Cantonali 2027

Lega-UDC, alla fine tra alleanza e rottura ha prevalso la seconda

Fine dell'intesa, l'alleanza non s'ha (più) da fare – E il nodo è proprio Claudio Zali, che ha scelto di ricandidarsi, ma per i democentristi «il suo orientamento politico non è di destra»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Jenny Covelli
23.06.2026 10:34

Infine, è stata l'UDC a sciogliere le riserve. Alle Cantonali 2027 correrà da sola per il Consiglio di Stato e per il Gran Consiglio. Alla fine, tra alleanza e rottura, a prevalere è stata la seconda. E, come da copione, le riserve democentriste sono legate al nome di Claudio Zali: «Nelle discussioni con la Lega dei Ticinesi su un’eventuale lista comune per il Governo,  l’UDC ha espresso una chiara riserva politica sul nome» dell'attuale consigliere di Stato. «Egli ha più volte criticato pubblicamente la politica dell’UDC e ha dichiarato in televisione: “Mi sento politicamente più vicino a I Verdi che all’UDC”. Oltre a ciò non ha mai riconosciuto il grosso contributo dell’UDC nel garantire i due seggi in CdS, specialmente il suo. Questa posizione è legittima, ma chiarisce che il suo orientamento politico non è di destra. Per questo non è compatibile con una lista UDC-Lega dei Ticinesi, che deve rappresentare una linea coerente di destra e non una politica statalista, ambientalista e contro la responsabilità individuale».

Claudio Zali ha sciolto le riserve lo scorso 24 marzo. «Certo che mi ricandido», aveva detto, per poi aggiungere: «Non nascondo che preferirei correre su una lista di soli leghisti e che l’idea di continuare ad avere un subentrante democentrista non mi rende felice». Il coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga, aveva dal canto suo dichiarato: «Questa decisione non fa morire l’alleanza. Aspettiamo di capire che cosa dirà l’UDC. Noi non abbiamo mai messo veti o fatto dei diktat. Siamo pronti a discutere con loro, ma con un elemento di certezza in più: la volontà di Zali di mettersi a disposizione per una nuova elezione». Norman Gobbi lo aveva già dichiarato alla fine del 2024: si ricandiderà alle Cantonali del 2027. Su un eventuale piano B evocato dal collega – nel caso in cui non venisse rieletto, correre per la Camera alta a Berna –, il direttore del Dipartimento delle istituzioni si era limitato a dire di avere «solo un piano A, continuare a servire il Ticino e i ticinesi» e che «il Ticino ha bisogno di essere rappresentato a destra».

Il nome controverso

Ma le frecciatine, tra Lega e UDC, non si sono fermate con l'annuncio del direttore del Dipartimento del territorio. «Taluni hanno avvertito che più che un'alleanza è un abbraccio molto stretto, dove uno può anche soffocare se si fa abbracciare troppo», ha dichiarato Zali a Detto tra noi. Per poi aggiungere: «Non sono io quello che non ha voluto confrontarsi con qualcun altro sulla lista. Per me va bene, nessun problema. È vero che in politica è possibile tutto, però sono state dette delle cose abbastanza chiare dal fin qui "alleato". O se le rimangiano, oppure sono conseguenti, ci sono solo due possibilità». Ed era spuntata anche la maglietta con la frase che Zali aveva rivolto ai deputati dell'UDC durante le discussioni legate al credito per il progetto tram-treno del Luganese: «Siete nulli».

Poi, alla fine di marzo, sul Mattino della domenica era apparso un pezzo firmato dalla redazione a favore del prosieguo dell'intesa tra Lega e UDC. Con il domenicale che «è sempre stato favorevole all'alleanza, nell'ottica di rafforzare l'area di destra» e perché una lista unica «con i nomi più forti» avrebbe potuto essere più efficace: «I veti ad personam non sono accettabili, ed entrambe le parti hanno interesse a mettersi d'accordo».

E in casa UDC?

