L'intervista

Sfida tra cavalieri, fra castelli e Murata: ma con armi diverse

Bellinzona: faccia a faccia tra il sindaco Mario Branda e l’ex timoniere Brenno Martignoni Polti (capofila dei referendisti) in vista della votazione del 27 settembre sulla valorizzazione della Fortezza - «Non si affossi l’intero progetto solo per il nome» - «Far pagare il biglietto va contro la storia»
Brenno Martignoni Polti, a sinistra, e Mario Branda a confronto nella redazione di Bellinzona del CdT. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
Giacomo Butti
07.09.2026 06:00

Più che un duello è stato un pas d’armes fra due intrepidi cavalieri, tanto in voga nel basso Medioevo. Il sindaco di Bellinzona Mario Branda e l’ex timoniere Brenno Martignoni Polti (capofila dei referendisti) si sono confrontati nella nostra redazione in vista della votazione di domenica 27 settembre sul progetto da 19,1 milioni di franchi per la valorizzazione della Fortezza. Nelle due pagine sul cartaceo trovate il vademecum di una chiamata alle urne attesa e che, come abbiamo riferito nelle ultime settimane, sta scaldando gli animi. Sui social, inoltre, ecco pure un video.

Gli animi si scaldano

Uno dei punti che è stato sollevato dai referendisti è quello del nome. Il marchio «Fortezza» è in vigore dal marzo 2021. Come mai, allora, non disse nulla? «Perché si è voluta far passare in sordina un’operazione di marketing sottraendola al controllo popolare. Nessun dibattito pubblico. Nessun approfondimento. Lo ripeto da mesi: “in nomen omen”. Fortezza non rende giustizia ai manieri», esordisce Martignoni Polti. Branda, però, non ci sta, in quanto «il nome non è oggetto del referendum, che verte sul credito approvato a maggioranza dal Legislativo il 9 marzo scorso. I castelli continueranno a chiamarsi così. Fortezza è un termine generale che illustra il complesso fortificato, connotandone la sua eccezionalità. Non ce lo siamo né immaginato né introdotto surrettiziamente. È stato il risultato di una discussione che ha coinvolto gli esperti e gli storici. Spero davvero che ciò non diventi il motivo principale per affossare l’intero progetto».

Qualora dalle urne uscisse il «NO», per Martignoni Polti bisognerebbe «cambiare anche il nome. Se così non fosse, ve lo preannuncio, partirebbe un secondo referendum. Fortezza è il titolo dato al messaggio municipale, al progetto. È oggetto, eccome, del referendum. In caso di vittoria del “NO” sarebbe tutto il messaggio ad essere cassato. Andrebbe rielaborato. Nome compreso».

Il ticket e le novità

Eccoci al biglietto per accedere, dal 2029-2030, alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata. Nel canton Argovia, ad esempio, si pagano 5 franchi al fortilizio di Lenzburg e 3 in quello di Hallwyl. Perché siete contrari? «Nell’ambito del restauro coordinato dall’architetto Aurelio Galfetti si è introdotto il concetto di uno spazio libero urbano, a favore della comunità. Che deve restare libero. È un po’ come se, in futuro, la Città dovesse far pagare l’entrata in piazza del Sole», risponde l’ex sindaco.

Dal canto suo Branda osserva che «si farà comunque una distinzione per i bellinzonesi e per le scolaresche. I castelli hanno dei costi di gestione e manutenzione importanti che sono coperti dal Cantone (che ne è proprietario) e dalla Città. È giusto che anche i turisti contribuiscano in parte alle spese». In questa campagna si sta parlando poco dei contenuti previsti. C’è però chi ritiene che, in un periodo di ristrettezze economiche un po’ per tutti, 19 milioni siano troppi. «I costi corrispondono a quello che offriamo - spiega Branda -. E ciò è stato confermato dai controlli, effettuati da consulenti esterni, ai quali ci siamo affidati. È un investimento in linea con quanto fatto nel resto della Svizzera per valorizzare un patrimonio culturale e/o storico. Anzi, noi spenderemmo ancora meno. Quando si mette mano ad opere di questo tipo sono richieste delle competenze ed una qualità nel tipo di intervento che hanno dei costi relativamente consistenti. Stiamo infatti parlando non solo delle infrastrutture museali ed espositive, ma altresì delle tecnologie, dell’impiantistica e della progettazione in sé».

