L'intervista

«Ricandidarmi? Sedici anni da sindaco non sono pochi»

Il timoniere di Bellinzona Mario Branda a ruota libera - Dal dolore per Crans-Montana, alle elezioni del 2028, passando per i progetti, il moltiplicatore destinato ad aumentare e i rapporti con il Cantone: «Il ribaltamento di oneri è un serio problema, non si può continuare così»
Mario Branda, classe 1960, è sindaco della capitale dal 2012. © Ti-Press/Crinari
Alan Del Don
09.01.2026 06:00

Bellinzona è una città che «non sembra tramutare con un ritmo troppo diverso da quello del cuore umano», diceva il poeta Giorgio Orelli, tra i preferiti dal sindaco Mario Branda. Nell’intervista concessa al Corriere del Ticino svela che anno sarà per la capitale, con dei progetti che entreranno nel vivo ed altri da affinare. E poi i rapporti con il Cantone, le iniziative sulle casse malati, il futuro aumento del moltiplicatore e le elezioni del 2028. «Un altro quadriennio? Sedici anni da sindaco non sono pochi», la risposta oltremodo sibillina.

Signor sindaco, il 2026 in Svizzera non poteva iniziare peggio...

«Quanto accaduto a Crans-Montana ci ha colpiti tutti profondamente, per l’enormità del dramma e l’età delle vittime. Anche, naturalmente, nella nostra veste di amministratori comunali, ai quali sono attribuite non poche e non banali responsabilità nei più diversi ambiti dell’ordine pubblico e della sicurezza».

La valorizzazione da almeno 19 milioni di franchi della Fortezza è in rampa di lancio. Vi sono però altri progetti strategici che continuano ad arrancare. Pensiamo al futuro quartiere alle ex Officine FFS per il quale state rivedendo la pianificazione dopo che il Tribunale cantonale amministrativo ha accolto il ricorso contro il via libera del Consiglio comunale del 2023. A che punto sono i lavori? Il progetto pensato inizialmente di un comparto innovativo subirà delle modifiche?

«Tra i grandi progetti non vorrei che si dimenticassero le nuove Officine FFS a Castione: alla fine questo risulterà l’investimento industriale più importante mai realizzato nella storia del Cantone e la Città avrà comunque contribuito in misura significativa, non solo dal punto di vista finanziario ma anche politico e naturalmente pianificatorio. Rispetto all’attuale sedime delle Officine sono al momento in corso gli approfondimenti sul suolo. Circa il progetto urbanistico, non posso escludere a priori qualche modifica di proporzioni o di contenuto - abbiamo recentemente visto la decisione del Gran Consiglio per il tema della Scuola d’arti e mestieri -, ma l’impostazione di fondo è sicuramente confermata».

I rapporti fra i Comuni ed il Cantone, lo sappiamo, dopo la pandemia da coronavirus si sono decisamente raffreddati. Sia i primi sia il secondo sono costretti a tirare la cinghia, ma gli enti locali biasimano il continuo ribaltamento di oneri sulle loro spalle (e il Cantone dice lo stesso nei confronti della Confederazione). Cosa occorre fare per difendere la «diligenza dall’attacco degli Apache», per prendere in prestito la sua metafora di fine novembre?

«Il ribaltamento di oneri è un serio problema specialmente per Comuni come il nostro che non dispongono di abbondanti margini fiscali. È un approccio che rischia seriamente di compromettere progetti, investimenti e servizi. Non so se si renderà necessario il ricorso ad un’iniziativa istituzionale, certo è che così è difficile continuare. Sul piano cantonale - parlo del Governo ma anche del Gran Consiglio - si dimentica che dietro i Comuni ci sono i cittadini e per finire sono loro a pagare».

Che anno sarà, il 2026, per Bellinzona?

«Dipende da cosa deciderà il Parlamento in merito alle iniziative sulle casse malati votate il 28 settembre scorso, ma anche sull’iniziativa di “neutralizzazione” fiscale dei valori di stima. Teoricamente per la nostra città il 2026 potrebbe essere un anno molto interessante con l’ulteriore sviluppo del polo di ricerca biomedico (progettazione della nuova sede dell’Istituto oncologico di ricerca e l’arrivo, già dalla prossima estate, di nuovi team di ricerca). Penso però anche all’avvio della nuova caserma dei pompieri e al progetto di valorizzazione della Fortezza, ma pure agli investimenti nei quartieri con palestre, centri aggregativi, nuovi impianti per un approvvigionamento idrico sicuro, ecocentri e infrastrutture per il traffico pubblico, senza dimenticare i servizi per le famiglie».

