«I politecnici non guardano il passaporto, in Ticino invece...»

Il cantone deve puntare sull’innovazione. Occorre osare, sfruttando le competenze degli istituti accademici e creando delle sinergie con i privati. Da quasi un anno e mezzo Mauro Dell’Ambrogio è presidente di Switzerland Innovation Park Ticino. Ecco la sua analisi in vista della serata-evento organizzata dal Gruppo CdT giovedì 16 aprile alle 18 nell'auditorium della Scuola cantonale di Commercio a Bellinzona (per le iscrizioni si veda sotto e sull'edizione cartacea di oggi).
Signor Dell’Ambrogio, il Parco dell’innovazione sarà il fiore all’occhiello del quartiere che si svilupperà al posto delle Officine FFS di Bellinzona, la cui pianificazione è in fase di «revisione». Fondamentale è, e lo sarà ancora di più in futuro, la collaborazione tra istituti accademici ed aziende e start-up. Allo stato attuale come siamo messi in Ticino e quali prospettive intravede?
«Intanto ci stiamo occupando dei contenuti del Parco, visto che la disponibilità del sito delle Officine FFS non sarà a breve. Alcune ubicazioni sono peraltro vincolate altrove, come i droni all’aeroporto di Lodrino. Va inoltre ribadito che il Parco non ha alcuna pretesa di esclusività, per quanto riguarda i progetti in collaborazione tra aziende e ricerca universitaria, che già avviene in Ticino da molti anni e in molti ambiti. Suo compito è favorire la creazione di centri di competenza attraverso le sinergie tra più progetti di più imprese. Le prospettive dipendono, come per tutta l’economia, da condizioni quadro non sempre prevedibili, in parte dipendenti dalla nostra volontà (regolazioni fiscali, del mercato del lavoro, d’utilizzo del territorio, eccetera) e in parte no (congiuntura internazionale, barriere agli scambi commerciali, prezzi di energia e materie prime e così via)».
Dei tre centri di competenza (Scienze della vita a Bellinzona, Swiss Drone all’aeroporto di Lodrino e Lifestyle Tech di Lugano) solo quello relativo ai droni ha finora dato risultati incoraggianti e suscitato l’interesse dei privati. Che ne sarà degli altri due?
«Per i droni siamo già in una fase operativa, con progetti in corso. Per gli altri due centri siamo ancora in una fase embrionale: la potenzialità dei contenuti è confermata, ci sono aziende interessate. È in corso la definizione di piani d’operazione. Contiamo di dare avvio per entrambi alla fase operativa nel corso di quest’anno».

Se pensiamo a Bellinzona il Municipio crede molto (e non ha mancato di investire in tal senso: il riferimento è in primis alla riqualifica dello stabile in via Vela, rilevato dal Comune nel 2021 e i cui spazi sono già interamente occupati) nel rafforzamento del polo biomedico, considerato uno dei progetti strategici della Città che verrà. Per capirci: c’è il rischio che il primo (che genera un valore aggiunto di oltre 80 milioni per la capitale e l’agglomerato) ed il centro di competenza delle Scienze della vita procedano anche in futuro su binari paralleli?
«Il polo biomedico a Bellinzona è ora principalmente costituito da centri di ricerca, che hanno l’obiettivo primario di generare nuove conoscenze. Qualche attività imprenditoriale su questi temi, che ha invece l’obiettivo di generare prodotti vendibili, si è sviluppata, ma va tenuto conto che in questo campo - ad esempio per la produzione di nuovi medicinali - occorrono investimenti molto importanti, che si concentrano in regioni che già dispongono di adeguate competenze e infrastrutture, come Basilea. Da alcuni mesi è agibile il laboratorio in via Vela, promosso con lungimiranza dalla Città, e sono in avanzato stadio le trattative per utilizzarlo per un progetto nell’ambito del costituendo centro di competenza».
Nel Parco verranno sviluppati altri settori, nuovi contenuti, oltre a quelli appena citati?
«È possibile, anzi auspicabile, ma le risorse sono modeste, da destinare con attenta selezione. Ci sono altre notevoli potenzialità in Ticino, ad esempio per l’intelligenza artificiale con l’istituto IDSIA di USI e SUPSI, attorno al quale molto già si muove. Ma il Parco, come detto prima, non ha alcuna ambizione di monopolio: siamo ben lieti se possiamo aggiungere qualche tassello a un mosaico composto da molte altre iniziative. Noi possiamo offrire qualche modesto finanziamento pubblico, a fronte di necessari investimenti privati, e il marchio di qualità dello Swiss Innovation Park, al quale siamo affiliati. Ma ben venga che ci sia chi può fare a meno dell’uno e dell’altro».

Cosa potrebbe portare un’antenna ticinese del Politecnico federale di Zurigo, auspicata da Piero Martinoli (ex presidente dell’USI di Lugano) e da Giorgio Noseda, dal 1997 al 2012 alla testa della Fondazione per l’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona?
«Numerosi istituti di ricerca in Ticino hanno collaborazioni con il Politecnico di Zurigo. Una sua antenna, anzi ben di più, è già in Ticino: il Centro nazionale di calcolo scientifico. Non bisogna però farsi illusioni: ogni angolo della Svizzera sogna un pezzetto di Politecnico, perché tutto pagato dalla Confederazione, ma gli organi direttivi dei politecnici sono attenti ai vantaggi della concentrazione. Aggiungo che vi è una certa incompatibilità tra l’abitudine dei politecnici federali di reclutare i migliori senza guardare al passaporto, e l’abitudine nella politica ticinese di conteggiare l’origine delle persone occupate quando si creano posti di lavoro. E questo oltre Gottardo si sa».











