Il punto

Ponti, ricucitura e Lido Alpino: i cantieri che risollevano Cevio

La sindaca Wanda Dadò elenca i diversi progetti che daranno un futuro al territorio, tra passerelle o passaggi da ricostruire e opere di messa in sicurezza: «Vogliamo restituire la dimensione rurale alla zona di Fontana»
Il gigantesco masso nella frazione della val Bavona è diventato un simbolo della furia della natura dell’estate del 2024 © CdT/Gabriele Putzu
Jona Mantovan
28.01.2026 06:00

Piano piano, Cevio si risolleva. Non solo per il ponte di Visletto che il Cantone sta ricostruendo e il cui cantiere sta entrando nella sua fase cruciale, ma anche i vari progetti in campo, tra passaggi, passerelle e opere di messa in sicurezza. Senza dimenticare uno sguardo al futuro Lido Alpino, il centro balneare che dovrà ridare ossigeno al Comune colpito dalla tragica alluvione che si era abbattuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 anche sulla vicina Lavizzara, causando in tutto otto morti. Ed è proprio la sindaca, Wanda Dadò, a fare il punto al Corriere del Ticino sulle numerose questioni da affrontare. A partire dall’acquedotto di Fontana: «I lavori stanno avanzando e in questo periodo ci stiamo concentrando sul consolidamento e sulla messa in sicurezza della struttura, approfittando del livello dell’acqua ancora basso. L’obiettivo è completare gli interventi principali prima dell’arrivo delle piogge primaverili, così da avere la parte essenziale già conclusa».

L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea è di procedere a tappe e senza aspettare un piano definitivo
Wanda Dadò, sindaca di Cevio

L’enorme frana in Bavona

E quando si parla della frazione della val Bavona non si può non ricordarsi dell’enorme frana di 300mila metri cubi, composta anche da massi giganteschi, che ha devastato il piccolo insediamento, creando una sorta di «ferita» tra le vicine Bosco e Mondada. Ferita che sarà curata, appunto, con il progetto di ricucitura: «Circa un mese fa, sono stati selezionati tre gruppi multidisciplinari incaricati di elaborare le proposte progettuali. Stanno finalizzando i loro masterplan, che presenteranno a marzo insieme all’offerta completa. Successivamente, la direzione di progetto dovrà valutare e scegliere il gruppo che proseguirà nella fase di progettazione vera e propria», evidenzia ancora la nostra interlocutrice, che precisa alcuni contorni relativi alle cifre: «Quando il Gran Consiglio aveva affrontato il messaggio lo scorso settembre, erano stati inizialmente stanziati 200mila franchi per questa fase. Considerata però la complessità della sfida, il Parlamento cantonale ha deciso di raddoppiare il contributo a 400mila, approvandolo all’unanimità». Oltre a questo, anche la raccolta fondi privata sta andando avanti.

«L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea condivisa dalla direzione di progetto è di procedere gradualmente: non aspetteremo di avere un piano definitivo per iniziare a intervenire», dice ancora Dadò.

A giorni una presentazione

«Se emergeranno necessità prioritarie e già chiaramente individuate, si potrà partire con quelle, come il recupero di alcuni terreni agricoli. È importante restituire quanto prima anche la dimensione rurale della zona». Il mese prossimo, poi, è in programma una serata dedicata alla presentazione del percorso partecipativo.

Il rapporto, elaborato dagli specialisti di Consultati dopo aver raccolto esigenze e proposte della popolazione, dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, è stato già esaminato dalla direzione di progetto. «Questo materiale servirà come strumento aggiuntivo, perché racchiude ciò che la nostra comunità immagina per questa pittoresca fetta di territorio».

Generosità pubblica e privata

Tornando al presente «in corso», rientra di competenza locale anche la passerella di Cavergno, in fase di ricostruzione: «I basamenti sono pronti e il montaggio della struttura è previsto entro il prossimo mese. Per questo intervento abbiamo ricevuto contributi molto significativi, in particolare dalla Curia vescovile e da due Comuni, uno ticinese e uno del Canton Ginevra». In parallelo, prosegue anche il ripristino del ponte di San Rocco a Bignasco, «finanziato grazie all’impegno congiunto di diversi Rotary. Le imprese sono al lavoro su entrambi questi settori».

Infine, largo anche a visioni per un domani di rilancio. La realizzazione del Lido Alpino (il centro balneare al coperto nato dalle «ceneri» della piscina di Bignasco) è un obiettivo che mette sul tavolo qualcosa di nuovo oltre alla «riparazione» dei danni di ormai due anni fa causati dalla furia della natura: «Martedì scorso abbiamo organizzato un evento pubblico per presentare i passi successivi dopo l’approvazione, a dicembre, del credito per la progettazione definitiva».

«Un valore aggiunto»

Un incontro atteso, che ha registrato una grande partecipazione. Dalla popolazione sono arrivate molte domande, le quali «ci hanno permesso di chiarire diversi aspetti, tra cui l’uso di energie alternative. Si percepisce quanto questo progetto sia atteso: coprirà infatti le esigenze dei bambini, dei giovani, degli adulti, degli ospiti della casa anziani Le Betulle e dei pazienti della fisioterapia Hildebrand, che opera già sul nostro territorio. Sarà inoltre un valore aggiunto per il turismo locale, offrendo una soluzione anche nelle giornate piovose», conclude Dadò.

Il bilancio del disastro

Nel corso della notte fra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024, violenti e prolungati temporali hanno colpito l'alta Vallemaggia, tra le valli Bavona e Lavizzara. Ad oggi una persona (un giovane della valle) risulta ancora dispersa, mentre si registrano sette mortiuna 76.enne e due 73.enni tedesche, residenti nel Land del Baden-Württemberg, una 61.enne svizzera del canton Basilea Campagna e un 67.enne svizzero del Locarnese (i cui due corpi erano stati ritrovati a Riveo, nel greto della Maggia)un altro 66.enne svizzero del canton Basilea Campagna e una 67.enne svizzera domiciliata nel Locarnese (i cui due corpi erano stati rinvenuti a luglio nel greto del fiume all'altezza di Cevio). Cinque vittime erano a Fontana (Val Bavona), due a Prato Sornico e il disperso al Piano di Peccia (sempre in Lavizzara). Si tratta del bilancio più grave legato a una catastrofe naturale mai registrato in tempi recenti a Locarno e dintorni. L'alluvione del 1978, tanto per fare un esempio, aveva provocato sette morti (quattro nel Locarnese: Comologno, Losone, Ascona, Verscio; uno a Bellinzona e due in Val di Blenio, oltre a una quindicina in Italia, tra Val Vigezzo e Ossola). Il nubifragio in Mesolcina, di una settimana prima rispetto a quello in alta Vallemaggia, tre.

Il confronto nella mappa di Swisstopo: link qui

Le foto delle aree colpite nella mappa di Swisstopo: link qui

La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio
La carta dei pericoli della sponda sinistra della Bavona, ossia la zona sotto i torrenti Larecchia, Magnasca, Ritorto e Ogliè, nel Comune di Cevio

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