«Un altro Rabadan è possibile? Sì, e va vietato ai minorenni»

«Il problema non è il Rabadan, i carnevali o qualsiasi tipo di evento, ma sta nell’educare i genitori... ad educare e gestire i propri figli. Perché se togliamo tutti gli eventi, queste cose capiteranno al parco il sabato sera come peraltro, ormai, già succede». Son scesi come coriandoli dal cielo i commenti all’articolo online che abbiamo pubblicato lunedì sera (con tanto di «mi piace» dell’ex sovrano Renato Dotta) riguardante la mozione inoltrata al Municipio di Bellinzona che chiede di rivedere la gestione dei bagordi della capitale (vedi anche il cartaceo di ieri). Un appello di due politiche e mamme - Maura Mossi Nembrini (Avanti con Ticino&Lavoro-Più Donne-Il Noce) e Lorenza Giorla Röhrenbach (Verdi-FA-Indipendenti) - alla politica per tutelare soprattutto i minorenni. Perché la sera e la notte la manifestazione è diventata «uno spazio che appare sempre più come un contenitore di consumo e abuso di alcol (e non solo)». Il Municipio, puntualizzano, è «chiamato a scegliere se continuare a misurare il successo solo in termini di numeri eclatanti da esporre» (l’edizione conclusasi ieri sera viaggia verso i 180.000-200.000 festaioli) oppure se orientare i frizzi e lazzi «verso un modello più sicuro, più culturale e realmente coerente con l’identità» della Turrita.
Alcol e cattive maniere
Moltissime, dicevamo, le reazioni dei sudditi del Web. Il concetto di educazione in senso lato (pure di coloro che prendono parte alla festa) è centrale. E, di conseguenza, il ruolo di mamma e papà: «La cultura del divertimento sano dovrebbe partire dalle mura domestiche». E, ancora: «Siamo noi genitori i colpevoli». «I figli hanno troppa libertà». «Quando vedo dei ragazzi di 16-17 anni scendere dal treno con bottiglie di vodka, birre e tanto altro non credo che è colpa del Rabadan o dei carnevali». «Mi sono sentito a disagio come 33.enne a vedere ragazzini portati in barella o che vomitano agli angoli della strada».
Le risse? «Abbiamo fallito»
C’è chi si spinge oltre, auspicando il divieto di entrata ai minori di 18 anni dalle 19 o l’abolizione tout court dei bagordi: «Purtroppo ho assistito a gruppi di ragazzini con passamontagna che andavano a ‘disturbare’ i loro coetanei che si stavano divertendo. Sono intervenuta due volte ed ho avvisato gli agenti di sicurezza». La discussione, inevitabilmente, si sposta poi sulla presunta aggressione ai danni di un 18.enne avvenuta sabato sera. «C’era tutta questa sicurezza voluta per scongiurare incendi e incidenti... e poi nessuno si accorge di un pestaggio di gruppo avvenuto in una zona centralissima (a pochi passi dal capannone di piazza del Sole; n.d.r.)». Una donna rincara la dose: un evento simile è «un fallimento totale. In questo caso non è colpa della festa, ma di adulti assenti».
Vero è, a scanso di equivoci, che la stragrande maggioranza dei festaioli si comporta in modo impeccabile. Così come è assodato che negli ultimi anni le diffide sono più o meno stabili, se non in diminuzione. Ad un tratto affiora la nostalgia di quando il carnevale a Bellinzona era «piccolo e bello. Pochi bar e tendine. Entrata libera e pin’s a 5 franchi ad acquisto libero». Un uomo afferma di aver fatto «vent’anni di Rabadan e la prima cosa era divertirsi con rispetto. Ora è un disastro». Forse ci vorrebbe il più classico dei compromessi, come ad esempio la proposta di serate solamente per gli «over 30». Chi scrive, in occasione della conferenza stampa del 5 febbraio scorso, l’ha chiesto alla Società Rabadan: quali sono, potenzialmente, i limiti dell’evento? Quante persone, al massimo, si possono prevedere sull’arco dei sei giorni, visto il continuo successo dell’appuntamento? Anche perché, diciamocelo, più di 35.000-40.000 persone - la sera - la capitale non può «contenerle»; durante il giorno, al corteo della domenica, è infatti un altro discorso. La risposta è stata abbastanza evasiva. «Siete mai stati in Brasile? Quello sì che è un carnevale», afferma in conclusione un utente su Facebook, facendo riferimento ad allegria e balli nel sambodromo.
Il testimone passa a Biasca
Prima di eventualmente partire per Rio de Janeiro o Porto Alegre, chi vuole ancora far festa (sempre con testa) può farlo da oggi a Biasca. Alle 20.30 è previsto il corteo notturno seguito dal concerto delle guggen e dalla consegna delle chiavi alla Regina Taitü. Domani dalle 14 sfileranno i bambini, mentre venerdì pranzo degli anziani e festa fino alle ore piccole. Il momento clou è in agenda sabato con, dapprima, la risottata (come quella andata in scena ieri a mezzodì al Rabadan: vedi il video) e, poi, il corteo mascherato alle 14.







