Losanna, dopo le violenze torna la calma nel quartiere di Prélaz

Dopo due notti di disordini, una relativa calma sembra essere tornata nel quartiere Prélaz di Losanna. Poco prima della mezzanotte di martedì, non si erano verificati disordini, secondo i giornalisti dell'agenzia di stampa Keystone-ATS presenti sul posto. Sebbene ci fossero alcune persone all'aperto nel quartiere, la situazione è rimasta tranquilla, almeno fino a mezzanotte.
Ieri, il municipale losannese responsabile della sicurezza, Pierre-Antoine Hildbrand, aveva annunciato un rafforzamento della presenza preventiva della polizia per cercare di evitare che le violenze si ripetessero. «Adattiamo il nostro dispositivo man mano che comprendiamo la dinamica in atto e la composizione dei gruppi di persone che affrontiamo».
«Giustizia per Marvin»
Le rivolte nel quartiere losannese di Prélaz, domenica sera e lunedì sera, lo ricordiamo, sono scoppiate dopo la morte di Marvin, un 17.enne che ha perso la vita al termine di una fuga dalla polizia a bordo di uno scooter rubato. L’adolescente ha perso il controllo del mezzo e si è schiantato contro il muro di un garage. Ieri, la procura ha pubblicato i risultati iniziali delle indagini: stando ai primi elementi dell’inchiesta, la pattuglia che inseguiva il 17.enne aveva le luci blu accese ma non c’è mai stato alcun contatto tra lo scooter e l’auto della polizia. La pressione sul corpo di polizia losannese, però, cresce anche a seguito dei risultati di un’inchiesta della procura vodese pubblicata lunedì dal Municipio di Losanna: due chat di agenti ed ex agenti (un gruppo con 48 membri e un secondo con sei) in cui venivano pubblicati messaggi dai contenuti razzisti, sessisti, antisemiti e discriminatori. Quattro poliziotti sono già stati sospesi. Elisabeth Baume-Schneider ha riconosciuto la rapidità con cui l’Esecutivo della capitale vodese e il comandante della polizia hanno reagito, sospendendo gli agenti coinvolti e definendo «inaccettabili» quei messaggi. La responsabile del DFI ha pure aggiunto che «la violenza non è mai la risposta» e che la priorità deve restare il dialogo con i giovani e le comunità interessate «per calmare la situazione e trovare risposte attorno a un tavolo».
Come riformare la polizia
Jean-David Pantet Tshibamba, attivista e co-fondatore del think-tank UPYA (Unity, Progress, Youth & Africa), nato all’Università di Ginevra, ha partecipato ai corsi di prevenzione specifica in corso da tempo all'interno delle forze dell'ordine. Al CdT ha parlato di «un'intera cultura istituzionale da riformare».
Le Temps ha interpellato Frédéric Maillard, consulente delle forze di polizia, tra cui quella di Losanna, nell'ambito di una riforma gestionale. La polizia di Losanna ha già dovuto iniziare la sua introspezione dopo i casi di molestie segnalati da informatori che hanno abbandonato il campo e hanno deciso di non sporgere denuncia, temendo ripercussioni, ricorda il consulente, che aveva raccolto queste testimonianze. Un organo indipendente per la raccolta e l'elaborazione dei reclami, richiesto da tutte le parti, risolverebbe molti dei problemi attuali, sostiene Maillard. «Non critico il lavoro del servizio di sicurezza cantonale», assicura, «ma il contesto non si presta ancora a una vera rivalutazione».
Un'unità guidata da una «persona esterna» dedicata ai casi di molestie sessuali inizierà i lavori all'inizio di settembre, rivela Frédéric Maillard. «Un modello simile per la questione del razzismo sarebbe una buona opzione. Sentiamo la riluttanza a rivolgersi agli organismi esistenti collegati all'istituzione».
Ma non è sufficiente. E a tal proposito si alzano anche le voci della politica. Bisogna «ripristinare la fiducia nella polizia, soprattutto tra i giovani, e spiegare il lavoro della polizia nei quartieri». Serve «maggiore trasparenza». E, per Maillard, ripensare anche la formazione per diventare agente. «Dobbiamo sostenere il cambiamento identificando e punendo gli individui problematici, per liberare gli altri dai sospetti e fornire loro supporto. Gli agenti devono sapere di poter continuare il loro lavoro e devono avere i mezzi per farlo».