Il Giro e le sue «storie»: è stato un successo, ora vanno raccolti i frutti

«Al di là del fatto che si allinea alla strategia sulla quale stiamo puntando, un evento ciclistico come il Giro d’Italia per il nostro comprensorio è importante perché non è circoscritto ad un luogo o ad una zona particolare, ma va a toccare tutto il territorio. Così facendo valorizza il paesaggio a 360 gradi». A Carì, martedì, ha tagliato il traguardo per primo la maglia rosa Jonas Vingegaard, ma ha vinto anche lui, Juri Clericetti. Il direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino (OTR) non sta più nella pelle. La tappa, partita dalla Turrita e conclusasi appunto nella località medioleventinese, ha interessato il raggio d’azione dell’OTR. Dalla città alle valli. Non si poteva chiedere di meglio. La visibilità è stata eccezionale. Gli alberghi hanno registrato il tutto esaurito praticamente ovunque.
«Abbiamo seminato, eccome»
«Un salto nel Medioevo. Terra di dazi. La terza settimana è un altro sport. Le cascate rinfrescano. Acque cristalline. Coniglioni rosa di pelouche. Un ponte tibetano. Uno col pigiama da mucca. Soldatini sul muretto. Parrucche rosa con i ricci. Un gorilla rosa. Gerani sui balconi. Mucche vere, svizzere». La collega de La Gazzetta dello Sport Alessandra Giardini, nella rubrica nella quale dà ai voti ai protagonisti di giornata, ha riassunto in tre righe alcune delle bellezze ammirate da milioni di persone nel mondo nel corso della frazione andata in scena sulle strade sopracenerine. Le cascate sono quelle di Santa Petronilla a Biasca e della Piumogna a Faido. E i «soldatini», immaginiamo, la Milizia storica di Leontica. A parte questo, l’«istantanea» a parole della giornalista indica che qualcosa l’ha colpita. Un paesaggio bucolico. Un territorio da cartolina. E quello che ha visto l’ha messo nero su bianco. Gli appassionati, in Italia ma non solo, l’hanno letto.
Cultura ed esperienze
«Dal punto di vista turistico il successo della tappa non deve essere considerato un punto di arrivo, bensì di partenza. Il ciclismo, si sa, è uno sport che valorizza il paesaggio. Ma ciò non basta. Occorre trasmettere dei concetti ai potenziali visitatori. Dobbiamo raccontare delle storie. Faccio solo due esempi - puntualizza il nostro interlocutore -. Quando negli scorsi giorni mi ha contattato Rai Sport chiedendomi di parlare di cultura e tradizioni legate a Bellinzona e all’Alto Ticino ho pensato subito a far sfilare la Spada nella Rocca al Castelgrande e al Maestro Martino, il padre della cucina italiana moderna, nato a Grumo, frazione del Comune di Blenio. Ciò ci ha consentito di far leva sul concetto della Fortezza e sul posizionamento medievale dell’offerta. Certo, si tratta di seminare per il futuro. Di offrire cultura ed un’esperienza da vivere appieno. Poi quando raccoglieremo i frutti di questo lavoro non lo so, ma un’occasione come quella del Giro non va assolutamente persa».
La lunga volata
Dalle auspicabili ricadute a quelle immediate. In primo luogo legate al settore alberghiero. «Abitualmente a Pentecoste si registra un’occupazione tra il 70 e l’80% il sabato e la domenica. Poi, il lunedì, gli hotel si svuotano. Stavolta, invece, il lunedì sera erano quasi tutti pieni. Il ritorno economico c’è stato, eccome. In prospettiva dobbiamo lavorare di comune accordo per non sprecare quanto raccolto martedì. Ospitare una tappa del Tour de France? Posso solo risponderle che in ottica turistica sarebbe un colpaccio...», conclude il direttore dell’OTR Juri Clericetti. Sorridono pure i proprietari di negozi e gli esercenti della capitale.
Commerci uniti
La presidente della Società dei commercianti di Bellinzona Claudia Pagliari conferma il bilancio positivo della giornata sportiva (e del weekend lungo che l’ha preceduta). «Era importante, per noi, dare un segnale, far vedere che Bellinzona è viva. E direi che ci siamo riusciti». Nelle settimane pre-Giro la Società ha distribuito agli affiliati dei nastri rosa con cui decorare - ognuno a modo suo - le vetrine. E tutti hanno raccolto l’invito. «È stato davvero bello avere un singolo colore a unire tutta la città, creando un’atmosfera unica». È ancora presto per capire l’ampiezza esatta dell’impulso dato dalla gara ciclistica ai commerci.
Ma certo, ci spiega Pagliari, si tratta di un «impatto molto positivo». A differenza di altri grandi eventi, quando i pro comportano anche alcuni contro - «la chiusura prolungata di strade e posteggi durante il Rabadan, ad esempio» - il carattere speciale dell’evento di martedì (il traffico è rimasto bloccato solo una manciata di ore, con turisti e fan che già riempivano gli alberghi cittadini nei giorni precedenti) ha permesso ai negozi di sfruttare l’afflusso maggiore di potenziali clienti. «Ha portato un’allegria diversa. Non sono un’appassionata di ciclismo, ma questo ambiente ha contagiato anche chi non lo è», chiosa Pagliari.
Quel potenziale enorme
Guardate. Basterebbe limitarsi ai social media. Sono quelli più a portata di mano, in tutti i sensi, visto che non riusciamo a staccarci dal telefono cellulare. Considerando le pagine istituzionali, compresa quella ufficiale del Giro, la «comunità» comprende quasi 6 milioni di followers. Si stima che i filmati caricati online vengano visti da oltre 430 milioni di persone. A queste cifre sensazionali ne vanno aggiunte altre. I 650 milioni di telespettatori che, nel mondo, seguono le dirette delle tappe. O, ancora, i 220 milioni di visualizzazioni del sito Internet della gara ciclistica italiana. Numeri impressionati per noi che siamo cresciuti con il Tour de Suisse (chi non ha mai assistito a bordo strada ad una frazione?) e pensavamo di aver già toccato il cielo con un dito.







