Svizzera

Crans-Montana, dai Moretti a Béatrice Pilloud: la tragedia attraverso sei profili

A oltre un mese di distanza, l'incendio del Constellation, costato la vita a 41 persone, continua a far discutere: molte domande rimangono senza risposta
©ALESSANDRO DELLA VALLE
Red. Online
06.02.2026 16:01

A oltre un mese di distanza, l'incendio del Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone, continua a far discutere. Ogni giorno. Continua a far discutere perché, sottolinea il Tages-Anzeiger, molte domande – relative a quanto accaduto quella notte – rimangono senza risposta. La tragedia è anche, se non soprattutto, una storia di persone. E di possibili colpevoli.

Jacques Moretti

Il colpevole principale, secondo l'opinione pubblica, è lui. Per dire: la sua scarcerazione, previo pagamento di 200 mila franchi di cauzione, ha innescato un incidente diplomatico fra Svizzera e Italia. Molti dettagli sulla vita del gestore del Constellation, nel frattempo, sono venuti alla luce. A cominciare dallo stato delle sue finanze. Non solo, il 49.enne di origina corsa, nel 2008, era stato condannato in Francia a dodici mesi di carcere per sfruttamento della prostituazione

La famiglia e gli ambienti imprenditoriali di Moretti, ribadisce il Tages-Anzeiger, avrebbero legami con la criminalità organizzata in Corsica, ma non ci sono prove contro di lui. Nel 2014, Moretti ha chiuso la sua discoteca sull'isola e, successivamente, è arrivato in Vallese. In breve tempo, lui e la moglie hanno costruito un piccolo impero di ristoranti in montagna. Moretti ha acquistato una grande casa e, a Crans-Montana, è stato visto alla guida di auto di lusso. L'origine della sua ricchezza è ora oggetto di indagine. Sappiamo, per contro, che Moretti è uscito di prigione. Un milionario ginevrino, rimasto anonimo ma apparentemente legato a una famiglia orologiera, ha pagato la cauzione di 200 mila franchi svizzeri.

Jessica Moretti

Moglie di Jacques, gerente del Constellation al pari del marito, lavorava nel seminterrato la notte della tragedia e ha partecipato alla «sfilata» di bottiglie di champagne con le candele accese. Pochi giorni dopo la catastrofe, l'immagine di Jessica Moretti con occhiali da sole scuri, a braccetto con il marito, immortalata mentre si recava al loro primo interrogatorio, a Sion, ha fatto il giro del mondo, così come le sue parole: «Sono devastata». Come il marito, ha origini corse, ma è cresciuta nel sud della Francia. Ha provato a recitare, ha sposato Moretti nel 2011 con cui ha fatto due figli. Probabilmente, sono proprio i figli il motivo per cui non è stata messa in custodia cautelare.

Marie Albrecht

Il suo nome, scrive il Tages-Anzeiger, è legato a uno dei momenti più emozionanti dei giorni successivi alla tragedia. Venerdì 9 gennaio, Marie Albrecht è intervenuta alla cerimonia funebre ufficiale a Martigny, insieme a due coetanee. La giovane vallesana, testimone diretta della tragedia, conosceva molte delle vittime. Tra il pubblico consiglieri federali, ambasciatori nonché i presidenti di Italia e Francia. La studentessa ha descritto «scene apocalittiche, peggiori di un incubo». Emmanuel Macron ha deglutito a fatica, il granduca di Lussemburgo aveva le lacrime agli occhi. Albrecht ha dato voce alle giovani vittime. Il suo discorso ha chiarito a tutti che a Crans-Montana si è consumata una tragedia umana, che giovani vite sono state annientate. Eppure, nel suo discorso Albrecht ha trovato anche note di speranza.

Béatrice Pilloud

Arrivata a Crans-Montana poco dopo la tragedia, Béatrice Pilloud è stata subito scortata da diversi agenti di polizia. Una misura precauzionale. La procuratrice generale, con il passare dei giorni, ha dovuto affrontare una pressione sempre più grande: la comunità internazionale, il governo svizzero a Berna e i capi di Stato di altri Paesi esigono risposte, e il più rapidamente possibile. Pilloud, dal canto suo, è rimasta in gran parte in silenzio sul caso. Un silenzio che ha suscitato incomprensione, soprattutto in Italia, dove la comunicazione è generalmente più proattiva. Pilloud è stata criticata fin dall'inizio: i media, fra le altre cose, si sono chiesti se una Procura così piccola come quella vallesana sia in grado di gestire un caso così importante. Anche i rappresentanti delle famiglie delle vittime hanno avanzato critiche. Dopo tre giorni di indagini, in ogni caso, Pilloud ha designato i Moretti come sospettati. I loro cellulari, tuttavia, non sono stati confiscati. Non subito. 

Nicolas Féraud

Solo sei giorni dopo, si è visto costretto a spiegare alla stampa mondiale la catastrofe che aveva colpito la sua comunità. Parliamo di Nicolas Féraud, il sindaco di Crans-Montana, apparso sopraffatto. Le sue risposte sono state brevi e generiche, tutto fuorché empatiche. Féraud è arrivato addirittura ad affermare che anche il Comune è vittima della tragedia, «prima di chiunque altro». La stampa ha parlato di un fiasco a livello di pubbliche relazioni. Il sindaco, nella circostanza, ha ammesso che il Constellation non è stato ispezionato per anni, dal 2020 al 2025. In una successiva intervista, Féraud si è scusato con l'agenzia di stampa svizzera Keystone-ATS per il suo comportamento. Per molti, però, le scuse sono arrivate troppo tardi.

David Vocat

Ha dovuto vedere adolescenti ustionati, soffocati, feriti. Nei giorni successivi, il capo dei vigili del fuoco di Crans-Montana David Vocat ha dichiarato di non sapere se avrebbe potuto continuare a fare il pompiere. Inciso: Vocat è ancora al suo posto. Ed è stato acclamato come un eroe. Il bisogno di buone notizie da parte del pubblico, d'altro canto, è grande di fronte a una simile tragedia. Lui e gli altri soccorritori, in lacrime, hanno ricevuto un applauso dopo la prima cerimonia commemorativa a Crans-Montana. Applausi sono arrivati anche alla cerimonia commemorativa ufficiale a Martigny. Le autorità inquirenti, al contrario, vogliono interrogare anche l'eroe. Vocat è stato convocato come persona informata sui fatti. Il motivo? La sua presenza durante un'ispezione al Constellation, durante la quale non venne segnalata la presenza di schiuma fonoassorbente infiammabile sul soffitto.

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