Che garbuglio, caro Trujillo: l'ACB è a terra, ma la piazza si muove

«Il calcio è l’arte dell’imprevisto. Dove meno te lo aspetti salta fuori l’impossibile». Splendori e miserie del gioco più amato al mondo il compianto scrittore Eduardo Galeano li ha sviscerati fino al parossismo. Fosse passato da Bellinzona avrebbe avuto la conferma che, sì, le cadute possono essere repentine, ma con resilienza si può risalire. L’ACB lo ha fatto nel 2013, quando fallì sotto la presidenza di Gabriele Giulini. Dovrà farlo anche stavolta. Resta da capire se dalla Promotion League - a seguito della retrocessione sul campo effettiva da ieri sera - oppure dalle leghe minori. Di sicuro lo farà senza il patron Juan Carlos Trujillo Velasquez (al timone da giugno 2025), come avevamo riferito sabato preannunciando il suo addio. Che è stato confermato oggi ai colleghi di TeleTicino. L’imprenditore colombiano - in attesa della conferenza stampa indetta per martedì prossimo nella Turrita e che, inizialmente, avrebbe dovuto tenersi oggi - si è espresso nelle scorse ore a «Blu Radio», emittente del suo Paese. Evocando tre scenari: il ritorno di Pablo Bentancur (il predecessore di Trujillo), l’avvento di nuovi investitori (e di interessati ce ne sono, si veda più avanti) oppure la liquidazione della pluricentenaria società.
I tempi stringono
«Dobbiamo avere chiarezza sulle finanze del club. Una chiarezza che non abbiamo mai avuto», ha affermato l’uomo d’affari sudamericano ai microfoni della radio, sollecitato da giornalisti che credevano che Bellinzona fosse in Italia. Juan Carlos Trujillo Velasquez ha chiamato in causa - a più riprese - Pablo Bentancur, al quale deve ancora 400 mila franchi. Somma equivalente alla terza ed ultima tranche della vendita del club e per la quale quest’ultimo ha spiccato un precetto esecutivo. «Gli accordi iniziali vincolavano la parte del pagamento alla consegna di una situazione orfana di debiti», ha spiegato l’imprenditore colombiano. Secondo il quale le cose sono andate diversamente: «Ma non per malafede o malizia di Bentancur. Semplicemente nemmeno lui era a conoscenza di determinati scoperti». Il riferimento è soprattutto ai diritti di formazione (per complessivi 750.000 franchi) legati a tre giocatori prelevati dai granata dal Llaneros Futbol club, società di cui Trujillo è presidente. Sta di fatto che i «debiti sono ingenti» (oltre 3 milioni di franchi, ci risulta): «Entro una settimana vogliamo risolvere l’impasse. Nel bene o nel male. Che cosa significa nel bene? Che Bentancur riprenda in mano il club o che un nuovo gruppo di investitori subentri al sottoscritto». L’opzione peggiore, per contro, è il fallimento. Se davvero - come appare oramai probabile - venissero depositati i bilanci in Pretura, si aprirebbero due scenari. Da un lato la procedura ordinaria di fallimento (quindi la «morte», sportiva, della società fondata nel 1904) o, dall’altro, il concordato. In questo caso si permette a un debitore in difficoltà di evitare il fallimento ordinario, risanando la propria situazione o liquidando i beni in modo ordinato.
«Vanno depositati i bilanci»
«L’ultima opzione da lei citata, ovviamente, è quella che tutti auspicano. E, personalmente, sarei disponibile a svolgere il ruolo di commissario del concordato (la nomina spetta al pretore; n.d.r.). Bisogna far di tutto per tentare di salvare l’ACB e permettere alla squadra di iniziare la prossima stagione in Promotion League. La procedura concordataria è indubbiamente la via migliore. Occorre però sbrigarsi. Il tempo stringe», afferma da noi interpellato Brenno Martignoni Polti. Avvocato e notaio, già sindaco di Bellinzona, ma soprattutto fino al 31 luglio 2025 presidente della prima squadra granata. Non c’è il rischio di un conflitto di interessi?, chiediamo. «Assolutamente no. Tanto più che oramai non sono più alla testa del club da quasi dieci mesi. Le dirò, anzi, che potrebbe essere un vantaggio, dato che ho delle conoscenze pregresse legate alla società. Ciò che non farebbe altro che accelerare i tempi. Ed è proprio quello che serve in questo momento». Il compito del commissario, se si vuole, lo si può equiparare a quello di un mediatore. Ha un ruolo di supervisione e facilitazione per accompagnare l’azienda verso il risanamento e, nel contempo, per tutelare gli interessi dei creditori. I creditori, appunto. Qualcuno, parliamo in termini generali, potrebbe pure rinunciare. O «spalmare» il suo credito su più anni, evitando in questo modo il fallimento del debitore. Non siamo tuttavia ancora a quel punto, se mai ci si arriverà. Tutto, infatti, dipende non tanto da Juan Carlos Trujillo Velasquez, ma dall’amministratore unico dell’ACB 1904 SA Mario Rosas. Cittadino spagnolo, già assistente allenatore dell’ACB, ricopre la carica dalla scorsa estate. In questi mesi tormentati è sempre rimasto nell’ombra. Cosa farà? Si convincerà a depositare i bilanci a breve?
