Suonano le sirene, è il tetris del pronto intervento

«Riteniamo che una pianificazione del comparto in tal senso potrebbe permettere di sviluppare a tappe l’occupazione dell’intero sedime, garantendo al Municipio il tempo necessario ad analizzare e decidere come e a chi destinare gli spazi restanti. Ricordiamo inoltre che la possibilità di acquisire la nostra attuale sede a favore di quella della Polizia comunale resterebbe di conseguenza realizzabile». La Croce Verde di Bellinzona non molla la presa. E ribadisce, in una lettera trasmessa nelle scorse settimane all’Esecutivo cittadino da parte del presidente Vincenzo Lacalamita e del vice Emilio Scossa-Baggi, che la soluzione preferibile è e rimane quella dell’ex Birreria a Carasso. Sul piatto l’ente di pronto intervento sanitario e di soccorso pre-ospedaliero mette l’attuale struttura di via Tommaso Rodari 6 (a due passi dalle Semine, che occupa da oltre due decenni) da eventualmente destinare alla PolCom, che in vicolo Muggiasca (dietro Palazzo Civico) è viepiù stretta.
Stabile prefabbricato
Si prospetta, insomma, un tetris contraddistinto da vari elementi da incastrare. Certo, perché non dobbiamo dimenticare che pure i pompieri della capitale necessitano di una caserma all’avanguardia. La Città, come abbiamo riferito a più riprese quest’anno, ha individuato l’ex LATI a Sant’Antonino. Una soluzione che, però, non fa l’unanimità né fra gli stessi vigili del fuoco né fra alcune forze politiche. Il Legislativo, salvo sorprese, si esprimerà in ogni modo lunedì 21 settembre sull’acquisizione e sul credito di progettazione per la ristrutturazione dell’edificio per complessivi 14,7 milioni. I vertici della Croce Verde, nella missiva, puntualizzano che - indipendentemente dal fatto che l’alternativa della LATI vada o meno in porto - loro puntano solo ed esclusivamente sull’ex Birreria. «Auspicheremmo pertanto poter ottenere a tale scopo un diritto di superficie di circa 2 mila metri quadrati, senza particolari vincoli, sul quale edificare in proprio uno stabile prefabbricato antisismico, considerando anche gli eventuali pericoli legati agli eventi naturali e/o geologici che potrebbero manifestarsi nella zona». Si stima un investimento di 6-8 milioni. Palazzo Civico, abbiamo appreso, vede di buon occhio la variante auspicata dall’ente.
Verso un gruppo di lavoro
L’obiettivo della Croce Verde è quello di inaugurare la nuova sede nel 2030. Sarebbe il lascito di Lacalamita e Scossa-Baggi, i quali sono alla testa dell’ente da 26 anni. Entrambi intendono lasciare nel 2028, ma qualora l’opzione di Carasso andasse in porto non è esclusa la loro permanenza nel Consiglio di amministrazione fino al taglio del nastro. Sta di fatto, comunque, che pretendono una risposta del Municipio entro la fine di quest’anno. In caso di sì all’ex Birreria, «sarà nostra premura creare un gruppo di lavoro ad hoc nel quale vorremmo facesse parte» pure il vicesindaco Fabio Käppeli (membro del CdA). Così da «garantire un flusso d’informazioni costante e aggiornato» tra la Croce Verde e l’Esecutivo turrito.






