castione che verranno inaugurate nell'estate 2028 dopo un investimento di almeno 755 milioni di franchi. Un progetto importante in tutti i sensi, anche per i cambiamenti che comporterà in zona industriale, a partire dalla riorganizzazione della viabilità. Nell'ampio comparto vi sono allacciamenti stradali e vie ciclabili non più in buone condizioni che vanno sistemati. L'area cambierà radicalmente volto, banale dirlo. E, soprattutto, si procederà a quel riordino atteso da quasi quattro decenni.
La chiave di riparto
Le spese complessive per il riassetto esterno sono pari a 55,1 milioni e verranno suddivise tra le Ferrovie, il Cantone ed il Comune di Arbedo-Castione secondo una convenzione sottoscritta tra i vertici dell'ex regia federale ed il Consiglio di Stato. La chiave di riparto è la seguente: 6 milioni circa a carico dell'ente locale e 16 milioni appannaggio del Cantone, ai quali vanno aggiunti altri costi per arrivare al totale di 18,3 milioni. Il resto verrà sobbarcato dalle FFS. Non si tratta, pertanto, di un importo che rientra nei 120 milioni (100 del Cantone e 20 della Città di Bellinzona) stanziati nell'ambito dell'edificazione dello stabilimento industriale che darà lavoro a 360 collaboratori e ad un'ottantina di apprendisti.
Il monito del Parlamento
Nel rapporto sul credito di 18,3 milioni, ricordiamo, la Commissione della gestione (relatore Alessandro Speziali, PLR) aveva auspicato da parte del Governo un piglio più deciso nei confronti dell'azienda quando ci si siede al tavolo delle trattative: «Sul piano politico, alla luce delle incertezze che pesano su FFS Cargo e delle possibili ricadute occupazionali, il Cantone deve pretendere in futuro chiavi di riparto più favorevoli. È un’esigenza legittima per compensare eventuali ridimensionamenti in Ticino da parte delle ex regie». È un'opera strategica, ha osservato in aula lo stesso Speziali, aggiungendo che si tratta di un credito più che giustificato dettato dall'interesse pubblico e dall'effetto leva generato sugli investimenti: «Il Ticino è e dovrà essere pure in prospettiva una piazza importante per le Ferrovie. È però altrettanto essenziale che il cantone continui a potenziare il settore industriale in Riviera, favorendo e valorizzando gli insediamenti». Sulla stessa lunghezza d'onda gli interventi di Sara Demir (Il Centro) e Daniele Piccaluga (Lega), i quali hanno affermato che ora e in futuro occorre «difendere e consolidare i posti di lavoro qualificati dell'azienda in Ticino, nella fattispecie di FFS Cargo».
C'è chi dice «nì» e no
Dal canto suo Cristina Zanini Barzaghi (PS) - preannunciando il voto favorevole del suo gruppo - ha comunque sottolineato il mal di pancia del Partito socialista, evidenziando che i costi per le opere esterne avrebbero già dovuto essere compresi nei 100 milioni stanziati dal Gran Consiglio per la realizzazione dell'Officina: «Stiamo forse coprendo degli imprevisti? Anche le questioni edili dovrebbero essere vagliate dal Parlamento in modo più preciso. Il Consiglio di Stato deve perciò mantenere alta la guardia. In tempo di risparmi bisognerebbe fare degli sforzi per contenere i costi». Ha in seguito preso la parola Marco Noi (I Verdi): «Il nostro è un mal di pancia ancora più forte, nato quando si votò il trasferimento dello stabilimento da Bellinzona a Castione. Lo sappiamo, ora il dado è tratto, ma non vorremmo chinarci, in futuro, su altre fatture come questa... L'impianto avrebbe dovuto essere realizzato sui terreni dell'ex Monteforno a Bodio-Giornico».
La panna sulla torta?
Secondo Giuseppe Sergi (MPS) «oggi stiamo discutendo della panna da mettere sulla torta. Alla fine, vedrete, non saremo lontani dal miliardo di franchi. Per cosa? Per perdere 200 posti di lavoro. È un investimento assurdo dal punto di vista economico e non solo. Non so se sarà lo stabilimento più moderno d'Europa: di sicuro sarà il più caro. Stiamo dando carta bianca alle Ferrovie e loro non sono riconoscenti con il Ticino, e mi riferisco agli impieghi che verranno tagliati da Cargo. Auspico, pertanto, un'inversione di tendenza». Pleonastico aggiungere che anche il Movimento per il socialismo ha votato no al credito di 18,3 milioni. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha puntualizzato che «non si tratta della panna attorno alla torta, ma è il frutto di decisioni pregresse. Certo, dobbiamo e dovremo fare pressione sulle Ferrovie, questo già lo sappiamo. Siamo preoccupati per l'erosione dei posti di lavoro delle FFS in Ticino e delle ex regie federali».
Di cosa si tratta
Un progetto, come detto, con pochissimi precedenti in Ticino, al di là dell’investimento (almeno 755 milioni). E che dal luglio 2028 farà dell’Officina prevista a Castione la più all’avanguardia del Vecchio Continente. Vi lavoreranno, come detto, 360 collaboratori ed un’ottantina di apprendisti. Si occuperanno prevalentemente della manutenzione leggera e pesante dei nuovi elettrotreni (Giruno, ETR e Flirt TiLo) e di un centinaio di locomotive. Dalle attività perlopiù meccaniche si passerà a delle mansioni più elettromeccaniche, con i dipendenti del sito industriale che verranno formati ad hoc. L'impianto avrà una lunghezza di 370 metri per una superficie edificata complessiva di 63.000 metri quadrati circa ed un’altezza massima di oltre 24 metri. Quattro le parti nelle quali sarà suddivisa la struttura in acciaio. In primis il capannone multifunzionale e quello per i binari lunghi, mentre il resto sarà contraddistinto dalla logistica e dall’amministrazione nonché dal lavaggio dei convogli.