Il presidente dell'UDC cantonale Piero Marchesi aveva subito risposto (seppur indirettamente) alla ricandidatura di Claudio Zali con un video su Facebook: «Tra poco più di un anno i cittadini saranno chiamati a una scelta chiara: continuare con i cinque consiglieri di Stato uscenti, soprattutto con chi pensa già di garantirsi il piano A, B e C pur di garantirsi la sedia, oppure dare finalmente al Ticino una nuova direzione. Se i cittadini sono soddisfatti (...), allora voteranno i cinque uscenti, ma se pensano che il Ticino meriti di più, che si possa fare meglio, allora sappiano che un’alternativa ci sarà». All'inizio di giugno, poi, alla domenica del Corriere aveva precisato che i contatti con i «cugini» erano aperti (e questo nonostante la candidatura di Zali): «Ogni cosa a suo tempo»

Nel frattempo, anche Marco Chiesa si è espresso – in occasione della votazione sull'Iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!» –, ma senza sciogliere le riserve: «Se dovessi partecipare alle elezioni del Consiglio di Stato, dovrei fare una scelta importante, ossia quella di lasciare Berna».

Basta, corriamo da soli

Ancora all'inizio di giugno, il coordinatore della Lega aveva parlato di «decisioni importanti in vista». E, proprio domenica, i vertici di via Monte Boglia si sono riuniti. Ma, almeno ufficialmente, una decisione non era stata presa. Raggiunto da TeleTicino, Daniele Piccaluga è stato lapidario: una risposta, ha detto, ancora non c’è. Aggiungendo che, verosimilmente, la questione sarebbe stata direttamente rimessa all’assemblea del movimento prevista nel corso dell’estate.

La parola «fine» alle discussioni l'ha quindi messa, questa mattina, l'UDC. Sarà separazione. «La questione della lista per il Governo avrebbe dovuto essere chiarita già nell’ottobre 2025. Quel termine è stato poi posticipato alla primavera e successivamente a fine giugno. Ora anche questa scadenza è superata. Per l’UDC non è più il tempo dei rinvii, ma delle decisioni. Una responsabilità che il nostro partito si è assunto con chiarezza. L’UDC non resta ferma». La collaborazione con la Lega – viene precisato nella nota – resterà possibile e certamente auspicata sui temi concreti. «Ma una lista comune per il Governo non è più, alle condizioni attuali, una prospettiva praticabile». La lista sarà verosimilmente presentata nel mese di settembre.

La Lega, dopo tre ore di orologio, ha reagito con un comunicato: «Prendiamo atto». Nella nota trasmessa alle redazioni dal coordinatore Daniele Piccaluga, il movimento di via Monte Boglia precisa: «Siamo sorpresi non solo dalla scelta, ma anche dalle modalità con cui essa è stata resa nota. Nonostante i contatti e gli scambi avvenuti nelle scorse settimane tra le parti, la Lega non è stata informata direttamente della decisione, apprendendola unicamente attraverso i media». I leghisti non hanno apprezzato l’esclusione del consigliere di Stato Claudio Zali da una eventuale lista comune quale condizione a un'alleanza, e – sulle tempistiche – precisano che «qualsiasi decisione relativa a una lista congiunta sarebbe spettata esclusivamente all’Assemblea della Lega, unico organo competente in materia», che avrebbe avuto modo di esprimersi nelle prossime settimane. «L’UDC ha invece scelto di percorrere unilateralmente un’altra strada». E lo scontro è ufficialmente servito: «Non saranno certo altri partiti a stabilire chi abbia o non abbia il diritto di rappresentare la destra ticinese. La Lega non accetta patenti di legittimità da nessuno».

La mancata intesa, ora, cambia le dinamiche elettorali. Anche perché, va detto, storicamente l’intesa tra i due partiti non riguarda unicamente la «partita» delle cantonali, bensì anche quella delle elezioni federali e (seppure in maniera diversa) quella delle Comunali.

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