Durante l’ultima seduta di Consiglio comunale lei ha già preannunciato che nel 2027 sarà inevitabile aumentare il moltiplicatore, stabile al 93% dal 2018. Ciò in virtù del sì popolare, del 28 settembre, alle iniziative sulle casse malati del PS (impatto ancora da stimare) e della Lega (impatto di 4,5 milioni) nonché alla luce dell’abolizione del valore locativo. Applicherete un moltiplicatore differenziato per le persone fisiche e quelle giuridiche? Non sarebbe stato più logico, come auspicava l’MPS attraverso l’emendamento bocciato dal plenum, aumentare già dal 2026 le imposte per aziende e commerci (dal 93 al 97%)?

«Per la decisione sul moltiplicatore comunale occorrerà comunque attendere le deliberazioni di Governo e Gran Consiglio sulle due iniziative, ma la prospettiva effettivamente è quella. Le persone giuridiche contano solo per il 15-20% del gettito, un aumento del moltiplicatore di alcuni punti solo per loro non avrebbe cambiato nulla. Una decisione di questo tipo va presa con cognizione di causa all’interno di una visione strategica, possibilmente condivisa».

Nei bar e sui social c’è chi dice e scrive: «Prima di ritoccare all’insù le imposte dovrebbero ridurre il personale dell’Amministrazione». Cosa risponde?

«Come evidenziato bene anche dalla Commissione della gestione in occasione della discussione sul Preventivo 2026, con circa 1.780 franchi per abitante (al netto dei costi per le case anziani), Bellinzona si presenta già oggi come il Comune, tra i poli urbani, con il pro-capite di spesa per il personale più basso del cantone. In questi anni abbiamo sempre prestato molta attenzione a questo aspetto e penso che oggi se ne vedono anche i risultati».

Da oramai un lustro abbondante come Municipio state portando avanti una rigorosa revisione della spesa, cercando nel limite del possibile di non andare a «gravare» ulteriormente sulle tasche dei cittadini ed evitando di eliminare dei servizi. Nei prossimi anni dobbiamo attenderci misure e provvedimenti più incisivi o la situazione finanziaria non è così preoccupante?

«La situazione finanziaria è delicata ma sicuramente non fuori controllo. In ogni caso dipenderà molto, come già detto, dalle future decisioni del Cantone».

Sempre in fatto di rapporti, sembrano essere migliorati quelli con il Legislativo. La maggioranza della Commissione della gestione ha speso parole al miele nei vostri confronti nella relazione sul Preventivo 2026. Oltre al coinvolgimento della politica in senso lato state pensando di chiamare in causa ulteriormente la popolazione, al di là del «tour» di serate che spesso fate nei 13 quartieri, ad esempio per spiegare meglio determinati progetti così da evitare possibili opposizioni o ricorsi?

«Da aprile torneremo a fare il “giro” dei quartieri: sarà di nuovo l’occasione per incontrare e confrontarci con i nostri concittadini. Stiamo inoltre pensando ad ulteriori serate sui grossi temi».

Se Bellinzona dovesse essere scelta quale Capitale culturale svizzera nel 2030 lei sarebbe pronto a salire sul palco del teatro Sociale per mettere in scena uno spettacolo sulla storia della capitale oppure a declamare una poesia di Giorgio Orelli mentre sfila lungo il viale Stazione sul trenino Artù?

«Le poesie ed i racconti di Giorgio Orelli mi piacciono molto ed è sicuramente un patrimonio su cui si potrà lavorare anche nella prospettiva di capitale culturale. Difficilmente, invece, mi vedrete sfilare sul viale della Stazione, se non per qualche corteo del Rabadan».

Concludiamo con la scontatissima domanda: si ricandiderà nel 2028? Nell’intervista che ci aveva concesso nel luglio 2022, per i dieci anni da sindaco, aveva affermato che vorrebbe «vedere concretizzati i grandi progetti». Quindi deve per forza fare un altro quadriennio...

«Sedici anni da sindaco non sono pochi».

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