Il caso

Docente arrestato, quel percorso uniti per ritrovare la piena serenità

Giubiasco: ritorno sui banchi di scuola «normale» per gli allievi delle Medie, al centro della cronaca dopo il fermo di un insegnante per atti sessuali nei confronti di almeno due alunne - Il 37.enne verrà di nuovo interrogato nei prossimi giorni
©CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
Giacomo Butti
13.04.2026 16:10

Cesare Pavese ha provato a spiegarci cos’è il coraggio: «Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola». Essere forti vuole anche dire, soprattutto, agire assieme per affrontare un evento spiacevole. Le Medie di Giubiasco da quasi un mese stanno vivendo una situazione fortunatamente senza precedenti in oltre mezzo secolo di storia. L’arresto dell’insegnante ticinese, accusato di atti sessuali nei confronti di almeno due allieve, ha profondamente scosso l’istituto di via Fabrizia dove il 37.enne era attivo da un decennio abbondante. Quella odierna è stata una giornata particolare perché coincideva con il ritorno sui banchi dopo le vacanze pasquali. Una settimana durante la quale i genitori hanno avuto modo di parlare diffusamente del caso con i propri figli. Chi più chi meno lo hanno fatto tutti. I servizi del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), la direzione stessa ed il corpo docente erano e rimangono a disposizione degli alunni. Lo hanno fatto pure nelle ultime ore. Ciò ha permesso un rientro a scuola «normale», se così si può definire alla luce della gravità di quanto accaduto. E di cui, inevitabilmente, si continuerà a parlare per mesi, in primis sui media.

Il coraggio diventa solidarietà

Il primo passo, quasi banale dirlo, è stato quello di non ignorare il problema. Occorre parlarne apertamente (e ciò è stato fatto fin da giovedì 2 aprile, quando vi è stata una comunicazione a tutte le famiglie seguita - a stretto giro di posta - dalla nota stampa del Ministero pubblico e della Polizia cantonale in merito all’arresto dell’uomo) per ridurre l’isolamento. E per poter imbastire una risposta comune che andrà elaborata passo dopo passo, nel rispetto dei tempi e delle fragilità di ognuno. Secondariamente il percorso intrapreso comprende il sostegno a più livelli (psicologico, ma non solo) a chi ne ha bisogno e/o a chi si trova in difficoltà, coinvolgendo direzione, insegnanti, educatori e consulenti. In questo caso il coraggio, di cui dicevamo all’inizio, diventa solidarietà. In terzo luogo verranno organizzati dei momenti di dialogo guidati per poter esprimere, liberamente, le proprie emozioni senza giudizio. L'obiettivo è quello di arrivare a costruire delle soluzioni insieme e condivise, valorizzando il rispetto reciproco e riconoscendo i gesti positivi. L’importante è dire, con tutta l’umanità possibile, «ci sono» quando qualcosa non va. Quando una mano serve, davvero, per poter riappropriarsi appieno della serenità.

Inchiesta a spron battuto

E l’inchiesta penale? Prosegue a spron battuto. Le indagini, coordinate dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, stanno andando a scavare nel passato «scolastico» del 37.enne (rinchiuso alla Farera) per determinare se - oltre alle due presunte vittime accertate - vi siano state altre allieve che hanno subito le sue malsane attenzioni. Il docente, ci risulta, dopo aver cercato di minimizzare il comportamento riprovevole, è stato messo di fronte ai suoi stessi messaggi del telefono cellulare. Nei prossimi giorni verrà nuovamente interrogato.

L’MPS sollecita il Governo

Nel frattempo la politica continua a tenere alta l’attenzione sulla fattispecie (si veda il CdT degli scorsi giorni). Oggi è stato presentato il quinto atto parlamentare all’indirizzo del Governo. Stavolta è stato il turno di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini (MPS): «Il caso di Giubiasco solleva interrogativi profondi sull’efficacia della vigilanza, sulla capacità delle scuole di riconoscere e affrontare tempestivamente segnali di rischio, sulla cultura interna degli istituti e sulla reale diffusione delle misure di prevenzione». I deputati domandano come sia stato possibile per il 37.enne agire «indisturbato» per mesi se non addirittura anni (l’arco temporale verrà chiarito dall’inchiesta): «Come valuta il Consiglio di Stato il fatto che numerosi allievi hanno interpretato la relazione tra docente e allieva come “innamoramento”? Quali riflessioni trae il DECS rispetto alla mancanza di strumenti critici, alla normalizzazione di dinamiche di potere e alla scarsa percezione del rischio da parte degli studenti?». Gli interpellanti chiedono, infine, l’elenco delle misure di prevenzione attualmente messe in atto negli istituti scolastici ticinesi: «Quali misure immediate intende adottare il DECS per contrastare il clima di omertà e banalizzazione che sembra emergere dal caso di Giubiasco? Sono previste campagne mirate rivolte agli allievi, percorsi di formazione obbligatoria per tutto il personale, procedure più chiare e accessibili di segnalazione?».

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