Bellinzona

«La Fortezza va fatta dialogare con il centro e resti libera»

La Federazione Architette e Architetti favorevole al rilancio dei castelli, ma a precise condizioni - Focus sulla qualità del progetto, sul rapporto con il tessuto urbano e sull'accessibilità
© CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
11.09.2026 12:00

«Un progetto unitario, armonioso e lungimirante». È raro che la sezione ticinese della Federazione Architette e Architetti svizzeri (FAS) prenda posizione pubblicamente su un tema. Ma per la valorizzazione da 19 milioni di franchi della Fortezza di Bellinzona, in votazione domenica 27 settembre, ha fatto un’eccezione. Dice sì al rilancio, anche se vi sono tre aspetti che «non risultano sufficientemente considerati» e la cui integrazione «riteniamo indispensabile per garantire la qualità complessiva» di quanto auspicato dalla Città e dal Cantone. Non solo, c’è altresì la disponibilità ad accompagnare il Municipio nell’individuazione di «un percorso procedurale adeguato alla complessità e al valore del comparto».

Gli aspetti tecnici

Il primo punto sollevato dalla FAS è quello riguardante gli aspetti più tecnici. Per intervenire su un bene UNESCO occorrono «procedure capaci di garantire la qualità di ogni nuova trasformazione o aggiunta. In questo senso consideriamo imprescindibile il ricorso a una procedura concorsuale, capace di favorire il confronto tra idee e di garantire qualità, trasparenza e pluralità di approcci». Solo grazie al confronto tra i progettisti si possono individuare «soluzioni capaci di interpretare con sensibilità la complessità del luogo, ma anche, nel caso specifico, per trovare il giusto equilibrio tra una musealizzazione attuale e la tutela del patrimonio storico architettonico».

Il perimetro sotto la lente

L’attenzione si rivolge in seguito al perimetro del progetto. Al centro del rilancio va posta la dimensione urbana, non solo i castelli, la Murata e la cinta muraria: «Se l’obiettivo è generare ricadute economiche attraverso il turismo, l’attenzione deve estendersi anche al nucleo medievale e ai quartieri ottocenteschi, rafforzando il rapporto tra il patrimonio monumentale e la città. Il potenziale turistico ed economico risiede infatti nella capacità di mettere in relazione la Fortezza con le attività commerciali, la ristorazione, l’offerta alberghiera e, più in generale, con la vita quotidiana del centro».

Il salotto buono e le chiusure

Tanto più in un periodo, come abbiamo più volte scritto negli ultimi anni, in cui il «salotto buono» della Turrita è stato confrontato ad alcune chiusure di attività, in primis nella parte alta del viale Stazione. «È in questa capacità di generare relazioni e ricadute diffuse che la valorizzazione del patrimonio può diventare un elemento di rigenerazione e una concreta opportunità di sviluppo per l’intera città», puntualizza la sezione ticinese della FAS in una nota.

Il carattere pubblico

Gli architetti si chinano infine sull’accessibilità degli spazi dei manieri. Che deve restare libera ed «ulteriormente rafforzata», osservano, senza quindi introdurre dal 2029-2030 un biglietto come si vorrebbe fare per la corte interna del Castelgrande e la galleria della Murata. «Ogni intervento dovrà preservare e consolidare il carattere pubblico di questi luoghi, evitando limitazioni d’uso o forme di gestione che possano comprometterne l’apertura, la fruibilità e la piena disponibilità per la collettività», conclude la federazione.

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