Secondo Martignoni Polti il progetto al voto «non creerà un cambiamento di asse, cioè non farà veramente una differenza rispetto a quello che già esiste. Oggigiorno le mostre interattive, quelle di grande richiamo, si possono acquistare “chiavi mano”, nel senso che il pacchetto è già completo, ad esempio, di tecnologie ed impiantistica. Riteniamo, per contro, che sia fondamentale come prima cosa mettere in rete i castelli. Ora si ripropone la risalita meccanica, dal centro storico al castello di Montebello, che è un’idea di cui si discute da oltre un decennio. Si potrebbe pure pensare ad un ascensore orizzontale».

Politici o tecnici?

Forse meno appariscente degli altri argomenti, quello della governance rappresenta tuttavia un nodo cruciale. Per i referendisti, l’affidamento della gestione del sito UNESCO a una fondazione rappresenterebbe un passo falso. «Vorrebbe dire, effettivamente, sottrarre al controllo popolare tutta una serie di decisioni», afferma Martignoni Polti. «Dovesse prevalere il “SÌ” la fondazione potrebbe applicare qualsiasi nuovo piano senza passare da Consiglio comunale, Gran Consiglio e tanto meno dal controllo federale. Questa, per noi, è una scelta di campo, un’impostazione di governance che non possiamo assolutamente accettare».

Argomentazioni rimandate al mittente dal sindaco. «La gestione della Fortezza rimarrà al 100% in mani pubbliche, considerato che la fondazione sarà composta da rappresentanti di Città, Cantone ed Organizzazione turistica. In nessun modo i privati concorreranno alla gestione. E il controllo del Legislativo sarà dato, nella misura in cui la fondazione riceverà un mandato di prestazione che deve essere avallato dallo stesso plenum. Qualora le richieste di crediti superino i limiti, sia a livello comunale sia a livello cantonale, si potrà dunque intervenire».

Nel Consiglio di fondazione (composto da 5-7 membri) siederanno in numero uguale rappresentanti di Città e Cantone nonché del settore turistico. Da chiarire, tuttavia, se saranno politici (municipali e consiglieri di Stato) o tecnici. «È presto per dirlo, si tratta di dettagli non ancora decisi. Nel caso in cui dovessero essere scelti dei tecnici, si punterà su rappresentanti dei beni culturali, sul manager UNESCO e su figure simili», risponde Branda. Categorico, invece, l’ex sindaco: «Se si dice che la Città è rappresentata, dovrà esserlo per il tramite di un politico. Affidare quella posizione a uno specialista è tutta un’altra cosa».

Le possibili conseguenze

Se poco si è parlato dei contenuti del progetto, da chiarire sono anche le conseguenze di un eventuale affossamento del rilancio. Tutto da buttare? «In caso di “NO” il lavoro andrebbe rifatto da zero. Cadrebbe il finanziamento comunale, insieme a quelli del Cantone e della Confederazione. Sarebbe uno spreco di risorse, perché la progettazione è costata 1,8 milioni. Sarebbe tutto da rifare e non è chiaro chi vorrà riprendere in mano il tema», precisa il sindaco. Insomma, per un ulteriore, indefinito numero di anni, l’offerta museale ai castelli - già attualmente bisognosa di un restyling, come riconosciuto da entrambe le parti - marcerebbe sul posto.

Ma Martignoni Polti si definisce tranquillo sul rischio che ciò incrementi il gap dell’offerta fra il patrimonio bellinzonese e quello di simili altri «tesori» in Svizzera e all’estero. «Uno stop sarebbe un ottimo momento di riflessione, necessario per ripartire con un progetto vero che abbia al centro i castelli. Meglio ancora, permetterebbe di raddrizzare una comunicazione che cozza con la storia».

Se il progetto dovesse, invece, essere approvato, il Municipio si dice pronto a sedersi al tavolo con i referendisti: «L’essenza rimarrà tale. Ma se possiamo fare qualcosa per tranquillizzare chi teme per identità e senso di appartenenza lo faremo volentieri, ad esempio ragionando sulla posa di più cartelli con i nomi dei manieri. Altrettanto si può dire sul sistema di risalita, che - come concetto - fa parte della seconda fase della valorizzazione. Le buone idee sono sempre le benvenute».

La copertura del Gruppo CdT

La valorizzazione della Fortezza è uno dei progetti strategici della Bellinzona aggregata, che nell’aprile 2027 soffierà su dieci candeline. Il faccia a faccia odierno fra il sindaco Mario Branda e l’ex timoniere Brenno Martignoni Polti - arricchito da un filmato che trovate sui canali social del Corriere del Ticino, mentre sul cartaceo trovate una doppia pagina - è l’ennesimo contenuto prodotto dal nostro giornale nelle ultime settimane sull’argomento. La copertura nostra e del Gruppo CdT non si ferma: mercoledì 9 settembre alle 18.45, su Teleticino, la caporedattrice Laura Milani condurrà una puntata speciale di «Radar».

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