Sulla Fortezza ci sono le prime, timide, schermaglie

Timidamente, molto timidamente, sta entrando nel vivo la (corta) campagna in vista della votazione di domenica 27 settembre a Bellinzona sul progetto di valorizzazione della Fortezza da oltre 19 milioni di franchi. Tra una settimana esatta, lunedì 24 agosto, il comitato civico «Facciamoci Belli» a favore di un’offerta culturale e turistica all’avanguardia svelerà le sue carte a sostegno del messaggio municipale. Non tarderà, a stretto giro di posta, immaginiamo, la replica del Noce.
Il movimento dell’ex sindaco Brenno Martignoni Polti ha promosso - unitamente ad Avanti con Ticino & Lavoro, il Partito comunista ed altri schieramenti - il referendum contro il via libera del Consiglio comunale dello scorso 9 marzo, raccogliendo 3.738 firme a fronte delle tremila necessarie. La battaglia si annuncia accesa per una chiamata alle urne il cui esito è atteso con trepidazione pure da Cantone, Confederazione e dall’UNESCO, essendo i castelli, la Murata e la cinta muraria patrimonio mondiale dell’umanità dal novembre 2000.
«Si comunichi correttamente»
Le prime schermaglie - come era stato il caso durante le intense settimane in cui i referendisti erano impegnati a raggranellare le sottoscrizioni - le si sono avute online. Negli scorsi giorni Il Noce, sui social, se l’è presa con l’Esecutivo per la comunicazione data sul sito della Città riguardante le votazioni. «La ‘Fortezza di Bellinzona’ è la denominazione attribuita al progetto di valorizzazione. Il bene iscritto nella Lista del patrimonio mondiale UNESCO è invece denominato ‘Tre castelli, murata e cinta muraria del borgo di Bellinzona’. È lo stesso Municipio a utilizzare correttamente questa distinzione nei documenti ufficiali relativi al messaggio 1019 (quello, appunto, che ha ottenuto il semaforo verde del Legislativo; n.d.r.). Confondere le due denominazioni nella pagina ufficiale dedicata alla votazione produce un’informazione imprecisa e fuorviante. Su un oggetto sottoposto al voto popolare non è un dettaglio: la comunicazione istituzionale deve essere chiara, neutrale e corretta», rileva il movimento.
Attenti al distinguo...
Che su questi ed altri distinguo farà spesso leva nelle prossime settimane. I referendisti, ricordiamo, contestano in particolare tre aspetti del progetto di valorizzazione: la scelta del nome «Fortezza» al posto di quello dei manieri; il biglietto per accedere, dal 2029-2030, alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata; e la governance, ossia il modello di gestione futura che secondo i piani passerà dalla creazione di una fondazione con alla testa un Consiglio.
«Indotto di oltre 14 milioni»
«I castelli sono il nostro patrimonio, insieme possiamo renderli ancora più belli» è lo slogan scelto dal comitato «Facciamoci Belli - Sì il 27 settembre» che sostiene la «rinascita» dei fortilizi. Ne fanno parte personalità di diversi ambiti: commercio, ristorazione, albergheria, cultura, intrattenimento, imprenditoria, informazione e sport nonché il vicesindaco Fabio Käppeli e i municipali Mauro Minotti, Renato Bison, Vito Lo Russo e Mattia Lepori e l’ex sindaco Paolo Agustoni. Sull’omonimo sito Internet i favorevoli alla valorizzazione della Fortezza osservano che si potrà ancora continuare a chiamarli castelli e che «per i cittadini non cambierà sostanzialmente niente in quanto si potrà accedere attraverso la ‘Bellinzona 360’. Al contrario, alcuni interventi previsti renderanno accessibili nuovi spazi per eventi anche a beneficio della popolazione e moltiplicheranno le occasioni di aggregazione». Dal progetto previsto su due fasi l’economia locale trarrà «solo dei vantaggi».
Le cifre sotto la lente
L’indotto stimato in 14,2 milioni di franchi annui (grazie a 200 mila visitatori paganti) - spiega il comitato - favorirà la ristorazione (+3 milioni circa), gli alberghi (+2,3 milioni) e il commercio (+600 mila franchi quasi). Secondo «Facciamoci Belli» si tratta di manna dal cielo. «Si parla spesso di investire questa cifra su altri progetti, più a favore della popolazione. Bisogna precisare che l’apporto del Cantone e della Confederazione sono vincolati a questo e solo questo progetto. Se non si realizza, la Città, quindi, manca una vera opportunità. Inoltre progetti come quello della Fortezza sono volti ad avere un impatto positivo sull’indotto e quindi sull’economia. Altri progetti citati sarebbero una pura spesa senza portare nulla all’economia locale», conclude il comitato civico.
UNESCO e Berna alla finestra
Del lancio e della riuscita del referendum contro il progetto di valorizzazione della Fortezza nonché della votazione popolare in agenda fra meno di un mese e mezzo sono stati ovviamente informati gli uffici cantonali e federali e l’UNESCO. Prima di chiedere a Berna il relativo credito di sua competenza (2-4 milioni), infatti, bisogna accertarsi di avere in cassaforte quello comunale e cantonale. Il Gran Consiglio si esprimerà dopo la chiamata alle urne del 27 settembre sulla quota parte di 8 milioni; altrettanti li metterà la Città: è previsto, ricordiamo, l’utilizzo di 3,5 milioni di franchi di contributi aggregativi.













