L'intervista

«Vingegaard è così sempre: la rivalità con Pogacar lo stimola»

Il mesolcinese Mattia Galli da un lustro è il manager del campione danese, vincitore del Giro d’Italia – «È una persona riservata, che mette al primo posto la famiglia: si è allenato spesso in Ticino e Mesolcina, luoghi che adora»
Il campione danese. © EPA/Luca Zennaro
Alan Del Don
03.06.2026 06:00

Nella marcia trionfale di Jonas Vingegaard al Giro d’Italia c’è anche un po’ di Svizzera italiana. Ma che diciamo: tanta, tantissima, altroché. Dal 2021 l’agente del campione danese del Team Visma-Lease a Bike - vincitore in scioltezza di cinque tappe di montagna e, soprattutto, della classifica generale della gara ciclistica conclusasi domenica a Roma - è il mesolcinese Mattia Galli. Attraverso la sua società WSP Worldsport Promotion, con sede a Grono, cura gli interessi del «Re pescatore» e di una dozzina di altri assi del pedale, come lo sloveno Primoz Roglic della Red Bull-Bora-Hansgrohe. Il 46.enne è attivo nel settore da una ventina d’anni. Quella che era una passione si è trasformata presto nella professione sognata fin da bambino, per lui che è stato pure attivo in politica all’inizio degli anni Duemila quale granconsigliere supplente.

«Che spettacolo a Carì»

Il Ticino ed il Moesano, d’altronde, sono terre di ciclismo. Non sorprende affatto, quindi, che a coloro che faticano e sudano sulle nostre strade va ad aggiungersi chi lo fa dietro la scrivania. È al fianco dei suoi «clienti» nei momenti più importanti della carriera. È successo martedì scorso, in occasione della tappa interamente ticinese Bellinzona-Carì del Giro. Ad aspettare Jonas Vingegaard appena tagliato, per primo, il traguardo medioleventinese, c’era un sorridente Mattia Galli. Mentre in uno degli ultimi tornanti dell’ascesa un gruppo di amici del manager sportivo e del ciclista hanno esposto uno striscione di sostegno nella lingua di Hans Christian Andersen. Spettacolo nello spettacolo. «È stata una frazione scoppiettante, esplosiva, essendo lunga solo 113 chilometri. Sia i ciclisti sia gli addetti ai lavori si sono detti molto contenti dell’organizzazione e dell’atmosfera che hanno trovato in Ticino. Jonas non aveva mai fatto la salita di Carì: in Ticino e in Mesolcina si è però già allenato. Sono luoghi che adora», sottolinea.

Nell’Olimpo del ciclismo

«Vingo» - come è soprannominato il fenomeno danese - è entrato nell’Olimpo della disciplina. È uno degli otto ciclisti ad aver messo in carniere tutte e tre le grandi corse a tappe unitamente a Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. L’atleta della Visma si è portato a casa il Tour de France nel 2022 e nel 2023, la Vuelta nel 2025 ed il Giro quest’anno. Completando, in questo modo, la Tripla Corona. Dal 4 al 26 luglio prossimi tenterà di ripetersi alla Grande Boucle, con l’obiettivo di fare la doppietta Giro-Tour nello stesso anno riuscita finora solamente a sette corridori. Come è stato il caso nelle ultime cinque edizioni, dovrà vedersela con il «Cannibale 2.0», ossia Tadej Pogacar. L’alieno sloveno. Il suo assistito come vive la rivalità? Visto da fuori sembra sereno: è effettivamente così? «La loro è una sana rivalità che, a mio avviso, fa bene al ciclismo. C’è un grande rispetto tra i due atleti e Jonas è molto stimolato. Gli permette di crescere ulteriormente e di dare il massimo. Al Tour sarà un bellissimo duello». Per prepararsi al meglio Vingegaard, dopo alcuni giorni di relax a Roma con la famiglia e poi nel suo Paese, si allenerà a Tignes, località turistica transalpina già sede d’arrivo di diverse frazioni.

Quel bacio al manubrio

Uno dei gesti più iconici (e romantici) di Jonas Vingegaard è il bacio al manubrio della bicicletta, dove ha incollato un adesivo con la foto della moglie Trine Marie Hansen e dei figli Frida e Hugo, all’arrivo o dopo una salita impegnativa. È il suo marchio di fabbrica, subito seguito dal bacio alla fede e dalla telefonata a casa. Il ciclista lo conosciamo, il più forte al mondo dopo Pogacar, che uomo è il danese invece? «Spesso si dice che ha due volti, quando corre e quando è con le persone che ama. Non è vero. Lui è così sempre. Concentrato, focalizzato sugli obiettivi. È riservato e con poche distrazioni fuori dal ciclismo, ma sa essere pure simpatico. Di certo mette la famiglia al primo posto. È tutto per lui. Durante una grande corsa a tappe ci sentiamo poco, in quanto preferisco lasciarlo tranquillo e nelle mani dello staff della Visma. Prima di me non aveva un agente, in quanto la gestione era affidata alla famiglia. Sono orgoglioso di rappresentarlo».

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