La «piazza» si muove
Eccoci al dopo Trujillo, ora. Stando a nostre informazioni, la cosiddetta «piazza» - con persone già intervenute nel 2001 (quando la conduzione di Gianmarco Calleri e delle finanze altrettanto disastrate fecero temere il peggio al Comunale), ma non solo - avrebbe iniziato a valutare una possibile azione comune. Si parla anche dello sponsor principale del rinato Torneo pasquale, attivo in ambito immobiliare. E, chissà, in una forma tutta da definire, pure del Sion del presidentissimo Christian Constantin e del direttore generale Marco Degennaro. Il tutto, va da sé, a una condizione: alleggerire di 1,5-2 milioni - e dunque di tutto ciò che non sono «semplici» debiti con fornitori e dipendenti - il passivo granata.
Contattato dal CdT, Degennaro (con un passato di successi all’ombra della Fortezza, dal 2001 al 2010) si tiene a distanza di sicurezza da ogni speculazione e si limita a rilevare che «le retrocessioni, nello sport, accadono. Non nego però di provare un profondo dispiacere, per il legame emotivo che mi lega a Bellinzona e al Bellinzona. In particolare, a fare male sono la desolazione - in termini di seguito - e l’incertezza che hanno e stanno accompagnando questi risultati negativi. Se oggi si prospetta una situazione poco chiara sul fronte societario è perché esistono delle fragilità, più o meno evidenti. Non conosco bene la realtà attuale, ma è indubbio che la distanza fisica tra la proprietà e la gestione corrente del club non ha facilitato la situazione. Le prospettive cupe e lo spettro del fallimento? Beh, qualora subentrasse lo scenario peggiore, auspico una presa di coscienza di chi è al comando. Un colpo di coda, per salvare il salvabile e poi lasciare ad altri. Ma, ripeto, non mi permetto di giudicare e di indicare soluzioni. Spero solamente che ai vertici dell’ACB vi sia un’idea». Di colpo la mente corre, appunto, al 2001. Marco Degennaro c’era. E oggi rammenta «un periodo estremamente difficile. Allora li conoscevo da poco, ma insieme a una decina di figure locali, vicine al Bellinzona, fu possibile trovare una via d’uscita». Attualmente si vocifera di scoperti per oltre 3 milioni, tra pendenze per chiudere la stagione, debiti, quote in sospeso con Bentancur e contenziosi con la FIFA. Tolte le controversie tra patron e al netto del nodo, forse risolvibile, dei diritti di formazione, sul tavolo resterebbero circa 1,5-2 milioni. Guarda caso una cifra paragonabile a 25 anni fa. «Allora il buco da sanare era per certi versi cristallino. Al momento, per contro, vi sono diversi punti poco trasparenti».
Il capitano: «Lasciati soli»
A caldeggiare una dimensione più umile e misurata, lunedì sera, al termine della condanna impartita dal campo, è stato pure capitan Dragan Mihajlovic. «In questi quattro anni, in qualità di giocatori, non abbiamo mai cercato alibi, nonostante il ripresentarsi - ancora e ancora - di problemi fuori dal campo. Licenze in primis. Si è abbracciata la pericolosa tentazione del ‘tutto e subito’, giocando con il fuoco e purtroppo fallendo. Ma come staff e squadra siamo stati abbandonati. Ora si tratta di capire se l’attuale proprietà avrà il coraggio e il senso di responsabilità per ottemperare alle promesse fatte. Per il bene della Città e del Bellinzona, poco importa se in Promotion League. Servono normalità, aspettative contenute e una visione coerente, fatta di piccoli passi e di giovani. Con persone serie al comando o a cui delegare la gestione del club. Questa catena, ahinoi, non è mai stata solida di recente».
«Degennaro è la persona giusta»
Potrebbe rinascere già in primavera, il «nuovo» ACB. Grazie a degli imprenditori locali o, quantomeno, a persone vicine al club che aiuterebbero i granata a risollevarsi. Uno su tutti l’ex patron Pablo Bentancur. E il già presidente Manuele Morelli, al timone dal 2005 al 2008, il magico anno della finale di Coppa svizzera (persa contro il Basilea) e della promozione in Serie A? «Non chiudo la porta. Potrei pensarci, ma al momento non c’è nulla di concreto. In questi anni sono stato un osservatore attento». Allora ci dica che società ha visto in questa tribolatissima stagione… «Provo una grande tristezza. Delusione ma pure tanta rabbia per qualcuno che dal nulla è apparso e ha giocato con la realtà di Bellinzona in modo indecente. Dapprima creando entusiasmo con proclami quali la promozione in Super League, illudendo i tifosi quando dalla prima giornata l’ACB è stato ultimo in classifica. Poi si è praticamente eclissato, non intervenendo tra l’altro nel mercato invernale per poter almeno migliorare la rosa. Si è così arrivati alla lenta agonia. Il suo comportamento (di Juan Carlos Trujillo Velasquez, che Morelli non nomina mai; n.d.r.) è vergognoso e imperdonabile».
Marco Degennaro sarebbe la persona giusta? «Assolutamente. È un profondo conoscitore di calcio e una persona intelligente e razionale, con un’attenzionale maniacale al bilancio. Sarebbe bellissimo se si riavvicinasse al club con un salvataggio in grande stile. Non vedo per contro favorevolmente le ipotesi di fusione con altri club (Paradiso e Semine; n.d.r.) di cui si vocifera. L’ACB, se mai dovesse farlo, dovrebbe ripartire con orgoglio dalla categoria che si merita e che gli spetta, inserendo dei giovani ticinesi ed andando a prendere giocatori in Seconda o Terza Lega. La piazza, e non solo, lo apprezzerebbe. E finalmente potremmo rivedere i tifosi al Comunale in buon numero».






