Sci e turismo: la Valbianca (per ora) è salva

«È un aiuto imprescindibile per la nostra sopravvivenza, senza il quale con ogni probabilità la società anonima avrebbe dovuto depositare i bilanci». Vanno dritti al nocciolo della questione, senza fronzoli, i vertici della Valbianca, da noi interpellati ieri. La situazione finanziaria della SA che gestisce gli impianti di Airolo-Pesciüm è delicata. Perennemente in bilico. Gli ultimi cinque inverni sono stati deludenti a causa - non è una novità in Ticino, purtroppo, ed è una condizione che riguarda anche le altre stazioni sciistiche - della scarsità di neve. Nella stagione archiviata da poco il comprensorio (aperto completamente solo a fine gennaio) ha accolto il pubblico e le scuole per una novantina di giorni; i primi passaggi registrati sono stati 40.765, con una media di quasi 450 al dì come nel 2024-2025. Per guardare al futuro con (più) ottimismo servono degli investimenti importanti, pari ad almeno 15-20 milioni di franchi. Una somma che né la SA né i Comuni azionisti, ovviamente, hanno. E nemmeno possono racimolare in tempi brevi.
Anche Quinto farà la sua parte
L’«aiuto» provvidenziale di cui dicevamo all’inizio è quello arrivato dal Legislativo di Airolo, che ieri sera ha approvato delle misure di sostegno e di risanamento finanziario della Valbianca per complessivi 1,5 milioni. E ciò, in particolare, attraverso l’acquisto da parte dell’ente locale altoleventinese di alcuni scorpori di tre fondi di proprietà della SA e di interesse comunale. Aumenta inoltre il moltiplicatore, dall’87 al 90%.
Pure Quinto farà la sua parte, stanziando verosimilmente mezzo milione. Grazie a questi contributi la società anonima fondata nel 2009 potrà tirare il fiato. Sopravvivere, appunto. Ma in prospettiva - a meno di copiose nevicate nei prossimi inverni - il problema è ahinoi destinato a ripresentarsi. Bisognerebbe investire nell’innevamento programmato, nell’automazione degli impianti (così da diminuire i costi fissi) e nel restyling delle infrastrutture per garantire la continuità operativa delle funivie di Pesciüm. Ma i soldi scarseggiano e non è chiaro - allo stato attuale - quali passi verranno intrapresi per assicurare il finanziamento di questi indispensabili ed improrogabili interventi. Quello che è certo è che la stazione ha una valenza regionale che sta decisamente a cuore ad Airolo (che detiene l’80% delle azioni) e a Quinto (20%), che oltre tre lustri fa rilevarono all’asta gli impianti di risalita. In seguito i rispettivi Legislativi diedero luce verde - in più tappe - alla capitalizzazione della SA. Che dispone oggi di un capitale di 4,25 milioni.
Soddisfatto il sindaco
«Le risorse del Comune sono limitate e pertanto vanno individuate delle priorità. Municipio e Legislativo sono però convinti che il turismo invernale sia uno dei tasselli che compongono il mosaico e hanno deciso di dare continuità a quanto fatto negli ultimi anni». Ci crede, eccome, nel futuro della Valbianca il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg. Il quale tende a sottolineare il «segnale importante» dato dal Consiglio comunale: «Adesso occorre capire come rendere sostenibili gli investimenti previsti. I Comuni e la SA, da soli, non possono farcela. Fondamentale è l’innevamento artificiale. E poi aspettiamo un’indicazione chiara del Cantone sul futuro degli impianti di risalita ticinesi».
Destagionalizzare? Sì, ma
Non è la prima volta - e, visto come butta, non sarà forse nemmeno l’ultima - che i due Comuni sono chiamati a metterci una pezza per far fronte alle difficoltà della Valbianca. Era già successo, ad esempio, nell’estate e nell’inverno 2021. Per scongiurare l’avvio della procedura di fallimento, Airolo aveva stanziato 200 mila franchi, mentre Quinto 50 mila. Della presenza delle infrastrutture, osservava già allora la società anonima in una lettera trasmessa ai Municipi, possono beneficiare anche bar, ristoranti e negozi. Un quadro al quale si aggiungono i progetti tramite cui si sta cercando di rilanciare la valle, gli sforzi intrapresi dalla stessa stazione turistica per essere appetibile 365 giorni all’anno e i posti di lavoro creati, con molti collaboratori che hanno preso casa in Leventina.
Concludiamo accennando alla destagionalizzazione, tanto auspicata dal Consiglio di Stato. Gli impianti di Pesciüm, non è un mistero, «fruttano» soprattutto in inverno. Tanto è stato fatto, beninteso, anche per rendere attrattiva la stazione turistica nella bella stagione. Ma pure in questo caso, se davvero si vuole puntare maggiormente sull’estate, è obbligatorio investire. E torniamo al punto di partenza. Come il gatto che si morde la coda.
Operazione strategica
«Un’operazione strategica per il turismo leventinese» e per l’economia della valle in generale. Così, riassumendo, fu definita nel 2009 l’acquisizione all’asta - da parte dei Comuni di Airolo e Quinto, attraverso la Valbianca SA - degli impianti di risalita di Pesciüm. In seguito vi sono state diverse ricapitalizzazioni (inizialmente, infatti, il capitale ammontava a 100 mila franchi). Nel 2010 venne già aumentato ad un milione, per passare a 2 milioni due anni più tardi e a 3 nel 2017. Ora, da Registro di commercio, è pari a 4,25 milioni. Le stagioni dal 2019-2020 al 2021-2022, complice pure la pandemia da coronavirus, sono state le peggiori. Ma nemmeno gli ultimi cinque inverni hanno fatto fare salti di gioia.





